17/01/2013, 00.00
CINA – GIAPPONE
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Senkaku/Diaoyu, Pechino tende la mano; Tokyo cerca alleati nell'Asean

Il capo della Conferenza politica consultiva del popolo cinese invoca il “dialogo” per risolvere il caso dell’arcipelago conteso dai due governi. Ma il premier nipponico, in visita ufficiale in Vietnam, Thailandia e Indonesia, cerca nuove vie per frenare le pretese territoriali di Pechino. Analista cinese: “Non vogliamo davvero la guerra”.

Pechino (AsiaNews) - Il governo cinese cerca di guadagnare tempo e forse di evitare una crisi militare totale con il Giappone per il controllo dell'arcipelago conteso nelle acque del Mar cinese meridionale. Jia Qinling, capo della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, ha infatti aperto al dialogo con Tokyo sulla sovranità delle isole che i cinesi chiamano Diaoyu e i giapponesi Senkaku. Dallo scorso settembre la tensione per il possesso dell'arcipelago ha continuato a crescere in maniera inesorabile.

Incontrando l'ex primo ministro nipponico Yukio Hatoyama a Pechino, Jia ha dichiarato: "Le due parti dovrebbero gestire la questione in maniera appropriata. Oltre alle isole Diaoyu ci sono tanti altri argomenti che possiamo risolvere con il dialogo". Anche se Jia decadrà dal suo ruolo il prossimo marzo - in occasione della presa di potere ufficiale della "Quinta generazione" di leader comunisti, guidati da Xi Jinping - gli analisti sono concordi nel sostenere che la sua è la linea ufficiale "del momento".

Zhu Feng, esperto di sicurezza internazionale e docente presso la Scuola di Studi internazionali dell'università di Pechino, spiega: "La Cina non vuole davvero un confronto militare. Sta usando le navi e gli aerei come mezzo di pressione per costringere il Giappone ad ammettere che una questione per la sovranità esiste, nonostante Tokyo la definisca infondata".

Le isole appartenevano al Giappone durante il periodo dell'occupazione della Cina. Dopo la II Guerra mondiale sono state "prese in consegna" dagli Stati Uniti, che poi le hanno "affidate" a Tokyo negli anni Settanta. Tuttavia, una serie di trattati internazionali pre e post-bellici stabiliscono che esse dovevano essere restituite alla Cina. La tensione, mai sopita, è esplosa con la vendita da parte di un privato del terreno dell'arcipelago al governo giapponese.

Negli ultimi mesi i due Paesi si sono sfidati in maniera continua. Dopo una serie di proteste simboliche e di "sbarchi" da parte di attivisti di entrambe le nazioni, sono state utilizzate sia la Marina che l'Aviazione. I jet militari cinesi e giapponesi si confrontano - per ora senza sparare - sin dallo scorso dicembre. L'apertura di Jia, però, non sembra essere recepita dal governo nipponico guidato da alcune settimane dal "falco" Shinzo Abe.

Il premier nipponico ha improntato la propria campagna elettorale su toni molto nazionalistici e ha chiarito che la questione "non esiste". Ora, dopo aver risposto colpo su colpo, ha deciso di usare l'economia per convincere i Paesi dell'area Asean a sostenere il Sol Levante in caso di conflitto aperto con Pechino. Abe è infatti in visita ufficiale in Vietnam. Subito dopo si sposterà in Thailandia e Indonesia, mercati interessanti per le compagnie giapponesi e nuove "stelle" nel campo della produzione manifatturiera.

Secondo diversi analisti, il suo programma è quello di garantire ricchi contratti commerciali per le importazioni e le esportazioni in cambio di garanzie di solidarietà sui temi che dividono Cina e Giappone. Va notato che nel suo precedente mandato da primo ministro, 6 anni fa, Abe decise di iniziare i suoi viaggi all'estero con una visita a Pechino.

 

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