22/06/2004, 00.00
MYANMAR
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Sacerdote birmano parte missionario associato al PIME

P. Ludovico, appena ordinato: "Vado in missione per restituire la fede ricevuta dai missionari".

Roma (AsiaNews) - Ha 34 anni, è un sacerdote diocesano, culla nel cuore un solo desiderio: "Partire in missione". Niente di strano, se non che padre Ludovico Saw Piko proviene da Leikhto, diocesi di Taungngu, Myanmar. Una giovane chiesa, quella dell'ex Birmania, dove i cattolici sono una piccolissima minoranza: 600 mila su 45 milioni di persone. I problemi per i cattolici birmani sono molti, non ultimo il fatto che dal 1965 non possono più entrare missionari stranieri nel paese. La diocesi di Taungngu conta 40 mila cattolici su oltre 3 milioni di abitanti; ci sono 63 preti per 20 parrocchie. E, quasi per un paradosso, p. Ludovico vuole partire in missione.

"Provengo da una famiglia cristiana Sono entrato a 17 anni nel seminario minore diocesano di Taungngu. Ho sempre voluto diventare prete. Una volta finito il seminario minore, il vescovo mi ha mandato in Italia a studiare per prepararmi bene al sacerdozio. E qui ho scoperto la mia vocazione".

Ovvero?

Diventare missionario. Ho studiato a Monza con i seminaristi del PIME, lì ho scoperto la loro passione per la missione. E piano piano è sorto in me il desiderio di partire. Sono ritornato in Myanmar per due anni: è stato il mio vescovo, mons. Isaac Danu, ad ordinarmi sacerdote.

E cosa pensa il vescovo della sua scelta di andare missionario?

Si è detto subito d'accordo, è stato contento. Come mia mamma: "Se questa è la volontà di Dio, vai, parti" mi ha detto.

Perché ha deciso di diventare missionario?

Gesù ha chiamato gli apostoli non solo per stare a casa loro, nei posti dove erano nati, ma per andare altrove. Così è stato anche per me: mentre mi stavo preparando all'ordinazione, ho capito che diventare sacerdote vuole dire essere chiamato a partire.

Lei proviene da una nazione dove la fede è arrivata grazie ai missionari…

Infatti per me andare in missione è anche restituire la fede che mi è stata donata dai missionari. Io non ho potuto conoscere i missionari che hanno portato il cristianesimo in Birmania, perché erano già stati espulsi dal governo. La mia famiglia però ha incontrato molti missionari, mia madre mi raccontava del loro lavoro, della fatica sofferta e delle sofferenze che hanno patito. Noi birmani siamo i figli nella fede dei missionari.

Perché vuole andare fuori dal suo paese per fare il missionario?

Certo, la mia patria, Myanmar, è ancora terra di missione, non tutti conoscono Gesù. Però vorrei mostrare che, per quanto giovane nella fede, la nostra chiesa è cresciuta, grazie allo Spirito Santo, e ora è capace di mandare evangelizzatori in altri paesi.

Padre Ludovico, cos'è per lei missione?

È portare qualcosa di nuovo in un posto dove non c'è: donare la Parola di Dio, la novità, a gente che non la conosce. Gli uomini hanno bisogno della Parola di Dio. Me ne sono reso conto tra la mia gente.

Come?

La maggioranza della popolazione in Myanmar è buddista. Però i giovani sono attratti dal cristianesimo: vedono nella comunità cristiana una società diversa, dove la gente si vuole più bene e le persone vivono come fratelli. Ecco, sono questi frutti della missione.

 

 

 

 

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