17/11/2015, 00.00
RUSSIA-FRANCIA-ISLAM
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Putin: L’aereo russo sul Sinai caduto per un attacco terrorista. Hollande apre a un’alleanza con Mosca e Washington

Gli esperti hanno trovato tracce di esplosivo sui resti dell’aereo e sugli oggetti dei passeggeri. I servizi segreti russi mettono una ricompensa di 50 milioni di dollari per chi dà informazioni che portino alla cattura degli autori dell’attentato che ha fatto 224 morti. Il presidente francese spera nella collaborazione con Russia e Usa. Putin accusa: Anche Stati del G20 sostengono lo Stato islamico.

Parigi (AsiaNews) – È stato un attacco terrorista a far cadere l’aereo russo lo scorso 31 ottobre, dopo circa 20 minuti di volo da Shark el-Sheikh a San Pietroburgo, uccidendo 224 persone. Lo ha dichiarato oggi il presidente Vladimir Putin, commentando un incontro tenutosi ieri sera con i responsabili della sicurezza  e della difesa.

“Non è la prima volta – ha detto – che la Russia si trova di fronte a barbari crimini terroristi… Le lacrime non saranno asciugate dalle nostre anime e dai nostri cuori. Ciò rimarrà per sempre. Ma non ci fermeremo nel trovare e punire gli autori”.

Alexander Bortnikov, capo dei servizi segreti (Fss) ha dichiarato che fra i rottami dell’aereo e sugli oggetti dei passeggeri sono state ritrovate tracce di esplosivo di fabbricazione straniera. Con ogni probabilità la bomba conteneva circa un chilo di esplosivo.

Le conclusioni della Russia arrivano a due settimane dalle dichiarazioni Usa e britanniche che avevano subito parlato di attentato terrorista. Vi era stata anche una rivendicazione dello Stato islamico (SI) della penisola del Sinai che parlava di “punizione” per l’impegno russo in Siria affianco a Bashar Assad.

I servizi segreti hanno offerto una ricompensa di 50milioni di dollari per chi dà informazioni che portino alla cattura dei responsabili dell’attacco. Allo stesso tempo, Putin ha dichiarato che i bombardamenti russi sulle postazioni dello Stato islamico in Siria non si fermeranno.

Le rivelazioni del presidente russo cadono a pochi giorni dagli attentati terroristi di Parigi, anch’essi rivendicati dallo SI e giustificati come una risposta ai bombardamenti della Francia contro l’Isis in Siria.

Il presidente francese Francois Hollande ha definito un “atto di guerra” la serie di attentati che hanno ucciso 129 persone e fatto 400 feriti. Anch’egli ha deciso di continuare la lotta contro l’Isis in Siria, ha prolungato lo stato di emergenza in Francia per 3 mesi e ha richiesto poteri speciali per il presidente in casi di emergenza, suggerendo un cambiamento della costituzione.

La prossima settimana Hollande si recherà a Washington e a Mosca per tentare di costruire una coalizione contro lo Stato islamico.

Fino ad ora, gli Stati Uniti si sono impegnati in una coalizione – che comprende anche alcuni Paesi arabi – per bombardare postazioni Isis in Siria e Iraq, ma senza molti risultati. La Francia ha deciso di partecipare ai bombardamenti qualche giorno prima della decisione russa, presa su richiesta del presidente siriano Bashar Assad.

A dividere le tre potenze vi è proprio il destino di Assad. Per Usa e Francia egli dovrebbe abbandonare il campo prima di una discussione sul futuro assetto della Siria. Per la Russia, Assad e il suo governo sono l’unica possibilità per non far precipitare nel caos la Siria, già provata da quasi cinque anni di guerra.

Un altro problema messo in luce due giorni fa da Putin ad Antalya, alla fine dell’incontro del G20, è che vi sono almeno 40 Stati nel mondo che finanziano l’Isis e fra questi “anche alcuni membri del G20”. Con ogni probabilità Putin si riferiva all’Arabia saudita e alla Turchia, la prima sostenitrice di gruppi islamici contrari ad Assad; la seconda sospettata di essere un corridoio di sicurezza per far entrare nuove reclute dell’Isis in Siria e far uscire petrolio da vendere di contrabbando.

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