12/08/2014, 00.00
COREA - VATICANO
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Presidente dei vescovi coreani: Il Papa porta la pace, condividiamola e superiamo le nostre divisioni

di mons. Pietro Kang U-il
A due giorni dall'arrivo di Francesco, mons. Pietro Kang U-il invita tutti i coreani "a leggere nella visita del pontefice un messaggio di riconciliazione fraterna, che non dobbiamo farci sfuggire". Un appello al governo e al Parlamento, che devono approvare la Legge speciale sul Sewol: "Ascoltate le famiglie delle vittime, da oggi in sciopero della fame".

Seoul (AsiaNews) - La "guerra fredda" con il Nord, la disparità economica e sociale, i conflitti che minacciano l'Asia: sono questi i "dolori" della Corea del Sud, che accoglie il Papa e che da lui deve imparare ad apprezzare la pace e la riconciliazione senza più divisioni sterili. Lo scrive il presidente della Conferenza episcopale coreana e vescovo di Cheju, mons. Pietro Kang U-il, in un messaggio intitolato "Condividiamo la pace di papa Francesco". Nel testo, il presule invita l'intera popolazione ad "abbracciarci l'uno all'altro, in spirito di tolleranza e armonia, in pieno accordo con l'amore e la speranza che il Santo Padre vuole comunicarci". Di seguito il testo completo del messaggio.

Condividiamo la pace di papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, fra due giorni papa Francesco inizierà la sua visita apostolica in Corea. Il Santo Padre si unirà ai giovani, uomini e donne, che partecipano alla sesta Giornata asiatica della Gioventù. Alla messa per la beatificazione per i 124 martiri coreani, inoltre, informerà il mondo intero della testimonianza fornita dai nostri predecessori nella fede, che hanno scelto di sacrificarsi per la verità.

Dato che nessun Papa, pontefice supremo della Chiesa universale, ha mai partecipato di persona agli eventi della Giornata asiatica della Gioventù, posso umilmente presumere che papa Francesco abbia l'intenzione di invitare e incoraggiare ogni singolo giovane asiatico cattolico a divenire un messaggero, che possa comunicare la Buona Novella del Signore Redentore al continente asiatico. Questo vale anche per quei giovani asiatici cattolici che fanno parte di una minoranza religiosa molto piccola, una manciata di minoranza in questo vasto continente.

È anche pratica ecclesiastica che sia un delegato papale a presiedere a una messa di beatificazione, quando essa viene celebrata da una Chiesa locale. Nonostante questo, papa Francesco visita la Corea di persona per presiedere la messa di beatificazione dei 124 martiri coreani. Immagino che voglia ricordarci la fedeltà e la grande fede di questi martiri - che hanno sacrificato la propria fede per la verità - in modo particolare oggi, dato che viviamo una vita stravolta dalla corrente del materialismo e del relativismo.

Oggi la nostra società è agonizzante a causa di molti problemi. In altre parole, la nostra nazione soffre per diverse questioni amare: la lunga "guerra fredda de facto" fra la Corea del Nord e la Corea del Sud; i conflitti internazionali che coinvolgono nazioni confinanti in Asia; il rapido peggioramento della disparità economica, nonostante il continuo miglioramento degli indicatori economici positivi; il fallimento del sistema di gestione delle crisi del governo, reso evidente dal disastro del traghetto Sewol; lo scandalo della violenza e degli abusi, fisici e psicologici, all'interno dei ranghi dell'esercito, oramai divenuti una routine nelle caserme.

Dato che papa Francesco è solito incontrare per primi coloro che nella vita soffrono, sono convinto che lui - successore di Pietro - porterà il Vangelo della consolazione e della speranza ai tanti coreani con il cuore infranto. Gli apostoli della prima Chiesa era soliti affrontare viaggi missionari. Nella storia della Chiesa, san Paolo apostolo è conosciuto per aver compiuto il cammino missionario più lungo nella comunicazione del Vangelo, essendosi recato in visita di persona a diverse Chiese locali. Le sue visite erano mirate, prima di tutto, a comunicare la Parola di Dio; al secondo posto veniva la manifestazione del suo incoraggiamento e del suo sostegno a quelle Chiese che vivevano delle difficoltà, in modo da poterle rimettere in marcia per il superamento delle ingiustizie.

Papa Francesco ci porta la Parola di Dio, e nell'attuale situazione ne abbiamo un bisogno disperato. Proclamerà anche l'amore di Dio e la speranza a coloro che soffrono per eventi della loro vita, dato che ascolta e incontra coloro che vogliono condividere le proprie difficoltà.

Dal mio punto di vista, papa Francesco ha scelto la Corea - e l'Asia orientale - come prima destinazione della sua visita apostolica in Asia perché vuole pregare insieme con noi per la pace nella penisola e nell'intero continente. Vuole condividere il nostro desiderio più sentito. Parte per una nazione dall'altra parte della Terra, persino rinunciando alle sue vacanze estive (che non andrebbero rispettate), e nonostante un'età non proprio giovanissima. Spero che possiamo abbracciarci l'uno all'altro, in spirito di tolleranza e armonia, in pieno accordo con "l'amore e la speranza" che il Santo Padre vuole comunicarci. In proposito, spero inoltre che i semi della riconciliazione e della pace possano fiorire con vigore in questa terra.

Vi invito tutti a unirvi nel dare un caldo benvenuto al nostro amatissimo ospite, papa Francesco. Inoltre vi chiedo comprensione e generosità per gli inconvenienti che potranno nascere da grandi raduni e importanti eventi durante la visita apostolica.

Vorrei anche invitare il governo e l'Assemblea nazionale a fare del proprio meglio per un'approvazione rapida della cosiddetta "Legge speciale sul disastro del Sewol", che dovrà garantire una corretta indagine e intraprendere le conseguenti adeguate misure rispetto a quel disastro. È il giusto desiderio delle famiglie devastate delle vittime, che iniziano uno sciopero della fame in piazza Gwanghwamun.

Possa la pace del Signore scendere in abbondanza su tutti gli uomini e le donne della Corea. 

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