20/04/2012, 00.00
FILIPPINE - CINA
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Sale la tensione fra Pechino e Manila per il controllo del Mar cinese meridionale

La Cina invia un terzo pattugliatore a Scarborough Shoal, piccola isola al largo delle coste filippine. L'area è da giorni teatro di uno scontro diplomatico fra la marina di Manila e quella di Pechino per il controllo delle risorse ittiche e naturali. Il governo filippino annuncia il ricorso unilaterale alla Corte Onu sul diritto marino.

Manila (AsiaNews/ Agenzie) - Sale la tensione fra Filippine e Cina  nel mar cinese meridionale, nonostante gli appelli alla calma di Manila. Oggi la marina cinese ha inviato un nuovo pattugliatore nell'area di Scarborough Shoal, piccolo isolotto a 220 km al largo di Luzon (Filippine) oggetto in questi giorni di un duro scontro fra Pechino e Manila sul diritto di sfruttamento delle risorse naturali presenti nella zona. La mossa della Cina ha scatenato le polemiche del governo filippino che accusa i cinesi di voler fomentare senza alcuna ragione un confronto militare fra i due Paesi.  Oggi Raul Hernandez, sottosegretario per il ministero degli Affari esteri filippino, ha annunciato che si appellerà al Tribunale internazionale Onu sul diritto del mare (Itlos) per sbloccare la situazione. "Se Pechino si rifiuterà di comparire con noi dinanzi all'Itlos   - ha sottolineato - Manila farà ricorso alla Corte in modo unilaterale".

L'8 aprile scorso la Gregorio Pilar, la più grande nave da guerra della marina filippina, ha sorpreso otto pescherecci cinesi catturare coralli, molluschi, squali vivi, cetacei ed altri esemplari marittimi in via di estinzione nei pressi del Scarborough Shoal o isola di Huangyan (per i cinesi). L'intervento di "due navi pattuglia cinesi" ha però impedito il fermo dei pescherecci, aprendo un caso diplomatico fra i due Paesi. Dal 10 aprile la fregata filippina, gli otto pescherecci e le due pattuglie stazionano nelle acque intorno allo scoglio. Secondo la Convenzione Onu sul diritto del mare (UNCLOS) l'isola è dentro il limite delle acque territoriali di Manila, che rivendica il diritto a sfruttarne le risorse ittiche e minerarie.

Fra le nazioni della regione Asia-Pacifico, la Cina è quella che avanza le maggiori rivendicazioni in materia di confini marittimi nel mar Cinese meridionale. L'egemonia nell'area riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale. A contendere le mire espansionistiche di Pechino vi sono Vietnam, Filippine, Malaysia, il sultanato del Brunei e Taiwan, cui si uniscono la difesa degli interessi strategici degli Stati Uniti nell'area.

Da tempo Vietnam e Filippine denunciano la crescente aggressività di Pechino. In occasione dell'ultimo vertice dei Paesi Asean, tenutosi lo scorso 3 aprile a Phnom Penh (Cambogia) il presidente filippino Benigno Aquino ha suggerito di "assumere una posizione comune" nei confronti del governo cinese, che chiede invece "singoli" accordi con i vari attori in gioco, sfruttando la sua egemonia economica e militare nel continente asiatico. Lo scorso 16 aprile l'esercito filippino ha dato il via a 12 giorni di esercitazioni militari insieme alla marina statunitense, che hanno suscitato pesanti reazioni da parte della Cina, che vede nelle manovre navali una prova di forza di Manila per il controllo del Mar cinese meridionale. Secondo Pechino le esercitazioni sarebbero la prova di una "mentalità da Guerra Fredda".

 

 

 

 

 

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