22/11/2021, 13.25
NEPAL
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Pokhara, libere su cauzione le suore coreane arrestate per 'conversioni illegali'

Arrestate mentre nella pandemia distribuivano cibo ai poveri della baraccopoli, sr. Gemma Lucia e sr. Martha hanno trascorso due mesi in carcere insieme a due volontari. In una zona abbandonata della città le suore di San Paolo di Chartres gestiscono una struttura per 120 bambini. Dovranno comunque comparire in tribunale. Segnale preoccupante di criminalizzazione dei missionari cristiani.    

Katmandu  (AsiaNews/Agenzie) – L'Alta Corte del Nepal ha disposto la libertà su cauzione per le due suore coreane che insieme a due volontari erano state arrestate in settembre, perché accusate di attività di “conversioni illegali” in Nepal. "Alla fine hanno ottenuto la libertà su cauzione, grazie a tutti quanti hanno pregato per loro", ha scritto il vicario generale del vicariato apostolico del Nepal, p. Silas Bogati, in un messaggio Whatsapp rilanciato dal sito Mattersindia.

Sr. Gemma Lucia Kim e sr. Martha Park Byongsuk, religiose della congregazione di San Paolo di Chartres, guidano la St. Paul Happy Home, un centro che a Pokhara - una città a 200 chilometri da Katmandu - offre ospitalità, cibo, educazione e assistenza sanitaria a circa 120 bambini di uno slum. Durante la pandemia le suore avevano distribuito del cibo ai poveri della zona, ma proprio questo gesto aveva attirato contro di loro l’accusa di voler ingannare le persone per farle diventare cristiane.

Un’accusa che il vicario apostolico del Nepal, il vescovo Paul Simick, aveva definito “del tutto immotivata e ingiusta”. Suor Byongsuk, che ha 71 anni, ha iniziato a visitare il quartiere povero di Pokhara nel 2009. È solita percorrere le strade strette dello slum con uno zainetto nel quale porta sempre con sé lo stetoscopio e l’apparecchio per misurare la pressione. Prima dell’arrivo delle suore di San Paolo di Chartres gli abitanti di questa area erano abbandonati a se stessi.

Le due suore hanno trascorso due mesi in carcere perché la corte distrettuale di Pokhara aveva rigettato una prima istanza per la libertà su cauzione. Dovranno comunque comparire in tribunale per rispondere delle accuse. I cattolici in Nepal - che sono appena l’1,4% della popolazione - guardano con preoccupazione a questo episodio che considerano un attacco alle minoranze e un tentativo di criminalizzare l’attività dei missionari cristiani.

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