30/01/2006, 00.00
Vietnam
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Vietnam, operai in sciopero contro le paghe ferme dal 1999

La "paga base" è la più bassa della regione. L'esigenza di favorire gli investimenti esteri ha prevalso sulle necessità dei lavoratori. Nel Paese 900 scioperi in 10 anni.

Ho Chi Minh City (AsiaNews/Agenzie) – Il premier vietnamita Phan Van Khai è nuovamente intervenuto nei giorni scorsi per cercare una soluzione agli scioperi che da settimane fermano il lavoro di molte ditte straniere, con i lavoratori che chiedono un aumento dei livelli salariali fissati per legge.

Decine di migliaia di lavoratori sono in sciopero dall'inizio di gennaio e chiedono al governo un aumento della paga base, fissata per legge, che corrisponda al crescere del costo della vita. Il premier ha chiesto al ministro per la Pianificazione e gli investimenti di cercare un accordo con gli scioperanti.

Nei giorni precedenti il premier avava disposto un aumento del 40% dal prossimo aprile per il salario minimo per gli operai privi di qualifica, che lavorano in ditte estere. Il salario minimo per i lavoratori esperti sarà maggiore almeno di un ulteriore 7%. Ma il nuovo intervento del governo, commentano gli esperti, dimostra che i lavoratori non gradiscono che l'aumento, promesso per febbraio, sia rinviato ad aprile.

Al dicembre 2005 in Vietnam ci sono stati nel 2005 investimenti diretti di ditte di Taiwan e Corea del sud – le più colpite dagli scioperi - pari a circa 8 miliardi di dollari Usa, attirati dal minimo costo del lavoro, inferiore persino alla Cina dove la paga base per gli operai è di 63 dollari al mese. La paga base in Vietnam era di 45-50 dollari, ma nel 1999 il governo l'ha portata tra i 35 e i 45 dollari proprio per favorire gli investimenti esteri. Da allora non è cambiata, nonostante l'aumento del costo della vita.

Il codice del lavoro del Vietnam riconosce il diritto di sciopero, ma deve essere dichiarato dai sindacati. Per cui questi scioperi  sono illegali perché organizzati dai lavoratori senza i sindacati in quanto – spiega Pham Van Hung, dirigente di un ente per l'organizzazione del lavoro a Ho Chi Minh City – si temeva che questi si potessero opporre.

L'aumento proposto non soddisfa i lavoratori in sciopero, ma suscita le proteste dei dipendenti delle ditte con capitale vietnamita, che si ritengono discriminati e minacciano a loro volta scioperi perché ricevono paghe al minimo salariale o anche più basse. "Guadagno 38 dollari al mese – protesta Nguyen Thi Phuong, operaio di una fabbrica tessile – senza avere aumenti da 10 anni". In molte ditte i lavoratori con anni di esperienza ricevono lo stesso salario degli ultimi assunti.

Se il governo non interviene subito, osservano gli esperti, gli scioperi possono diffondersi:  a Ho Chi Minh City ci sono non meno di 700 ditte estere che impiegano oltre 130 mila lavoratori. Un rapporto del ministero del Lavoro mostra che nel Paese ci sono stati quasi 900 scioperi in 10 anni, soprattutto per chiedere migliori paghe e maggiore assistenza sociale. (PB)

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