08/05/2020, 08.52
VATICANO
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Papa: preghiamo per chi lavora nella Croce Rossa e nella Mezzaluna Rossa

“Tante volte, nei momenti brutti, noi ci arrabbiamo con il Signore e non lasciamo che Lui venga” e ci consoli. “La consolazione del Signore è veritiera, non inganna. Non è anestesia, no. Ma è vicina, è veritiera e ci apre le porte della speranza”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Oggi si celebra la Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Preghiamo per le persone che lavorano in queste benemerite istituzioni: che il Signore benedica il loro lavoro che fa tanto bene”. E’ l’invito alla preghiera col quale papa Francesco ha introdotto la messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta, nell’omelia della quale ha commentato il passo del Vangelo (Gv 14, 1-6) dell’ultimo colloquio di Gesù con i discepoli.

Questo colloquio di Gesù con i discepoli, ha ricordato Francesco, si svolge durante l’Ultima Cena: “Gesù è triste e tutti sono tristi: Gesù ha detto che sarebbe stato tradito da uno di loro” ma nello stesso tempo comincia a consolare i suoi: “Il Signore consola i suoi discepoli e qui vediamo come è il modo di consolare di Gesù. Noi abbiamo tanti modi di consolare, dai più autentici, dai più vicini ai più formali, come quei telegrammi di condoglianze: ‘Profondamente addolorato per …’. Non consola nessuno, è una finta, è la consolazione di formalità. Ma come consola, il Signore? Questo è importante saperlo, perché anche noi, quando nella nostra vita dovremo passare momenti di tristezza” impariamo a “percepire qual è la vera consolazione del Signore”.

“In questo passo del Vangelo – ha osservato - vediamo che il Signore consola sempre in vicinanza, con la verità e in speranza”. Sono i tre tratti della consolazione del Signore. “In vicinanza, mai distanti”. Il Papa ha ricordato “quella bella parola del Signore: ‘Ci sono, qui, con voi’”. “Tante volte” è presente nel silenzio “ma sappiamo che Lui c’è. Lui c’è sempre. Quella vicinanza che è lo stile di Dio, anche nell’Incarnazione, farsi vicino a noi. Il Signore consola in vicinanza. E non usa parole vuote, anzi: preferisce il silenzio. La forza della vicinanza, della presenza. E parla poco. Ma è vicino”.

Un secondo tratto “del modo di consolare di Gesù, è la verità: Gesù è veritiero. Non dice cose formali che sono bugie: ‘No, stai tranquillo, passerà tutto, non succederà nulla, passerà, le cose passano …’. No. Dice la verità. Non nasconde la verità. Perché Lui stesso in questo passo dice: ‘Io sono la verità’. E la verità è: ‘Io me ne vado’, cioè: ‘Io morirò’. Siamo davanti alla morte. È la verità. E lo dice semplicemente e anche lo dice con mitezza, senza ferire: siamo davanti alla morte. Non nasconde la verità”.

Il terzo tratto della consolazione di Gesù è la speranza. Dice: “Sì, è un momento brutto. Ma non sia turbato il vostro cuore: abbiate fede anche in me”, perché “nella casa di mio Padre vi sono molte dimore. Vado a prepararvi un posto”. Lui per primo va ad aprire le porte di quella dimora dove ci vuole portare: “Verrò di nuovo, vi prenderò con me perché dove sono io siate anche voi”. “Il Signore torna ogni volta che qualcuno di noi è in cammino per andarsene da questo mondo. ‘Verrò e vi prenderò’: la speranza. Lui verrà e ci prenderà per mano e ci porterà. Non dice: ‘No, voi non soffrirete, non c’è nulla’. No. Dice la verità: ‘Vi sono vicino, questa è la verità: è un momento brutto, di pericolo, di morte. Ma non sia turbato il vostro cuore, rimanete in quella pace, quella pace che è alla base di ogni consolazione, perché io verrò e per mano vi porterò dove sarò io’”.

“Non è facile lasciarsi consolare dal Signore. Tante volte, nei momenti brutti, noi ci arrabbiamo con il Signore e non lasciamo che Lui venga e ci parli così, con questa dolcezza, con questa vicinanza, con questa mitezza, con questa verità e con questa speranza. Chiediamo la grazia - è la preghiera conclusiva di Francesco - di imparare a lasciarci consolare dal Signore. La consolazione del Signore è veritiera, non inganna. Non è anestesia, no. Ma è vicina, è veritiera e ci apre le porte della speranza”.

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