05/08/2013, 00.00
SINGAPORE
Invia ad un amico

Singapore: suor Linda Sim, che usa il taekwondo per aiutare i bambini (e vincere tornei)

Prima di diventare missionaria francescana, la religiosa era una campionessa di arti marziali. Dopo 20 anni fra lo Zimbabwe e l’Inghilterra torna a casa, dove oggi guida il programma per la riabilitazione fisica dei bimbi malati di cancro usando proprio le tecniche nate in Corea del Sud. E, nel frattempo, vince un argento ai Campionati di Seoul.

Singapore (AsiaNews) - Quando aveva 7 anni, Linda Sim aveva scelto come carriera l'esercito. Ma 51 anni dopo, la religiosa francescana dice sorridendo di essere "molto più contenta di aver militato nelle truppe di Dio, unendo alla vocazione religiosa la grande passione per le arti marziali". Dopo 20 anni di missione fra Regno Unito e Zimbabwe, infatti, suor Linda Sim è divenuta coordinatrice dell'ospedale Mount Alvernia di Singapore e qui, dove sono ricoverati piccoli malati di cancro, usa il taekwondo per aiutarli nelle terapie riabilitative.

La storia "sportiva" di questa religiosa inizia nel 1971, quando si iscrive nelle classi di arti marziali organizzate dalla chiesa di san Vincenzo dé Paoli nella città-Stato: "Mio padre non voleva assolutamente che facessi arti marziali, e mia madre mi accompagnava dovunque. Se venivo colpita in testa chiudeva gli occhi e non li riapriva fino alla fine dell'incontro". In 7 anni, diventa una campionessa di caratura nazionale.

Ma nel 1978 arriva una chiamata più potente, la vocazione religiosa, e Linda Sim lascia il ring per entrare in un convento delle Missionarie francescane della Divina Maternità. Dopo il noviziato, i voti e un primo periodo a Singapore il suo ordine la manda in Zimbabwe, dove lavora in un ospedale cattolico per 3 anni; da lì si trasferisce in Inghilterra, dove per 17 anni è animatrice missionaria e assistente delle novizie. Nel 2004 torna a casa.

In tutto questo periodo, però, non abbandona il taekwondo. Con un'accortezza: non più incontri ma solo la versione "poomsae", una combinazione di azioni di base e movimenti tecnici che vengono sferrati contro avversari immaginari. Si tratta di una delle variabili più amate persino in Corea del Sud, dove è nata quest'arte marziale, perché combina la perfezione della tecnica alla grande necessità di concentrazione per mantenere le posizioni.

Nel 2006, la Federazione di Singapore annuncia di voler aprire un programma proprio di "poomsae" per i bambini malati di cancro: i medici ritengono che l'allenamento necessario per questo sport sia di grande aiuto per la fase pre e post chemioterapia soprattutto nei più giovani. Suor Linda Sim viene incaricata di allenare i piccoli ricoverati.

"Per me - racconta - è un privilegio e un onore poter guidare questi ragazzi e imparare dagli allenatori della Federazione, che vengono nell'Ospizio dedicato a san Francesco di Assisi per dare lezione teoriche e pratiche. E mi fa piacere poter continuare a praticare uno sport che ho sempre amato". Grazie a questo programma, i "ragazzi di Assisi" hanno vinto nei Campionati del 2007 ben 6 medaglie d'oro, 2 argenti e un bronzo.

Da parte sua, suor Linda ha approfittato di un periodo di vacanza per partecipare ai Campionati internazionali di categoria Open proprio in Corea del Sud lo scorso luglio. Ha vinto una medaglia d'argento (v. foto della finale): "Pensavo di essere troppo vecchia. Ma evidentemente non lo sono ancora".

 

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Ashgabat, al via i Giochi asiatici Indoor e di Arti marziali
18/09/2017 14:28
Bambini orfani nelle gabbie per combattimenti di arti marziali
26/08/2017 09:35
Sacerdote ad Ashgabat: I Giochi asiatici, occasione di preghiera e incontro fra i popoli
22/09/2017 12:08
Ningbo: 51 arresti per le proteste della popolazione contro l'inquinamento
30/10/2012
Muore pugile 13enne. La Thai boxe sotto accusa
14/11/2018 15:10


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”