24/04/2007, 00.00
GIAPPONE
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Si rafforza l’ipotesi politica per l’assassinio del sindaco di Nagasaki

di Pino Cazzaniga
Itcho Itoh era in prima linea nella battaglia contro le armi nucleari e si opponeva anche alla possibilità che il suo Paese potesse dotarsi di tale armamento. Per la città è il terzo choc collettivo, dopo il bombardamento atomico e l’attentato al predecessore di Itoh.

Tokyo (AsiaNews) - Non è ancora provata, ma appare plausibile la matrice politica dell’assassinio di Itcho Itoh (61 anni), sindaco di Nagasaki, alfiere della battaglia contro l’armamento nucleare nel mondo ed anche in Giappone. A rendere credibile l’ipotesi, i rapporti dell’assassino con le associazioni di estrema destra e la loro posizione favorevole all’armamento nucleare del Paese, contro il quale si era schierato Itoh.

Quando è stato ucciso, il 18 aprile, Itoh, definito dall’editorialista del Yomiuri Shinbun “un politico appassionato sempre in prima linea nel movimento per l’eliminazione delle armi nucleari”, stava portando a termine la campagna elettorale per la sua quarta rielezione, data per certa.

Gli esponenti dei partiti politici, sia di governo che di opposizione, hanno condannato all’unanimità l’infame atto come una grave ferita alla democrazia. “Un atto odioso commesso durante una campagna elettorale è una sfida alla democrazia”, ha detto il primo ministro Shinzo Abe. “Dobbiamo essere ben decisi a sradicare questo genere di violenza”.

L’assassino, Tetsuya Shiroo (59 anni) è un leader della Suishin-kai, una banda mafiosa (yakuza), affiliata al famigerato gruppo Yamaguchi gumi, la più grande associazione della malavita in Giappone. Secondo le prime indagini, Shiroo avrebbe compiuto il crimine per vendetta contro l’amministrazione comunale per non aver ottenuto copiosi risarcimenti di danni: la sua auto era caduta in una buca in una zona dove erano in corso lavori pubblici. L’assassino non aveva mai parlato con il sindaco

È la terza volta negli ultimi 60 anni che la città deve far fronte a gravi fatti che hanno prodotto incubi collettivi. Il primo, a tutti noto, è stato il bombardamento atomico del 9 agosto 1945, che ha incenerito in pochi minuti migliaia di cittadini, comprese intere scolaresche. Il secondo, avvenuto 17 anni fa, è stato il grave ferimento del predecessore di Itoh, il cattolico Hitoshi Motoshima (80 anni)da parte di un nazionalista fanatico, membro di un’organizzazione di estrema destra. Due anni prima Motoshima, pur essendo politicamente un conservatore, aveva detto davanti all’assemblea municipale che l’imperatore Hirohito aveva una qualche responsabilità nella guerra. Era un’opinione condivisa da molti storici. Pensava di non aver detto nulla di speciale e che non ci sarebbe stata alcuna reazione. Si sbagliava, ma la rettitudine di coscienza ha avuto la meglio sull’opportunismo politico, Ferito gravemente, indicando il flusso di sangue che gli imbrattava la camicia, disse: “Come ultimo lavoro nella mia vita voglio cambiare le attitudini del popolo giapponese sulla bomba atomica. I giapponesi pensano solo di essere stati vittime. Hanno dimenticato di aver reso vittime molta gente nella guerra”.

Anche Itoh ha mostrato integrità morale sfidando il governo centrale che lo dissuadeva dal prendere iniziative a livello internazionale circa l’abolizione degli armamenti nucleari. Nel novembre del 1995, in occasione del 50mo anniversario del bombardamento atomico, ha tenuto un discorso davanti alla Corte di giustizia internazionale dell’Aja, che gli ha ottenuto plauso nazionale e internazionale. Aveva detto che le esplosioni nucleari costituiscono “un’evidente infrazione delle leggi internazionali a causa della loro natura indiscriminante e della distruzione dell’ambiente naturale”. Nell’ottobre scorso Itoh, pur condannando senza mezzi termini l’esperimento nucleare della Corea del nord, ha anche criticato apertamente Shoichi Nakagawa, capo della commissione politica del partito liberaldemocratico (LDP), che invitava i politici e il popolo giapponese a iniziare la discussione sull’opportunità di dotarsi di armamento nucleare.

Nishio Baku, direttore del Citizens’ Nuclear Information Center, un’organizzazione antinucleare in Tokyo, ha dichiarato che “la posizione di Itoh era ben nota e la sua perdita è assai tragica” e Rebecca Johnson, fondatrice dell’Acronim Institute for Disarmament di Londra, che conosceva Itoh da molto tempo ha detto: “Questo genere di violenza, che fa tacere importanti voci di pace e integrità come quella del sindaco Itoh, non deve essere assolutamente tollerata”.

 

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