22/10/2004, 00.00
FILIPPINE
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Sistema carcerario sull'orlo del collasso

di Sonny Evangelista

Il 77% è vittima di errori giudiziari. Ci si dichiara colpevoli per non restare nella prigione di Quezon in attesa di giudizio.

Manila (AsiaNews) – Il tribunale lo ha dichiarato innocente per non aver commesso il fatto, ma nel frattempo Raymond Narag ha trascorso 7 anni nelle carceri di Quezon City. Quando era stato arrestato, nel 1995, con l'accusa di omicidio, Raymond frequentava l'università ed era in procinto di laurearsi con lode. Quando è uscito di prigione, nel 2002, non gli hanno nemmeno riconosciuto gli esami sostenuti.

Oggi Raymond è uno dei consulenti della Corte suprema per la riforma delle carceri. Ieri in una conferenza stampa organizzata dalla Commissione episcopale per la cura pastorale delle carceri ha illustrato i risultati di una ricerca sul sistema carcerario, che ha preso il via proprio dalla sua esperienza. "Le morti in prigione crescono in maniera allarmante – afferma Raymond – I carcerati muoiono per tubercolosi, varicella e altre semplici malattie che si diffondono con incredibile rapidità. Nelle carceri di Quezon City si registrano dai 2 ai 5 decessi al mese". Il fatto grave, sottolinea Raymond è che "i prigionieri muoiono prima di subire il processo".

Il caso di Raymond Narag non è isolato: i detenuti della prigione di Quezon sono in attesa di giudizio. Essi vengono trasferiti nel Penitenziario nazionale di Muntinlupa, sobborgo di Manila, dopo la sentenza definitiva di condanna. Nelle Filippine, denuncia Raymond, "chiunque viene arrestato è considerato colpevole ancor prima di essere processato. Ma l'esperienza, come è successo nel mio caso, dimostra che la realtà è ben diversa". E i numeri gli danno ragione: un documento della Corte suprema afferma che il 77% dei casi di custodia cautelare è frutto di errori giudiziari.

Il carcere di Quezon è sull'orlo del collasso: una legge sulla droga, approvata due anni fa, ha portato un aumento della popolazione carceraria da 36 mila a 54 mila unità, con un tasso di crescita del 12% annuo. L'aumento dei detenuti non è sostenuto da un aumento nei fondi: il budget per le carceri è rimasto invariato e ammonta a 1,9 miliardi di peso (26 milioni di euro). Diversi i problemi che affliggono le carceri: mancanza di personale, carenza di provvigioni e risorse. Il budget giornaliero – 35 peso, circa mezzo euro – per il cibo è lo stesso di due anni fa, ma la popolazione carceraria è aumentata del 33%. Anche gli avvocati d'ufficio – per chi non può permettersi un legale – e i giudici non sono aumentati: questo comporta che la detenzione preventiva in attesa di giudizio duri in media più di 3 anni, prima che la il caso venga dibattuto in aula.

I detenuti nella prigione di Quezon City sono 3400, ma la struttura può accogliere solo 815 carcerati. Ciascuno ha uno spazio vitale di 0,28 metri quadrati, di fronte ai 3 metri quadrati per ogni detenuto che è minimo standard richiesto dai trattati Onu. "Molti detenuti – afferma Raymond Narag – si dichiarano colpevoli, sebbene innocenti, pur di andarsene dalla prigione di Quezon. Le condizioni al National Penitentiary sono migliori e i detenuti preferiscono scontare una pena ingiusta piuttosto che restare nelle carceri di Quezon in attesa di giudizio".

Per far fronte alle precarie condizioni ambientali, i detenuti hanno ideato un sistema alternativo: il VIP system. I detenuti più facoltosi contribuiscono alla manutenzione delle celle e devolvono parte dei soldi ai carcerati che riacquistano la libertà. Essi hanno inoltre elaborato un codice interno per sedare le risse. "Questo è il risultato – conclude Raymond – di un sistema carcerario in cui il regolamento ufficiale si è fuso con un codice interno (e parallelo) di gestione delle norme comportamentali". 

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