Sumatra del Nord, grazie a suor Natalia banca restituisce i risparmi ai cattolici truffati
Quasi 1,4 milioni di euro sottratti dai conti dei fedeli della parrocchia di san Francesco d’Assisi a Aek Nabara. Per settimane la religiosa si è battuta per la restituzione del denaro sottratto da un ex dipendente della banca, poi fuggito in Australia e arrestato. Le “sincere scuse” ai cattolici del Paese da parte dei vertici dell’istituto.
Jakarta (AsiaNews) - Dopo una estenuante battaglia i cattolici di Sumatra settentrionale, guidati da suor Natalia Situmorang KYC che si è spesa in prima persona, saranno risarciti interamente per il furto milionario dai conti correnti privati di una filiale locale della Bank Negara Indonesia (Bni). Nel pomeriggio di ieri, infatti, la Bni 46 ha annunciato ufficialmente che il processo di restituzione dei fondi rimanenti ai clienti della cooperativa finanziaria di Aek Nabara era stato completato tramite bonifici bancari direttamente nelle casse dei correntisti. Al contempo, nel corso della conferenza stampa i vertici dell’istituto bancario si sono scusati ufficialmente con i cattolici del Paese, in particolare i membri della parrocchia di san Francesco di Assisi di Aek Nabara, per l’appropriazione indebita del denaro commessa da un ex-dipendente, poi fuggito all’estero e catturato.
Nell’ultima settimana la religiosa ha promosso a più riprese attività di “lobbying” a Jakarta a favore dei correntisti derubati, incontrando funzionari di primo piano della banca ed esponenti governativi con la speranza che la Bni 46 restituisse anche l’ultima parte dei fondi sottratti. “Invochiamo il sostegno dei media e della stampa - aveva sottolineato ad AsiaNews nei giorni scorsi - di modo che la nostra lotta per recuperare i fondi rimanenti possa essere risolta”. Una svolta si è registrata a inizio settimana, quando suor Natalia ha incontrato il presidente di Bni, Putrama Wahju Setyawan, grazie anche alla mediazione di esponenti del Gerindra Party, movimento alleato al presidente Prabowo Subianto, che ha infine prodotto un risultato positivo.
Nell’ultimo mese, la Chiesa cattolica in Indonesia è stata scossa dalla scomparsa di circa 28.257.360.600 rupie indonesiane (poco meno di 1,4 milioni di euro) appartenenti ai membri della parrocchia di san Francesco d’Assisi a Aek Nabara, nell’arcidiocesi di Medan, a circa sette ore di viaggio dalla capitale provinciale. Un fondo consistente, frutto del denaro depositato da migliaia di correntisti nel corso degli ultimi 45 anni alla Credit Union Aek Nabara: la maggior parte di essi sono agricoltori o umili lavoratori provenienti da aree remote dell'isola di Sumatra settentrionale. Il denaro è stato trafugato nel tempo e in gran segreto da Andi Hakim Febriansyah, in qualità all’epoca di capo della filiale Bni di Aek Nabara, dove aveva lavorato prima di dimettersi e fuggire col “tesoro” appartenente alla comunità cattolica della parrocchia.
In seguito è emerso che Andi, insieme alla moglie, ha usato i fondi per finanziare uno stile di vita lussuoso e altri interessi personali. Nel frattempo le forze dell’ordine lo hanno individuato e arrestato nel suo esilio dorato in Australia, dove si era rifugiato dopo aver lasciato il Paese di origine con il denaro sottratto indebitamente e, nei confronti della coppia, la magistratura ha aperto un fascicolo di inchiesta. Da quando il caso è emerso al grande pubblico, con dimostrazioni pacifiche di clienti in lacrime, ha sollevato polemiche e sdegno, in particolare sui social, inondati di richieste di prelievi forzosi di massa nel caso in cui l’istituto di credito non restituisse anche i 21 miliardi di rupie rimanenti. In precedenza la banca aveva erogato circa sette miliardi in rimborsi, giudicati insufficienti dai cittadini truffati e dalla stessa opinione pubblica.
“Bni estende le sue sincere scuse ai cattolici di tutta l’Indonesia, in particolare ai parrocchiani di Aek Nabara, così come al pubblico più ampio per l’inconveniente causato. Comprendiamo le preoccupazioni e l’impatto sperimentato da quanti sono stati colpiti” ha dichiarato Munadi Herlambang, direttore delle Risorse umane dell’istituto. “Oggi portiamo buone notizie al pubblico. Il processo di restituzione dei fondi ai clienti della parrocchia di Aek Nabara è stato completato” ha concluso l’alto funzionario di una delle più grandi banche dell’arcipelago.
Nel nome della banca è solitamente presente il numero “46”, che si riferisce all’anno di fonazione quale prima banca dall’indipendenza. Nel suo ruolo di tesoriere e portavoce della parrocchia, suor. Natalia ha combattuto con notevole determinazione attirando una diffusa simpatia. Durante l’incontro di ieri coi dirigenti di Bni, la religiosa è stata accompagnata dal consulente legale dell'istituto di credito, Bryan Roberto Mahulae. In questa fase finale, la banca ha restituito 21.257.360.600 rupie, che seguono il precedente rimborso di circa sette miliardi. Munadi ha auspicato che questa risposta possa aiutare a mantenere la fiducia del pubblico nella banca.
31/05/2018 14:29
09/10/2017 08:50





