18/11/2022, 12.01
CINA
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Summit Apec: dopo quelli di Putin, i missili di Kim indeboliscono la diplomazia di Xi

di Li Qiang

Razzo balistico nordcoreano cade vicino al Giappone mentre il presidente cinese incontra i leader della regione Asia-Pacifico a Bangkok. Il 15 novembre all’apertura del G20 di Bali quasi 100 missili russi avevano investito l’Ucraina. Incontro Xi-Kishida: Tokyo chiede contributo di Pechino per frenare Pyongyang; differenze su isole Senkaku e Taiwan.

Pechino (AsiaNews) – Il lancio oggi di un missile balistico intercontinentale da parte della Corea del Nord ha scosso il summit del forum dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec): il secondo colpo in meno di una settimana alla diplomazia di Xi Jinping, presente alla due giorni di meeting a Bangkok che si chiude domani.

Vladimir Putin, altro “amico” della Cina come il leader nordcoreano Kim Jong-un, aveva mandato in subbuglio il vertice del G20 a Bali: il 15 novembre quasi 100 missili russi hanno colpito diversi obiettivi in Ucraina.

Come in Indonesia al summit delle 20 maggiori economie del mondo, nell’incontro Apec in Thailandia  Xi è impegnato a ricucire la tela diplomatica lacerata da tensioni geopolitiche internazionali e dal’isolamento per la pandemia da Covid-19. Alla fine si è ritrovato pressato da più parti ad aiutare a mettere un freno all’aggressione russa dell’Ucraina e ai bellicosi test missilistici di Pyongyang.

Già ieri, durante il loro primo bilaterale di persona, il premier nipponico Fumio Kishida ha chiesto a Xi di affrontare il problema del programma nucleare e missilistico nordcoreano al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove in tandem con Mosca i cinesi si oppongono a nuove sanzioni contro il regime di Kim.

Più o meno nelle stesse ore Pyongyang sparava un missile a corto raggio nel Mar del Giappone. Secondo il governo giapponese, quello odierno aveva la capacità di colpire ogni angolo degli Usa. Sarebbe atterrato al largo di Hokkaido, nel nord del Giappone, con ogni probabilità all’interno della zona economica esclusiva nipponica. Da inizio anno la Corea del Nord ha testato più di 50 missili (e potrebbe essere pronta a un nuovo test nucleare), operazioni che giustifica come risposte alle manovre militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud.

È quasi scontato che l’appello di Kishida a Xi cada a vuoto: come per la guerra russo-ucraina, Pechino non intende intervenire direttamente su Kim, e forse non ha neanche le leve adatte per farlo – aspetto sottolineato anche dal presidente Usa Joe Biden.

Nel loro incontro di Bangkok, Xi e Kishida hanno concordato di lavorare per stabilizzare i rapporti tra i loro Paesi e di tenere aperti i canali di comunicazione sulle questioni di sicurezza. Uno scenario di distensione sulla falsariga di quanto accaduto tra il leader cinese e Biden a Bali il 14 novembre.

Le diversità di vedute sino-nipponiche rimangono però marcate. Kishida ha dichiarato di aver comunicato a Xi le “serie preoccupazioni” del proprio governo per i tentativi della Cina di contestare il controllo giapponese delle Senkaku. Pechino, che le chiama Diaoyu, rivendica queste isole nel Mar Cinese orientale come proprie, spesso inviando navi civili o militari nelle sue vicinanze, che Tokyo considera come acque territoriali.

Kishida ha presentato anche rimostranze per il lancio di cinque missili balistici cinesi nella zona economica esclusiva nipponica lo scorso agosto. Pechino aveva sparato le raffiche in risposta alla visita a Taiwan della speaker della Camera Usa dei rappresentanti Nancy Pelosi.

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