04/10/2012, 00.00
INDONESIA
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Sciopero generale: lavoratori indonesiani in piazza contro l’outsourcing

di Mathias Hariyadi
È scontro fra associazioni sindacali e imprenditori sulla pratica dell’approvvigionamento esterno degli operai. Un sistema usato dalle aziende per contenere i costi e risparmiare sul welfare. Due milioni di persone in tutto il Paese hanno incrociato le braccia, 23mila nella sola Jakarta. Leader degli industriali: rischio di fuga degli investitori stranieri. Operaio: “non siamo robot”.

Jakarta (AsiaNews) - Almeno due milioni di lavoratori in piazza, di cui 23mila nella sola Jakarta; una protesta nazionale che rischia di trasformarsi in un vero e proprio scontro frontale con gli imprenditori, che temono la fuga degli investitori stranieri e il crollo degli affari. Si gioca attorno all'outsourcing la partita fra aziende e operai in Indonesia, che ieri hanno lanciato uno sciopero in tutto il Paese per chiedere maggiore tutela dei diritti e migliori condizioni di impiego, fra cui assistenza sanitaria e un salario più alto. Sono circa 700 gli impianti che hanno subito pesanti contraccolpi per l'astensione dal lavoro, appartenenti a 80 complessi industriali. Le manifestazione, oltre alla capitale, hanno interessato Bogor, Depok, Karawang, Semarang, Medan e molte altre cittadine minori.

L'esternalizzazione, anche detta outsourcing o "approvvigionamento esterno", è il termine che in materia di economia e impresa definisce la pratica adottata dalle aziende di ricorrere a terzi per lo svolgimento di alcune fasi della produzione. Essa vale sia per il subappalto di opere, quanto per l'assunzione temporanea di lavoratori come nel caso dell'Indonesia, con contratti a tempo determinato su base annua.

Nel gennaio scorso la Corte costituzionale ha stabilito che la pratica dell'assunzione temporanea è illegittima, perché "incostituzionale" e "contraria ai diritti dei lavoratori". Gli operai chiedono al governo di vietare per legge la pratica; al contrario, per gli imprenditori è un sistema che consente di "economizzare" perché evita lo stanziamento di contributi extra, assistenza sanitaria e altri benefit come la previdenza.

Said Iqbal, presidente dell'Assemblea dei lavoratori (Mpbi), conferma che le proteste sono rivolte "all'abolizione del sistema di outsourcing" e per "un incremento dei salari e dell'assistenza sanitaria entro il 2014, invece che il 2019 come previsto in origine" dall'esecutivo. Gli fa eco un manifestante di nome Ralenti, che urla la propria ira: "Non siamo robot che possono trattare come gli pare" e chiede che siano garantiti "un giusto compenso" un sistema generale di welfare.

Dalla Camera di commercio indonesiana (Kadin) viene invece l'appello al governo di sostenere con decisione la posizione delle imprese, perché l'approvvigionamento esterno è fondamentale per il successo degli affari e la crescita economica. Come ribadisce Sofyan Wanadi, presidente dell'Associazione degli imprenditori (Apindo), secondo cui scioperi e manifestazioni "mettono in pericolo il clima di distensione" e potrebbero causare la fuga degli investitori stranieri, con conseguenti danni fiscali e "perdite enormi". Il rischio maggiore, conclude il leader dei businessmen, è "lo spostamento degli impianti industriali in altre nazioni" come il Vietnam.  

 

 

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