08/04/2011, 00.00
CAMBOGIA – CINA
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Phnom Penh: migliaia di sfollati, dietro il boom degli investimenti cinesi

Per il 2011 previsti 150mila espropri forzati. Ogni settimana le famiglie scendono in strada per protestare, senza successo. Il governo commercia con Pechino, che non chiede riforme politiche o miglioramenti dei diritti umani. Fonti di AsiaNews: i politici speculano sui terreni, interessa solo l’economia.
Phnom Penh (AsiaNews) – Il boom degli investimenti cinesi in Cambogia promette di trasformare l’economia nazionale e di migliorare la vita di milioni di cittadini poveri. Ma dietro i proclami di facciata, rilanciati più volte dal governo, si nasconde il dramma di migliaia di famiglie contadine cacciate con compensi “irrisori” dalle loro terre per permettere la costruzione di proprietà, centri lussuosi e infrastrutture. Fonti di AsiaNews a Phnom Penh confermano che “espropri e bonifiche di aree in precedenza agricole sono in corso in tutto il Paese” su terreni “acquistati in passato dai politici, poi rivenduti a prezzi elevati a compagnie e aziende”.
 
Nella sola area attorno al lago di Boeng Kak, a Phnom Penh, oltre 2.700 famiglie sono state cacciate dalle loro case; di queste, circa 1.500 hanno rifiutato il compenso di 8.500 dollari offerto dalle autorità o la risistemazione in un piccolo appartamento. Il South China Morning Post (Scmp) riferisce che ogni settimana le famiglie scendono in piazza per protestare, ma nessuno le ascolta e qualche analista avverte che “un giorno il governo potrebbe ritrovarsi fra le mani una rivolta”. 
 
La Erdos Hongjun Investment Corp., azienda cinese della Inner Mongolia, sta progettando un centro residenziale di lusso del valore di 3 miliardi di dollari, che riguarda proprietà, generatori di energia e altro. Si tratta di uno fra i moltissimi piani di sviluppo che le aziende del Paese del Dragone hanno avviato in Cambogia: Pechino è il principale partner per Investimenti esteri diretti (Fdi) e prevede di spendere 8 miliardi in 360 progetti, solo nei primi sette mesi di quest’anno.
 
Attivisti per i diritti umani e i Paesi donatori minacciano di sospendere gli aiuti, se non verranno presi provvedimenti a favore della popolazione. Secondo la Housing Rights Task Force, gruppo di attivisti cambogiano, gli espropri forzati nel 2010 sono stati 30mila, in crescita rispetto ai 27mila del 2009. Per il 2011 sono previste altre 150mila evizioni forzate, di cui 80mila nella sola Phnom Penh.
 
Tuttavia, le minacce degli attivisti e delle nazioni occidentali non sembrano preoccupare il governo che privilegia gli investimenti cinesi perché privi di condizioni legate a diritti umani o riforme democratiche. Il commercio con Pechino è balzato al 42,1% nel 2010, per un valore di 1,12 miliardi di dollari. In cambio Phnom Penh ha mostrato il suo sostegno in momenti “caldi”, come successo nel 2009 durante la repressione della minoranza musulmana uiguri nello Xinjiang. Il governo cambogiano ha deportato in Cina 20 profughi che chiedevano asilo; due giorni più tardi il vice-presidente cinese ha sottoscritto 14 accordi commerciali.
 
Fonti di AsiaNews a Phnom Penh spiegano che “intere aree del Paese un tempo ricoperte di acqua, vengono bonificate e poi espropriate ai contadini. Il fenomeno interessa migliaia di persone”. Il problema è che “non vi sono registri ufficiali sulle proprietà terriere”, molte aree agricole “sono state occupate in modo abusivo in passato” e solo “da due anni il catasto ha iniziato la mappatura di terreni e proprietà”. La fonte rivela che “i politici hanno acquistato ettari di terreno” e ora speculano rivendendolo ad aziende e imprese. “Il Paese è in continua espansione – aggiunge – e il fattore economico, prima ancora dell’elemento sociale o culturale, è la benzina che serve a far girare il motore”.(DS)
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