07/07/2026, 11.08
INDONESIA
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Papua: i ribelli, l’uccisione del pilota e il futuro delle missioni umanitarie

di Mathias Hariyadi

La condanna dei vescovi della regione remota per la morte del capitano Nicholas Francis Goselin. I presuli ricordano il servizio “essenziale” compiuto dall’Ama, organizzazione fondata da cinque diocesi cattoliche. Respinte con sdegno le accuse secondo cui i velivoli trasportavano uomini e mezzi dell’esercito indonesiano. 

 

Jakarta (AsiaNews) - Una “tragedia umanitaria” per la morte di un valido e coraggioso pilota e l’interruzione di un “servizio fondamentale” per la popolazione civile di aree remote, segnale di una tensione latente e di un conflitto che perdura, col governo incapace di raggiungere una soluzione politica duratura. Così due vescovi indonesiani di primo piano hanno commentato in queste ore l’uccisione il 2 luglio scorso del capitano Nicholas Francis Goselin, meglio noto come Mark, e il velivolo appartenente all’ente caritativo cristiano Associated Mission Aviation (Ama) dato alle fiamme. A sferrare l’attacco sarebbero stati gruppi armati separatisti papuani di stanza a Balinggalinggama, nella reggenza di Yahukimo, sugli altipiani della regione remota nella parte orientale dell’arcipelago indonesiano.

Mons. Petrus Canisius Mandagi, arcivescovo di Merauke (provincia di Papua meridionale), ricorda il servizio “essenziale” compiuto dall’associazione cristiana e da un pilota che ha dedicato la propria vita per aiutare la popolazione locale. “L’aereo Ama di proprietà delle cinque diocesi di Papua - sottolinea il prelato . è stato bruciato dal Kkb [Esercito di Liberazione Nazionale della Papua Occidentale]. Ancora più straziante, il pilota è stato ucciso. È venuto a servire il popolo di Papua attraverso il suo lavoro di pilota. Condanniamo fermamente questo atto brutale”. Insieme a decine di sacerdoti, religiose e laici mons. Mandagi ha sottolineato che Papua ha bisogno di pace, più di una violenza che continua a prolungare la sofferenza tra il suo popolo. Il prelato ha anche invitato i cattolici a pregare per il defunto capitano Goselin e la sua famiglia, chiedendo di concedere loro forza e conforto per la perdita.

Attività rischiosa

Preoccupazioni simili sono state espresse dal vescovo indigeno papuano - nativo di Jayapura - e membro della commissione di Associated Mission Aviation (Ama), mons. Yanuarius Theofilus Matopai Tu. Il vescovo ha sottolineato che l’attacco ha rappresentato una tragedia dolorosa per la Chiesa cattolica, per la stessa Ama e le comunità che dipendono dai voli umanitari nelle aree interne e sperdute di Papua. Mons. Yanuarius ha rilasciato la dichiarazione mentre riceveva i resti di Goselin alla base aerea di Sentani, a Jayapura, il 3 luglio scorso. Il prelato ha quindi sottolineato come sia stato il primo attacco violento e deliberato contro Ama nei suoi 67 anni di servizio.

“Per decenni, abbiamo affrontato rischi da condizioni meteorologiche e problemi tecnici. Tuttavia, un atto criminale - ha osservato il vescovo - che coinvolge l’incendio di un aereo e l’omicidio di un pilota è estremamente difficile da accettare. È un atto barbaro e disumano”. Dalla sua fondazione, Ama si è concentrata sui servizi umanitari per via aerea, trasportando passeggeri, forniture mediche, cibo, materiali educativi e altri beni essenziali in aree isolate che non possono essere facilmente raggiunte via terra. L’organizzazione sostiene anche le attività pastorali della Chiesa cattolica, i programmi sanitari, i servizi educativi e le missioni sociali in tutta la Papua.

Una grande perdita

Mons. Yanuarius ha poi respinto le accuse che circolano sui social media secondo cui gli aerei Ama venivano utilizzati per trasportare personale militare indonesiano (Tni), agenti di polizia, membri dell’Esercito di Liberazione Nazionale della Papua Occidentale (Tpnpb) o munizioni. Il prelato ha inoltre dichiarato che i voli sono dedicati esclusivamente a scopi umanitari e non sono collegati a interessi politici o operazioni militari, chiarendo che Ama segue rigide procedure di volo e rifiuta le richieste relative alle attività militari.

