05/06/2026, 11.02
BANGLADESH
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Paul Gomes primo vescovo di Joypurhat, terra senza cattedrali ma ricca di fede

La Santa Sede ha istituito la diocesi nel nord del Bangladesh il 25 marzo in una zona remota e povera, segnata da varietà culturale e religiosa. Missionari del Pime furono i primi a portare il Vangelo. Oggi l'ordinazione del suo pastore a Naogaon, con migliaia di fedeli. Neo vescovo ad AsiaNews: "Promuovere prosperità e armonia intrreligiosa". 

Naogaon (AsiaNews) - Migliaia di fedeli si sono riuniti oggi nella chiesa di Benededwar a Naogaon, nel nord del Bangladesh, per l’ordinazione episcopale di mons. Paul Gomes, primo vescovo della diocesi di Joypurhat, di recente istituzione. La celebrazione - tra emozioni, preghiere e musica - ha messo in luce le speranze di una giovane Chiesa e le sfide che deve affrontare una regione segnata dalla povertà, dalla diversità culturale e da una forte presenza indigena.

L’ordinazione è stata conferita dal vescovo Gervas Rozario di Rajshahi, vicepresidente della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh. Rozario ha presieduto la solenne liturgia alla quale hanno partecipato clero, religiosi e laici. Per molti, l’evento non è stato solo una cerimonia ecclesiale, ma un momento storico, che segna un nuovo capitolo per la vita cattolica nel nord-ovest del Paese.

La creazione della diocesi di Joypurhat è stata annunciata dalla Santa Sede il 25 marzo 2026, quando papa Leone XIV ha eretto la nuova giurisdizione ecclesiastica nei territori precedentemente appartenenti alle diocesi di Rajshahi e Dinajpur. La nuova diocesi è ora suffraganea dell’arcidiocesi di Dhaka, in una mossa che i leader della Chiesa vedono come un rafforzamento della cura pastorale in una regione spesso considerata remota e poco servita. 

Nel suo intervento, il vescovo Emmanuel Kanon Rozario di Barishal ha rivolto un messaggio al tempo stesso realistico e pieno di speranza, ricordando al nuovo pastore e ai fedeli che la Chiesa in questa zona è ancora agli albori. “La nuova diocesi di Joypurhat non ha una residenza vescovile, né una cattedrale”, ha affermato. “Ma avete un tempio vivente, i devoti di Dio e la grazia di Dio”.

Le sue parole hanno trovato eco nella folla, composta in gran parte da persone provenienti da comunità rurali e marginalizzate. Ha esortato il vescovo Gomes a costruire la Chiesa non tanto attraverso le strutture quanto attraverso le relazioni, invitandolo a “edificarle a immagine di Cristo” e a guadagnarsi la fiducia e l’amore della gente attraverso la vicinanza e il servizio.

Rivolgendosi ai fedeli, ha poi aggiunto: “Rispetterete il vescovo, camminerete insieme. In questo modo, riceverete molta grazia da Dio”. L’enfasi sul cammino condiviso riflette una visione ecclesiale più ampia in Bangladesh, dove i cattolici sono una piccola minoranza che convive con i fedeli di altre religioni.

Il neo vescovo Paul Gomes ha confidato ad AsiaNews i suoi progetti futuri, delineando una visione pastorale radicata nella partecipazione e nella pianificazione a lungo termine. “Il mio sogno e il mio progetto principale è quello di adottare un piano d’azione solido e di ampio respiro attraverso discussioni collettive con tutti i sacerdoti, i religiosi e i fedeli cristiani”, ha detto. 

Inoltre, ha sottolineato che le fondamenta della diocesi devono essere “ben strutturate e solide fin dall’inizio”, mettendo in evidenza priorità quali l’evangelizzazione, la formazione alla fede e una vita sacramentale regolare. Allo stesso tempo, ha sottolineato la missione sociale della Chiesa, indicando istruzione, assistenza sanitaria e sviluppo umano come aree essenziali di impegno.

In una regione in cui molte persone lottano nella povertà e hanno un accesso limitato ai servizi, il vescovo ha parlato di promuovere “valori sociali, umani e morali” e di incoraggiare le comunità a costruire “un’economia autosufficiente raggiungendo la prosperità finanziaria”. Sottolineando anche l’importanza dell’armonia interreligiosa, invitando a “buoni rapporti con i fedeli di altre religioni” e alla cooperazione per il bene comune.

Infatti, la diocesi di Joypurhat è in gran parte abitata da popolazioni indigene come le comunità Santal, Orao, Munda, Mahali, Pahan, Rabidas, Mahato, Turi, Burman e Koch. Molte persone vivono ancora ai margini della società e un numero significativo di loro non ha ancora familiarità con il cristianesimo, rendendo particolarmente importante la dimensione missionaria della nuova diocesi.

Nonostante le sue modeste dimensioni, la diocesi conta circa 24.485 persone cattoliche, assistite da 15 sacerdoti, 18 suore e 28 seminaristi distribuiti in 13 parrocchie. Gestisce inoltre 14 istituti scolastici e tre dispensari, a testimonianza del lungo impegno della Chiesa nell’ambito dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria.

I responsabili della Chiesa hanno sottolineato le radici storiche di questa presenza. P. Dilip S. Costa, sacerdote anziano di Rajshahi, ha ricordato l’eredità del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), i cui missionari portarono per primi il Vangelo in queste zone. L’evangelizzazione nella regione risale al 29 gennaio 1902, quando p. Francesco Rocca iniziò a operare tra le comunità Adivasi. “La diocesi di Joypurhat è il frutto del sacrificio e delle fatiche dei missionari e dei predicatori cattolici locali”, ha affermato p. Costa, descrivendo la nuova diocesi come il culmine di decenni di paziente lavoro, spesso svolto in condizioni difficili.

La storia personale del vescovo Paul Gomes riflette questo percorso. Nato nel villaggio di Kharbaria, distretto di Pabna, terzo di sei fratelli, è stato ordinato sacerdote il 29 dicembre 1992 dal cardinale Patrick D’Rosario. In seguito ha proseguito gli studi in psico-spiritualità in Inghilterra e ha ricoperto vari incarichi, tra cui vicario generale di Rajshahi e rettore del Seminario Maggiore dello Spirito Santo a Dhaka.

I leader della Chiesa hanno espresso fiducia nella sua guida. L’arcivescovo Bejoy N. D’Cruze di Dhaka, presidente della Conferenza episcopale, lo ha descritto come “fedele servitore” che ha dimostrato “grande sincerità e compassione pastorale”. Ha osservato che la nuova responsabilità richiede un impegno ancora maggiore, esprimendo la speranza del sostegno dei fedeli. 

Tuttavia, per le persone riunite oggi a Naogaon il significato del momento era già chiaro. In una terra priva di cattedrali ma ricca di fede, la consacrazione del vescovo Gomes segna non solo l’inizio di una nuova diocesi, ma anche un rinnovato senso di identità e di missione per la comunità cattolica del Bangladesh settentrionale.

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