10/09/2012, 00.00
LIBANO - VATICANO
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Presidente Caritas Libano: La visita del Papa segno di speranza per 100mila profughi siriani

La visita del pontefice durerà dal 14 al 16 settembre. Cristiani libanesi testimoni di pace tra i musulmani divisi dall'odio fra alawiti e sunniti.

Beirut (AsiaNews) - "L'avvicinarsi della visita di Benedetto XVI in Libano (14 - 16 settembre), ha innalzato il morale dei rifugiati siriani e della popolazione libanese. La presenza del papa in questo momento così drammatico è un segno di speranza per le migliaia di profughi che varcano ogni giorno il confine, ma anche per coloro che accolgono queste persone. Sapere che il pontefice prega e soffre insieme a noi questa dolorosa situazione di guerra, spinge i cristiani e la Chiesa locale a essere ancora di più testimoni del messaggio di pace di Cristo  fra chi ha perso tutto e non ha più nulla da sperare". È quanto afferma ad AsiaNews p. Simon Faddoul, presidente di Caritas Libano, da mesi impegnato nell'accoglienza e nell'aiuto alle decine di migliaia di siriani che giungono in Libano attraversando la valle della Bekaa a nord del Paese.

Il sacerdote spiega che il numero delle persone nei campi profughi è ormai incalcolabile. Le cifre diffuse dalle organizzazioni internazionali sono inaffidabili e tengono conto solo delle persone registrate al passaggio lungo il confine, che sono una minoranza. A tutt'oggi in Libano vi sono circa 41mila profughi di nazionalità siriana, ma secondo le stime della Caritas essi sarebbero oltre 120mila.

"La situazione di queste persone è drammatica - racconta p. Faddoul - La maggior parte dei rifugiati  ha perso tutto, casa, famiglia, lavoro. In questo momento il loro primo problema è sopravvivere. Essi temono per il futuro dei loro figli, che a causa della guerra non possono andare a scuola". Secondo gli esperti,  il regime siriano e ribelli del Free Syrian Army combattono una guerra di "usura" che si protrarrà più a lungo del previsto. "Molte persone - aggiunge p. Faddoul - hanno perso la speranza di tornare in Patria e temono di restare profughi per il resto della loro vita". "La Chiesa libanese e la Caritas - conclude il sacerdote -  saranno rinvigorite dalla visita di Benedetto XVI, che giunge in Libano come messaggero di pace e riconciliazione soprattutto fra la popolazione musulmana divisa nella lotta fra alawiti e sunniti".  

Ieri, all'Angelus il papa ha rimarcato ancora una volta la sua vicinanza alle popolazioni del Medio Oriente. "Comprendo - ha affermato - l'angoscia dei molti medio-orientali quotidianamente immersi in sofferenze di ogni tipo, che affliggono tristemente, e talvolta mortalmente, la loro vita personale e familiare. Il mio preoccupato pensiero va a coloro che, alla ricerca di uno spazio di pace, abbandonano la loro vita familiare e professionale e sperimentano la precarietà degli esuli". "Non ci si può rassegnare - ha aggiunto - alla violenza ed all'esasperazione delle tensioni". Benedetto XVI ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale che deve avere come priorità il dialogo e la riconciliazione fra tutte le parti coinvolte essere" prioritario per tutte le parti coinvolte, cosciente dell'importanza per tutto il mondo di una pace stabile e durevole nell'intera regione".

Intanto si fa sempre più drammatica la situazione ad Aleppo, principale città commerciale della Siria. Ieri un'autobomba è esplosa vicino allo stadio, uccidendo 17 persone e distruggendo due ospedali e una scuola. Il Free Syrian Army ha rivendicato l'attacco accusando l'esercito di nascondere armi e munizioni negli ospedali. In queste stesse ore, l'agenzia ufficiale Sanaa, ha diffuso immagini che mostrano interi quartieri rasi al suolo dai bombardamenti aerei del regime definiti semplici atti di difesa. Così, per respingere i ribelli, ieri l'aviazione ha colpito il quartiere centrale di Midan, in mano al regime, ma ancora abitato da civili.

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, organismo vicino ai ribelli, nel fine settimana oltre 135 persone sono morte in combattimenti o attentati nelle varie città del Paese.

Oggi, Lakhdar Brahimi, inviato speciale in Siria per Onu e Lega araba, ha incontrato i vari rappresentanti dei Paesi arabi e del Consiglio di sicurezza Onu per pianificare il suo viaggio a Damasco previsto nei prossimi giorni. La visita del diplomatico algerino giunge in mezzo a una situazione di stallo negli sforzi per trovare una soluzione diplomatica al conflitto, dopo il fallimento del piano di pace Kofi Annan, suo predecessore. Prima di consegnare le sue dimissioni in agosto, il premio Nobel per la pace ha accusato la comunità internazionale di non aver compiuto gli sforzi necessari per cercare una via d'uscita pacifica dal conflitto. (S.C.)  

 

 

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