10/06/2014, 00.00
PAKISTAN
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Raid dell’aviazione pakistana in risposta all’attacco a Karachi, 15 vittime fra i miliziani

Questa mattina i militari hanno compiuto una serie di operazioni mirate nelle aree tribali, obiettivo le roccaforti talebane del nord-ovest. Distrutti nove nascondigli nella Tirah Valley. L’attacco talebano di ieri solleva dubbi sulla sicurezza nel Paese e rischia di mettere la parola fine ai colloqui di pace con l’esercito.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) - Questa mattina all'alba l'esercito pakistano ha condotto una serie di raid aerei nelle aree tribali del Paese, roccaforti delle milizie estremiste, uccidendo almeno 15 persone. È quanto riferisce una fonte militare, sottolineando che l'operazione è una risposta diretta all'attacco di ieri dei talebani all'aeroporto di Karachi, con decine di vittime e feriti. Secondo il comunicato ufficiale sono stati "distrutti nove nascondigli" nella remota Tirah Valley, nel distretto tribale di Khyber. Tuttavia, non sono possibili verifiche indipendenti perché giornalisti e operatori umanitari non hanno accesso alla zona. 

Da più parti montano pressioni e proteste nei confronti del governo di Islamabad, chiamato a rispondere all'attacco di un commando formato da 10 estremisti islamici all'aeroporto internazionale di Karachi, fra l'8 e il 9 giugno, che ha causato almeno 30 morti. L'assalto talebano sembra aver messo la parola fine ai possibili dialoghi di pace fra esecutivo centrale e talebani, oltre che far sorgere più di un dubbio sulla sicurezza nel Paese. 

Il raid aereo di oggi è solo l'ultimo di una serie di operazioni militari nella cintura tribale occupata dai talebani, nel nord-ovest della nazione, conseguenza del fallimento dei colloqui di pace con il Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp). Gli ultimi risalgono a fine maggio, nel North Waziristan, con la morte di almeno 75 persone e la fuga di 58mila civili dal distretto, nel timore di una più vasta offensiva di terra. 

Analisti ed esperti di politica locale sottolineano che le ultime violenze hanno messo la parola fine a una possibile soluzione positiva dello scontro fra talebani e governo; Islamabad è sotto pressione perché reagisca in maniera netta contro gli attacchi islamisti e smantelli in via definitiva le roccaforti dei terroristi. Un'offensiva finale nel North Waziristan è in programma da anni, ma gli analisti militari restano cauti sulla fattibilità del progetto, senza il sostegno decisivo della controparte afghana, dove i miliziani potrebbero rifugiarsi in casi di attacco. 

A gennaio il governo ha gettato le basi per l'avvio di un dialogo di pace con il Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), cui è seguita la presentazione nelle settimane successive del primo Codice di condotta in materia di Sicurezza nazionale. La tregua fra governo e talebani è scaduta il 16 aprile scorso, ma gli islamisti hanno confermato il proposito di continuare le trattative. Nel contesto dei colloqui i talebani chiedono il rilascio di centinaia di prigionieri, il ritiro dell'esercito nelle zone tribali al confine con l'Afghanistan e l'introduzione della legge islamica (sharia) nel Paese. Con più di 180 milioni di abitanti (di cui il 97% professa l'islam), il Pakistan è la sesta nazione più popolosa al mondo e seconda fra i Paesi musulmani dopo l'Indonesia. Circa l'80% è musulmano sunnita, mentre gli sciiti sono il 20% del totale. Vi sono inoltre presenze di indù (1,85%), cristiani (1,6%) e sikh (0,04%). Dall'inizio della campagna di violenze dei talebani pakistani nel 2007 sono state uccise più di 6.800 persone in attentati, esplosioni e omicidi mirati in tutto il Paese. 

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