01/02/2022, 12.47
CINA-USA
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Pechino rischia di perdere la guerra tecnologica con Washington

di Li Qiang

Per i ricercatori dell’università di Pechino, gli Stati Uniti ancora avanti nell’intelligenza artificiale, tecnologia dell’informazione e industria aerospaziale. Decoupling porta svantaggi a ambo le parti, ma maggiori danni alla Cina. Finora Xi Jinping non ha reagito al boicottaggio Usa dei giganti hi-tech cinesi.

Pechino (AsiaNews) – La Cina rischia di perdere la guerra tecnologica con gli Stati Uniti. È il grido d’allarme lanciato dai ricercatori dell’Istituto di studi internazionali e strategici dell’università di Pechino. In uno studio pubblicato il 30 gennaio, essi sottolineano che il loro Paese rimane dietro gli Usa in settori hi-tech strategici, come intelligenza artificiale, tecnologia dell’informazione e industria aerospaziale.

Il “decoupling” tecnologico lanciato da Donald Trump – e nei fatti confermato dal suo successore Joe Biden – avrà costi per entrambe le parti. Secondo gli accademici cinesi sarà però più dannoso per Pechino che per Washington. La separazione hi-tech è ormai una realtà di fatto per le tecnologie chiave, soprattutto l’intelligenza artificiale e la produzione di microchip. Essa ha risparmiato finora i settori che hanno un livello tecnologico più basso.

Il conflitto hi-tech è parte integrante di quello geopolitico tra le due potenze. Gli Stati Uniti non vogliono che la Cina sfrutti le conoscenze delle imprese Usa per diventare una potenza tecnologica. Gli esperti dell’università di Pechino fanno notare il successo statunitense nel creare una “alleanza tecnologica tra democrazie” per isolare la Cina. Essi spiegano che per colpa di questo “cartello” il gigante cinese ha problemi a importare componenti e tecnologie fondamentali per le industrie di settore, come ad attrarre talenti dall’estero o a formare propri giovani negli Usa.

Che Pechino sia in difficoltà è dimostrato dalla sua scarsa reazione alle misure punitive imposte dal governo Usa ai giganti tecnologici cinesi. È già avvenuto nel giugno 2020, quando l’amministrazione Trump ha designato in modo formale Huawei come una “minaccia alla sicurezza nazionale”. Da allora la compagnia cinese non può vendere i propri prodotti negli Usa, e non può fare affari con le aziende statunitensi. Oltre a ciò, Washington ha introdotto un regime di sanzioni per le società straniere che vendono tecnologia – in particolare microchip – alle imprese cinesi bandite.

Lo stesso caso si è avuto la scorsa settimana con un altro gigante hi-tech cinese. Per spionaggio e minacce alla sicurezza nazionale, la Commissione federale Usa per le comunicazioni ha deciso di bloccare le attività di China Unicom. In ottobre lo stesso bando aveva colpito China Telecom, senza una provocare la risposta concreta (rappresaglia) di Pechino.

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