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SRI LANKA
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Stragi di Pasqua 2019: divieto di espatrio per Rajapaksa

di Melani Manel Perera

Le indagini riaperte sugli attentati a chiese e alberghi che provocarono la morte di oltre 270 persone arrivano a toccare con un provvedimento diretto anche l'ex presidente che tornò al potere pochi mesi dopo le bombe. Da tre mesi è in carcere l'ex capo dell'intelligence con l'accusa di aver "usato" gli islamisti per alterare gli equilibri politici del Paese.

Colombo (AsiaNews) – Nello Sri Lanka l’inchiesta sulle stragi della Pasqua 2019 arriva a coinvolgere per la prima volta con un provvedimento diretto l’ex presidente Gotabaya Rajapaksa, eletto pochi mesi dopo e poi costretto alle dimissioni dalla rivolta popolare del luglio 2022. Il Tribunale di Colombo ha imposto a Rajapaksa un divieto di espatrio nell’ambito della rinnovata indagine sugli attentati che causarono oltre 270 morti e centinaia di feriti.

L’ordine è stato emesso dal magistrato Pasan Amarasekara in seguito a una richiesta presentata dal Dipartimento per le indagini criminali (CID), impegnato nell’approfondimento delle circostanze che precedettero gli attacchi terroristici del 21 aprile 2019. In quell’occasione, una serie di attentatori suicidi colpì simultaneamente diverse chiese e alberghi di lusso, provocando una delle peggiori stragi nella storia del Paese. Da anni la Chiesa cattolica dello Sri Lanka insieme a tante voci della società civile chiede chiarezza sui mandanti veri delle stragi compiute da formazioni islamiste.

Oltre a Rajapaksa, il tribunale ha disposto restrizioni ai viaggi all’estero anche per due figure legate all’apparato di sicurezza: il colonnello dell’esercito Mohamed Ansar e Premananda Udalagama, noto anche come Silva, ex ufficiale dell’intelligence.

I nuovi provvedimenti si inseriscono nel solco dell’arresto dell’ex direttore dell’intelligence di Stato, il generale in pensione Suresh Salley, avvenuto tre mesi fa con l’accusa di cospirazione. L’indagine venne riaperta dopo che un documentario dell’emittente britannica Channel 4 riportò una serie di indizi rilevanti sull’esistenza di un complotto più ampio volto a generare una crisi di sicurezza nazionale e influenzare gli equilibri politici del Paese. Secondo gli investigatori, la nuova fase dell’inchiesta punta a chiarire definitivamente tutte le circostanze che hanno preceduto gli attentati e a individuare eventuali responsabilità politiche, militari o amministrative.

La decisione del tribunale ha comunque suscitato forti reazioni tra i sostenitori dell’ex presidente. Alcuni esponenti vicini a Rajapaksa hanno definito il provvedimento una forma di “vendetta politica”, sostenendo che l’ex capo di Stato abbia svolto un ruolo fondamentale per la sicurezza, la libertà e lo sviluppo del Paese.

Anche alcuni monaci buddhisti hanno espresso il loro dissenso nei confronti della misura giudiziaria condannando pubblicamente il divieto di espatrio, considerandolo inappropriato nei confronti di un ex presidente.

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