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SINGAPORE - MALAYSIA
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Polemiche a Kuala Lumpur per una serie TV singaporiana sugli scam center

di Joseph Masilamany

La serie "Highway To Somewhere", prodotta a Singapore ma ambientata in Malaysia e incentrata su una rete di truffe online ha suscitato critiche da parte di associazioni preoccupate per l’impatto sull’immagine del Paese. L’emittente ha respinto le accuse dicendo di voler sensibilizzare sul fenomeno dei centri per le truffe online nel sud-est asiatico.

Singapore (AsiaNews) - Una serie televisiva sulle truffe internazionali ha generato tensioni tra Singapore e Malaysia. L’emittente pubblica singaporiana Mediacorp è finita al centro delle critiche per “Highway To Somewhere”, che, secondo alcuni, rappresenterebbe il Paese del sud-est asiatico come un centro per le attività criminali transnazionali.

La serie, composta da 20 episodi e trasmessa in lingua cinese su Channel 8, racconta il viaggio di un gruppo di amici e di una coppia sposata attraverso alcune note località malesi (tra cui Ipoh, Port Dickson e Kukup), ma durate la loro visita i protagonisti finiscono coinvolti in una rete di truffatori internazionale. La trama ha suscitato critiche e la preoccupazione che l’associazione tra destinazioni turistiche e criminalità possa danneggiare l’immagine della Malaysia.

Le prime contestazioni sono arrivate da alcuni esponenti di associazioni culturali ed educative, che hanno invitato le autorità di Singapore a valutare la sospensione perché il racconto rischia di influenzare negativamente la percezione del Paese, soprattutto a livello internazionale, dove magari la questione dei centri per le truffe online è meno nota. Chiamati comunemente “scam centers”, si tratta di centri sparsi in alcune regioni del sud-est asiatico, spesso controllati da gruppi criminali cinesi, in cui le persone vengono attirate con l’inganno e poi trattenute contro la loro volontà per compiere truffe online. 

Mediacorp ha respinto le accuse, sostenendo che l’intento della produzione è quello di sensibilizzare gli spettatori su un fenomeno globale: “Mentre la trama affronta il tema della crescita generale delle truffe, questa sottotrama è stata pensata per aumentare la consapevolezza di una minaccia universale e non per caratterizzare una destinazione specifica”, ha dichiarato un portavoce, sottolineando anche che la serie mette in luce aspetti positivi del Paese, come la cultura e le attrazioni turistiche meno conosciute.

L’emittente ha inoltre evidenziato che la storia valorizza la legalità: alla fine le autorità malesi riescono a smantellare la rete criminale (composta da attori stranieri) rafforzando l’immagine di un sistema capace di garantire la giustizia.

Anche lo sceneggiatore Ang Eng Tee ha difeso le proprie scelte creative, spiegando a Shin Min Daily News che la trama si ispira a casi reali che hanno coinvolto sia cittadini singaporiani sia malaysiani. A sua detta, inoltre, la serie è stata pensata per dare un avvertimento, non come un atto d’accusa contro un Paese e la Malaysia - ha continuato - è stata scelta per l’ambientazione, essendo già una meta molto popolare tra i turisti singaporiani.

Ci sono state diverse reazioni anche online: per alcuni spettatori malaysiani il tema delle truffe riflette un problema diffuso a livello regionale, mentre altri riconoscono che la serie contribuisce a promuovere il turismo grazie alla valorizzazione dei paesaggi e della cultura locale.

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