12/11/2020, 12.00
PAKISTAN
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Punjab, madre e figlio cristiani, uccisi dai vicini musulmani per un litigio

di Shafique Khokhar

La donna e il figlio 25enne sono stati uccisi davanti alla loro casa. Nessuno nel villaggio li ha aiutati. Per attivisti di diritti umani, il fatto è “un esempio enorme di intolleranza e odio che si diffonde contro i cristiani”, alimentato anche nelle scuole. Il silenzio del governo e dello Stato sulla difesa delle minoranze.

Gujranwala (AsiaNews) – Il 9 novembre scorso, Yasmeen e il suo unico figlio, Usman Masih, 25 anni (foto 2), sono stati uccisi a colpi di pistola da due loro vicini musulmani, Hassan Butt (foto 3) e Khizer Butt. All’inizio alcuni media hanno diffuso la notizia che l’uccisione fosse dovuta a un caso di blasfemia, ma in seguito è emerso che il motivo era stato più banale: una discussione accesa fra due donne, Yasmeen e la madre dei due assassini, Ishrat Bibi (foto 4).

Mariyam Kashif, attivista sociale e insegnante cattolica, denuncia l’assassinio brutale come “un esempio enorme di intolleranza e odio che si diffonde contro i cristiani”, alimentato anche nelle scuole. Per questo i cristiani, piccola minoranza nel Paese, chiedono maggiori garanzie dallo Stato e una riforma dei programmi di studio, per rimuovere ogni aspetto di odio e di disprezzo.

Shabeer Masih, il marito di Yasmeen e padre di Usman, racconta ad AsiaNews l’accaduto. Il giorno dell’incidente, Yasmeen è uscita di casa verso le 10.30 e ha incrociato Ishrat Bibi, che maneggiava un bastone e ha cominciato a litigare e percuotere la vicina. Due mesi prima le due avevano litigato a causa dello scarico dell’acqua nella strada.

A un certo punto Ishrat Bibi ha chiamato i suoi due figli, Hassan Shakoor Butt e Khizar Shakoor Butt che, usciti con le loro pistole, hanno scaricato 20-21 proiettili contro Yasmeen. Il figlio di quest’ultima, Usman è venuto fuori di casa e vedendo la madre esanime è andato ad aiutarla, ma è stato bersagliato anche lui di colpi.

Shabeer Masih racconta che il figlio è rimasto vivo per una ventina di minuti, chiedendo aiuto, ma nessuno del villaggio ha mosso un dito; un’auto è passata, ma nessuno ha cercato di portare il figlio all’ospedale (foto 1). Usman era diventato papà di una bambina solo una settimana prima e aveva un’altra figlia di tre anni. “Tutta la famiglia era molto amichevole e aveva buoni rapporti con la gente del villaggio”, aggiunge piangendo Shabeer.

Al contrario, secondo diverse testimonianze, Ishrat Bibi è conosciuta come una donna attaccabrighe e sprezzante. Era arrivata al villaggio di Gujranwala da tre anni, moglie di Shakoor Butt, un uomo sposato due volte, che viveva a Basti Qudratabad Wazirabad.

Alla stazione di polizia di Ahmed Nagar, Shabeer Masih ha presentato una denuncia contro Ishrat e Hassan, e i due sono stati arrestati.

Il 10 novembre, ai funerali di Yasmeen e del figlio, erano presenti centinaia di cristiani e rappresentanti della società civile. L’ufficio di Giustizia e pace di Gujranwala sta aiutando la famiglia e le ha offerto assistenza legale.

Daud Bhatti, attivista per I diritti umani, ha condannato questo attacco brutale contro membri di una minoranza e afferma che questo tipo di violenze stanno aumentando di giorno in giorno. “Il governo e lo Stato – egli dice – sono silenziosi sulla questione delle minoranze, e questo è un segnale delle loro negative intenzioni. Questa povera famiglia ha diritto alla giustizia e i colpevoli devono essere puniti secondo la legge”.

Per Mariyam Kashif, insegnante e attivista, occorre “una riforma dei curriculum di studio per eliminare tutti gli aspetti di odio e di disprezzo. Solo così potremo insegnare e allargare i cuori, cambiando la mentalità della nostra società. Abbiamo bisogno di comunità giuste, che promuovano la pace e la fraternità, vivendo in pace”.

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