Secondo il vescovo le operazioni AmA sono state a lungo sostenute attraverso programmi di aviazione pionieristici del governo, i voli per Balinggalinggama venivano condotti regolarmente una volta a settimana, e l’organizzazione non aveva mai ricevuto minacce. Oltretutto l’aereo distrutto nell’attacco è stato acquisito attraverso donazioni da membri della Chiesa e istituzioni cattoliche. Pertanto, l’incidente ha causato non solo perdite finanziarie, ma ha anche interrotto i servizi umanitari che hanno sostenuto le remote comunità di Papua per decenni.

Anche il direttore Ama Bob Kayadu ha espresso profondo dolore per la morte del capitano Goselin, il primo pilota “ucciso in modo deliberato” in oltre 60 anni di attività. “L’incidente aereo può accadere, ma bruciare un velivolo e uccidere il suo pilota è assolutamente disumano. Questa è una ferita molto profonda per tutti noi”. Kayadu ha poi respinto le affermazioni secondo cui Ama ha sostenuto operazioni militari, sottolineando che l’organizzazione non ha mai trasportato attrezzature o armi militari. Tutti i voli sono registrati attraverso manifesti ufficiali e l’istituzione rimane impegnata a servire le comunità senza discriminazioni.

Ama attualmente opera con circa 16 piloti che servono aree remote in tutta Papua. I voli per Balingga operano dal 2023, con servizi settimanali regolari. Il capitano Goselin aveva servito come pilota di missione a Papua per quasi tre anni prima della sua morte. Egli è stato ucciso poco dopo l’atterraggio su una pista di Yahukimo nella mattinata del 2 luglio. L’aereo, denominato Pilatus, che stava pilotando è stato attaccato da assalitori armati e successivamente bruciato. Otto passeggeri indigeni papuani sono sopravvissuti all’assalto.

Riflettori internazionali

Il gruppo che ha rivendicato il raid ha detto che l’aereo era entrato in quella che hanno descritto come una “zona di guerra” e ha accusato i voli Ama di aver sostenuto le forze di sicurezza indonesiane. I ribelli papuani hanno quindi aggiunto che l’assalto aveva lo scopo di attirare l’attenzione internazionale sulle loro richieste politiche finalizzate all’indipendenza papuana e incoraggiare il processo di dialogo che coinvolge Indonesia, Olanda, Stati Uniti e altre parti.

L’uccisione di un cittadino americano ha immediatamente attirato l'attenzione della comunità dell'aviazione internazionale e degli Stati Uniti sollevando preoccupazione anche nella Chiesa. Ama è infatti di proprietà di cinque diocesi cattoliche a Papua: Jayapura, Timika, Merauke, Manokwari-Sorong e Agats. Oltre ad Ama, la regione remota è anche servita dalla Mission Aviation Fellowship (Maf), organizzazione missionaria cristiana protestante impegnata nei trasporti aerei. Entrambi i gruppi hanno svolto un ruolo importante nel collegare comunità isolate per via aerea, fornendo trasporto e logistica ad aree con accesso limitato via ruota.

Del resto, per molte persone che vivono nell’interno i servizi di aviazione missionaria sono essenziali, anche se l’attacco di Yahukimo non è stato il primo incidente violento che ha coinvolto l’aviazione: nel febbraio 2026, uomini armati hanno ucciso il pilota della Smart Air Egon Irawan e il copilota Baskoro dopo che il loro aereo è atterrato sulla pista di Koroway Batu, reggenza di Boven Digoel. Tredici passeggeri sono sopravvissuti e sono fuggiti nella foresta. I leader della Chiesa cattolica e i funzionari Ama sperano che la tragedia di Yahukimo diventi un punto di svolta per la fine della violenza, incoraggiando il dialogo e assicurando che i servizi di aviazione umanitaria possano continuare a raggiungere le comunità nelle aree più remote della Papua.

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