17/04/2009, 00.00
CINA
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Pechino: il controllo statale sulla stampa è insufficiente, sarà aumentato

Il massimo organo cinese di censura si scaglia contro la diffusione di “notizie false” e dirama nuove misure di controllo e sanzioni. Esperti: per tutelare la credibilità della stampa cinese occorre garantirle maggiore libertà, piuttosto che inasprire i controlli.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La General Administration of Press and Publication (Gapp), massimo organo cinese di censura sulla stampa, ha annunciato ieri controlli molto più severi sui giornali, per tutelare la verità.

Il Gapp spiega che nei 18 mesi da gennaio 2008 a oggi ha dovuto censurare ben 6 quotidiani per la diffusione di notizie non veritiere e non ben controllate. Per evitarlo, ha diramato una circolare dove “raccomanda” di verificare i fatti. Ai giornali è indicato di non dar lavoro a chi “fabbrica” notizie, di “offrire” ai dipendenti corsi di aggiornamento sulle norme e l’etica professionale e di introdurre regole e procedure standard circa il modo di riportare e pubblicare le notizie. Il responsabile della pubblicazione sarà ritenuto responsabile per la notizia falsa e dovrà presentare “scuse pubbliche”. Per la violazione delle regole sono previste multe o la sospensione della pubblicazione. Sarà anche creato un elenco di giornalisti scorretti e chi diffonde notizie false può essere radiato dalla professione.

Tra i casi ricordati, il Beijing Times dell’11 settembre 2008 secondo il quale la China Merchants Bank aveva perso oltre 10 miliardi di dollari di Hong Kong per investimenti sbagliati: la falsa notizia scatenò allarme tra gli investitori e causò il crollo del valore delle azioni della banca con una perdita di 12,75 miliardi di yuan (1,275 miliardi di euro).

Il Gapp spiega che vuole così salvaguardare la credibilità della stampa e prevenire problemi sociali.

Peraltro analisti osservano che la censura cinese limita in modo pesante la libertà dei media: per molte materie è proibito diffondere notizie diverse da quelle divulgate dalle agenzie ufficiali, persino in materia di disastri naturali, incidenti, problemi del settore sanitario pubblico e situazioni di “crisi di sicurezza sociale” (come gli scontri tra dimostranti e polizia). In occasione delle Olimpiadi sono state bandite le notizie idonee a dare una cattiva immagine del Paese, quali: la cattiva qualità dell’aria e l’inquinamento, la sicurezza alimentare dopo una serie di gravi scandali, il percorso della torcia olimpica. Dopo il terremoto del Sichuan del maggio scorso, le autorità hanno inibito la zona ai giornalisti esteri, cacciati anche con la forza, dopo che sono emersi le proteste dei genitori dei bambini morti nel crollo delle scuole mal costruite (nella foto) e fatti di corruzione.

Il governo cinese ha sempre risposto che simili critiche riguardo la censura derivano da “un fraintendimento culturale”, ovvero dalla incapacità dell’Occidente di comprendere il ruolo nella società cinese dell’informazione, chiamata a collaborare con le autorità nella creazione di una società armoniosa.

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