04/06/2026, 12.41
MYANMAR - ITALIA
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Il ‘filo d’oro’ tra Italia e Myanmar: sette secoli di legami che continuano

di Alessandra De Poli

Un libro curato da Nicolò Tassoni Estense, ambasciatore italiano in Myanmar, e da Piero Masolo, missionario del Pime, ripercorre gli scambi culturali tra i due Paesi, da Marco Polo ai tecnici piemontesi fino ai primi missionari. Una relazione di cooperazione che si rinnova anche nelle periferie più disagiate di Yangon dove il personale diplomatico e la ong New Humanity, per la festa della Repubblica italiana, hanno distribuito oltre 2.100 pasti alle famiglie locali.

Yangon (AsiaNews) - Dai viaggi di Marco Polo ai missionari barnabiti, dagli esploratori piemontesi ai tecnici italiani chiamati alla corte dei re di Ava fino ai missionari del Pime. È un rapporto lungo oltre sette secoli quello che lega Italia e Myanmar e che oggi un libro, intitolato “Il filo d’oro”, cerca di ricostruire. Ma quella tra i due Paesi è una storia di realzioni che continua ancora oggi grazie alle attività di cooperazione promosse dall’ambasciata italiana a Yangon in collaborazione New Humanity, ong legata al Pime. 

Il 2 giugno di quest’anno, per il terzo anno consecutivo, il personale della sede diplomatica a Yangon ha organizzato, con il supporto logistico di New Humanity, una grande distribuzione di pasti destinata a una comunità vulnerabile della periferia della città.

Grazie alle donazioni raccolte tra il personale dell’ambasciata sono stati distribuiti oltre 2.100 pasti a famiglie in difficoltà, “con riso, pollo, verdure e condimenti”, ha spiegato ad AsiaNews Nicolò Tassoni Estense, capo missione dell’ambasciata italiana a Yangon e curatore del volume “Il filo d’oro”, insieme al missionario del Pime Piero Masolo. “Celebriamo la festa della Repubblica non soltanto con il tradizionale ricevimento diplomatico, ma anche cercando di dare concretezza ai valori di solidarietà contenuti nella Costituzione italiana”, ha aggiunto. “Il personale dell’ambasciata, italiani e birmani insieme, partecipa direttamente alla distribuzione dei pasti, cercando di offrire non solo un aiuto materiale ma anche un sorriso e momenti di vicinanza umana”.

Il diplomatico racconta di essere stato particolarmente colpito quest’anno dal gran numero di bambini presenti e dalla dignità con cui le famiglie hanno atteso il proprio turno. “È commovente vedere famiglie veramente molto povere attendere dignitosamente il loro turno, con compostezza e pazienza. Per noi questa iniziativa rappresenta un momento di condivisione che unisce tutto il personale dell'ambasciata e che riflette una profonda comunione di valori cristiani e buddhisti, entrambi legati all'idea della solidarietà e del dono”.

Un’attività resa possibile anche grazie al radicamento nel territorio di New Humanity: “Siamo davvero loro grati perché solo grazie alle radici profonde del loro lavoro al fianco di questa comunità, alla fiducia che si sono conquistati e alla loro capacità di mobilitare energie positive, è possibile realizzare una tale iniziativa in un contesto complesso quale quello birmano”. 

L’iniziativa di distribuzione dei pasti e il libro arrivano in un momento particolarmente delicato per il Myanmar. Dal colpo di Stato militare del febbraio 2021 il Paese è precipitato in una guerra civile che ha causato migliaia di vittime e milioni di sfollati. A questa crisi si è aggiunto il devastante terremoto del 28 marzo 2025, che ha aggravato ulteriormente la situazione umanitaria. Proprio per questo, guardare alla lunga storia dei rapporti tra Italia e Myanmar significa ricordare che i legami tra i due popoli sono sopravvissuti a guerre, crisi e trasformazioni politiche. Ma le storie unite da questo “filo d’oro” ricordano che il rapporto tra Italia e Myanmar non si è limitato alla cooperazione in risposta alle emergenze recenti, ma affonda le sue radici in una storia molto più lunga.

Nel volume il racconto parte dal XIII secolo con Marco Polo, considerato il primo europeo ad aver lasciato testimonianze su quello che oggi è l’attuale Myanmar. Nei secoli successivi arrivarono altri viaggiatori italiani, tra cui Niccolò de’ Conti, che contribuirono alla diffusione in Europa delle prime conoscenze geografiche sulla regione.

Particolarmente importante fu poi il ruolo dei missionari cattolici. Il libro ricorda l’opera dei barnabiti nel XVII secolo che introdussero in Europa conoscenze sulla lingua e sulla cultura birmana. A raccogliere questa eredità furono successivamente gli Oblati di Maria Vergine, che favorirono uno dei capitoli più sorprendenti della storia diplomatica tra i due Paesi. Dopo l’unificazione italiana, il governo guidato da Camillo Benso di Cavour cercò infatti di sviluppare un rapporto privilegiato con il regno birmano nel tentativo di aprire nuove prospettive commerciali e politiche in Asia.

Un altro capitolo centrale è quello dedicato ai missionari del Pime, che operarono nelle regioni più remote attraversate dal fiume Salween, nelle attuali aree degli Stati Shan e Kayah. In territori spesso difficili da raggiungere perfino per le autorità coloniali britanniche, i missionari svilupparono attività educative e di assistenza alle popolazioni tribali che portarono poi alla creazione di una serie di diocesi. Nel ‘900 emerge invece la figura di Salvatore Cioffi, conosciuto come Lokanatha, uno dei primi occidentali a convertirsi al buddhismo theravada. 

La pubblicazione si inserisce in un più ampio progetto culturale promosso dall’ambasciata italiana a Yangon, che lo scorso anno, sempre in occasione della festa della Repubblica, aveva già inaugurato la mostra “700 Years of Bonds: Unveiling the Journey of Italians in Myanmar”, esposizione dedicata ai viaggiatori, missionari, diplomatici e tecnici italiani che nel corso dei secoli hanno vissuto e lavorato nella “Terra dell’Oro”. Secondo Tassoni Estense, la ricostruzione di questo mosaico di incontri permette di comprendere come italiani e birmani abbiano interagito per secoli “pacificamente e arricchendosi a vicenda”, in una storia molto diversa da quella segnata dall'esperienza coloniale di altre potenze europee in Asia.

Un “filo d’oro”, appunto, quello tra i due Paesi, che continua ancora oggi anche attraverso piccoli gesti di solidarietà. Il volume è anche una sorta di lascito dell’ambasciatore Nicolò Tassoni Estense, che si appresta a concludere il proprio mandato in Myanmar. “Porterò sempre con me il ricordo di questo scambio profondo con il popolo birmano”, afferma. “E cercherò di continuare a sostenere il lavoro di New Humanity anche da lontano”.

Foto: Italian Embassy in Yangon/Facebook

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