13/02/2014, 00.00
CINA
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Pechino, arrestati 12 cristiani protestanti: sono sospettati di avere legami coi dissidenti

di Wang Zhicheng
Ufficialmente sono in prigione per raduno illegale (studio della bibbia). Ma fra loro vi sono diversi dissidenti convertiti. In più, alcuni di loro sostengono Xu Zhiyong, leader del movimento dei "Nuovi cittadini" che chiede rispetto della costituzione e la pubblicazione delle ricchezze dei capi del partito comunista. Il capo della comunità del Santo Amore, Xu Yonghai, si è convertito ai tempi del movimento di Tiananmen.

Pechino (AsiaNews) - Almeno 12 cristiani protestanti sono in prigione per aver partecipato a un "incontro illegale" di studio della bibbia. Essi erano da tempo nel mirino delle autorità perché alcuni di loro sono vicini al movimento del "Nuovi cittadini", un gruppo di dissidenti che chiede il rispetto della costituzione e la pubblicazione delle ricchezze di capi del Partito comunista.

Il loro arresto è avvenuto lo scorso 24 gennaio; due giorni dopo sono stati accusati di crimini, ma tuttora i familiari dei prigionieri non hanno ricevuto alcun avviso legale coi motivi della loro detenzione.

Il 24 gennaio è anche il giorno in cui si stava celebrando il processo-farsa contro Xu Zhiyong, leader del movimento dei "Nuovi cittadini". Secondo fonti locali alcuni dei fedeli avevano partecipato a una manifestazione davanti al tribunale che ha processato Xu per "disturbo dell'ordine pubblico".

La comunità protestante in questione è la chiesa domestica (non registrata presso l'Ufficio affari religiosi) della Comunità del Santo amore (Sheng Hai Tuanqi), guidata da Xu Yonghai e da sua moglie.

Secondo un resoconto di China Change, il 24 gennaio Xu e un gruppo di 17 persone si erano radunati in casa per studiare insieme la bibbia. La polizia è intervenuta accusandoli di "incontro illegale". In Cina tutti gli incontri fra fedeli composti da più di due o tre persone sono considerati "illegali". Lasciando liberi alcuni dei fedeli più anziani, gli altri sono stati portati a forza alla stazione di polizia e interrogati molte volte. Due giorni dopo è stata formulata l'accusa: "raduno illegale, cortei e dimostrazione".

Xu Yonghai, raggiunto solo due giorni fa dal suo legale - l'avvocato per i diritti umani Liang Xiaojun - ha spiegato che la sua comunità esiste come chiesa domestica da almeno 25 anni e  pur essendo stato arrestato due volte, le autorità non gli hanno mai chiesto la registrazione, e il gruppo non è mai stato definito "illegale".

Giorni prima dell'arresto, mentre si stava svolgendo un altro seminario di studi biblici, nella stessa casa, un membro dell'Ufficio per gli affari civili, il cui nome è Fu Haibing, è arrivato accusandoli  di raduno illegale perché la comunità non era registrata.

Secondo Hu Shigen, un ex dissidente e membro del gruppo, le autorità vogliono sopprimere la comunità perché ad essa partecipano molti portatori di petizioni e ex dissidenti.

Da diversi anni, molti dissidenti, che un tempo si scagliavano contro strutture ingiuste e rivendicavano diritti umani, hanno scoperto la fede cristiana come fonte e giustificazione delle loro lotte, oltre che conforto spirituale.

Le autorità controllano con sospetto ogni comunità, anche quelle ufficiali e riconosciute dal regime perché questa miscela esplosiva di fede religiosa e dissidenza politica. Tanto più che spesso chi si converte al cristianesimo è una personalità di alta levatura culturale.

Ne è un esempio lo stesso Xu Yonghai. Laureato al Beijing Medical College nel 1984, Xu ha lavorato come medico in diversi ospedali della capitale ed è divenuto cristiano nel 1989. Nel '95 ha subito una condanna di due anni di rieducazione attraverso il lavoro per aver firmato un appello in favore della democrazia e dello stato di diritto per commemorare il 6° anniversario del movimento di Tiananmen. Nel 2003 è stato condannato a due anni di prigione per aver aiutato una chiesa perseguitata ad Anshan (nel Liaoning). Dopo la sua liberazione nel 2006 egli ha subito periodici controlli ed arresti domiciliari e non ha mai più potuto esercitare la sua professione medica.

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