24/08/2023, 12.55
GIAPPONE - COREA - CINA
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Proteste, rappresaglie e rassicurazioni in risposta al rilascio delle acque di Fukushima

Pechino annuncia il blocco “totale” dei prodotti ittici, ma tace sui suoi sversamenti in mare. Ambientalisti e attivisti in piazza in Corea del sud e Giappone, almeno 14 arresti fra i manifestanti davanti all’ambasciata nipponica a Seoul. L’Aiea rassicura sulla correttezza delle procedure. Il premier sud-coreano chiede “massima trasparenza” e dati “per i prossimi 30 anni”. 

Tokyo (AsiaNews) - Preoccupazione fra i cittadini delle nazioni dell’area; rappresaglie commerciali e massima attenzione dai governi che invocano trasparenza e, seppur con sfumature diverse, criticano la decisione di Tokyo per questioni ambientali o per mostrarsi solidale e vicina all’elettorato interno; moderata cautela fra gli scienziati, che plaudono alle procedure sinora adottate ed escludono pericoli incombenti per salute e ambiente nella regione dell’Asia-Pacifico. Sono molte le reazioni di governi e opinione pubblica che accompagnano la decisione del governo giapponese di avviare alle 13 (ora locale) lo sversamento nell’oceano delle acque di raffreddamento della centrale di Fukushima, teatro dell’incidente atomico del marzo 2011. I test svolti in mattinata hanno mostrato concentrazioni di trizio - unico elemento radioattivo rimasto dopo il trattamento - inferiori allo standard di 1.500 becquerel per litro, che rappresenta il limite stabilito dalla società per il rilascio delle acque e che dovrebbe proseguire per i prossimi 30 anni.

Fra quanti lamentano timori vi è Pechino, che ha già bloccato l’importazione “totale” dei prodotti ittici provenienti dal Giappone. Una mossa che rischia di affossare le numerose attività legate alla ristorazione ispirata alla cucina nipponica da Hong Kong a Macao, fino alla Cina continentale. Tuttavia, vale qui ricordare che le stesse centrali nucleari cinesi rilasciano già da tempo acqua radioattiva e contaminata nei mari, senza - in questo caso - alcuna supervisione o controllo da parte delle agenzie internazionali e del settore come sta avvenendo ora.

Secondo alcune fonti, i livelli sarebbero fino a 6,5 volte superiori a quelli di Fukushima teatro dell’incidente atomico del marzo 2011. Un documento pubblicato in passato dal governo di Tokyo, e rilanciato dal quotidiano Yomiuri Shimbun, rivela che nel 2020 dalla centrale nucleare Qinshan III, nella provincia dello Zhejiang, è stata rilasciata acqua contenente circa 143 trilioni di becquerel di trizio. Una vicenda fra le altre che mostra, secondo Tokyo, come l’operazione in corso sia in realtà molto più sicura mentre sono altri i governi che nascondo i dati o effettuano lo sversamento in gran segreto, mettendo in pericolo la salute generale. 

Se il fronte cinese preoccupa (in parte) per questioni economiche, il vero interesse del Sol Levante è rivolto a Seoul: negli ultimi anni, infatti, è in atto un lento e faticoso tentativo di ricucire e rafforzare i rapporti (non solo economici, ma anche diplomatici e militari) dopo i drammi e le divisioni del passato, a partire dai lasciti del secondo conflitto mondiale. Per questo Tokyo ha speso tempo e risorse nel tentativo di superare le resistenze del governo di Seoul e l’ostilità di una opinione pubblica assai preoccupata per le conseguenze, soprattutto sulla pesca. Un malcontento che, in chiave elettorale, potrebbe pesare sul gradimento dell’esecutivo guidato dal primo ministro Han Duck-soo che chiede “massima trasparenza” e di fornire i dati relativi alla contaminazione delle acque “per i prossimi 30 anni”. 

Rafael Mariano Grossi, direttore generale Aiea, sottolinea che gli esperti dell’agenzia atomica internazionale sono “sul campo” per verificare con i loro occhi - e al servizio della comunità internazionale - che le procedure siano “in linea con gli standard di sicurezza”. “Attraverso la nostra presenza - aggiunge - contribuiamo a generare la necessaria fiducia che il processo venga svolto in modo sicuro e trasparente”. Nonostante il riconoscimento dell’Aiea, il governo sudcoreano ha comunque dichiarato che non approverà né sosterrà il rilascio dell’acqua pur valutando in modo positivo il canale diretto con l’agenzia. Preoccupazioni vengono inoltre manifestate dal mondo della pesca, in particolare dalle associazioni di categoria sud-coreane, in alcuni casi anche giapponesi e Filippine che temono un coinvolgimento. Al riguardo, l’Agenzia nipponica per la pesca sarà responsabile del monitoraggio dei livelli di concentrazione dei materiali radioattivi nei pesci catturati entro un raggio di 10 km dalla centrale nucleare, condividendoli poi sul sito web.

Fra le voci della scienza, l’esperto dell’Università nazionale australiana Wen-Ti Sung ricorda come di fronte a un rallentamento dell’economia di base (leggi Cina) il “nazionalismo è lo strumento più conveniente per radunare la società”. “Per la salute pubblica, questioni - prosegue - come la minaccia invisibile ed estranea delle radiazioni sono tra le poche che superano le linee di classe, geografiche ed etniche” radunando tutta la popolazione. Gruppi civici hanno lanciato proteste in Giappone e Corea del Sud, in particolare a Seoul dove la polizia ha arrestato 14 manifestanti che cercavano di fare irruzione nella locale ambasciata nipponica. Inoltre, prima del rilascio delle acque alcune decine di manifestanti si sono riuniti davanti alla sede della Tepco a Tokyo con cartelli che recitavano “Non gettate l'acqua contaminata in mare!”.  Park Jong-Kwon, ambientalista coreano interpellato dalla Reuters, si dice “furioso” per una decisione “sconcertante”. “Sono ancora più arrabbiato - aggiunge - per il nostro presidente, Yoon Suk Yeol, che è rimasto in silenzio su questo argomento. Vivo vicino al mare, quindi mi piace il pesce. Tuttavia, ne ridurrò il consumo”. Il 73enne cittadino di Hong Kong Jacay Shum parla anch’egli di azione “irresponsabile, illegale e immorale” perché “nessuno può dimostrare che scorie e materiali nucleari siano sicuri”.

Da registrare, infine, la presa di posizione inevitabilmente critica e dura nei toni della Corea del Nord, che intima al governo giapponese di “fermare immediatamente” il rilascio di acque reflue da Fukushima. In una nota ufficiale rilanciata dall’agenzia di stampa statale Kcna, il ministro degli Esteri di Pyongyang bolla la decisione come “un crimine imperdonabile” commesso da Tokyo nei confronti dell’umanità e di cui sarà “ritenuto responsabile”. “Il Giappone - conclude la dichiarazione - dovrebbe ritirare immediatamente il pericoloso rilascio di acque reflue radioattive che minacciano seriamente la vita, la sicurezza e il futuro dell'umanità”.

(Foto tratta dal sito della Tepco)

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