08/04/2026, 12.37
VATICANO
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Papa: tregua tra Stati Uniti e Iran 'segno di viva speranza'

Leone XIV al termine dell'udienza: "Solo attraverso negoziato si può giungere alla fine della guerra". L'appello affinché il "dialogo" divenga strumento per risolvere i conflitti nel mondo. Rinnovato l'invito alla veglia di preghiera per la pace che si terrà in San Pietro alle 18 di sabato 11 aprile. La catechesi sulla santità: "Dono che impegna ogni battezzato". 

Città del Vaticano (AsiaNews) - Un “segno di viva speranza” nell’insensatezza della guerra e delle retoriche guerrafondaie. Stamane, al termine dell’udienza generale, Leone XIV ha accolto con sollievo l’immediata tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Dopo che ieri sera, da Castel Gandolfo, aveva definito “inaccettabile” la minaccia di Trump contro la civiltà iraniana. “Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra”, afferma oggi dal sagrato di San Pietro. 

Ed è proprio la via del dialogo quella che il papa invita a percorrere - “non […] la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo”, diceva il giorno di Pasqua . “Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo”, dice oggi. Ricordando la veglia di preghiera per la pace celebrata nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile alle 18: “Rinnovo a tutti l’invito a unirsi”.

Con la catechesi letta in apertura di udienza, il papa ha continuato il ciclo di riflessioni sui Documenti del Concilio Vaticano II, incentrando anche il discorso di oggi sulla costituzione dogmatica Lumen gentium. In particolare, toccando il tema “Santità e consigli evangelici nella Chiesa” (lettura di riferimento 1Ts 4,1-3). Catechesi che, come di consueto, è stata poi riassunta e tradotta nelle diverse lingue, per i 30mila pellegrini raccolti in una piazza San Pietro luminosa, ricoperta da un cielo azzurro, senza nuvole. 

Alla “universale vocazione alla santità di tutti i fedeli” la Lumen gentium dedica un intero capitolo, il quinto. Per il documento la santità “non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità”, ricorda Leone XIV. Carità che è “cuore della santità”, e che rappresenta la “pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo”.

Prevost ricorda che il martirio è il “livello più alto della santità”. “Il testo conciliare insegna che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue, come è sempre accaduto e accade anche oggi”, sottolinea. Tale “disponibilità alla testimonianza” è accompagnata dai Sacramenti, che sono “nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo”. La santità è, in definitiva, “dono suo”, che si manifesta “ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno”. 

Il papa evidenzia che la Lumen gentium “descrive la santità della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede”. Anche se ciò non significa che la Chiesa sia santa “in maniera piena e perfetta”. “La triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita”, continua. Perciò vi è una missione da compiere quotidianamente: la conversione. La santità “riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria”, dice.

“Ruolo decisivo” in tal senso è il dono della vita consacrata, che la Lumen Gentium indica nel capitolo sesto come “segno profetico del mondo nuovo”. Povertà, castità e obbedienza sono “consigli evangelici” che rappresentano “segni del Regno di Dio”. Non virtù che “incatenano la libertà”, ma “doni liberanti dello Spirito Santo”. “Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale”, afferma Prevost.

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