23/03/2021, 11.15
SRI LANKA
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Tewatte, il rosario per ‘verità e giustizia’ sulle stragi di Pasqua

di Melani Manel Perera

Continua la protesta silenziosa e pacifica per far luce sugli attentati del 21 aprile 2019. Le preghiere in singalese, tamil e inglese. Fra le intenzioni dare “forza e coraggio” al clero perché continui a sostenere la lotta del suo popolo. Card. Ranjith: Un “grido di dolore” contro un atto di “insensata violenza”.

Colombo (AsiaNews) - Nel fine settimana i cattolici dell’arcidiocesi di Colombo, guidati e sostenuti dal card. Malcolm Ranjith, hanno recitato il Rosario per chiedere “l’intercessione della Vergine Maria” e ottenere “verità e giustizia” per le vittime della strage di Pasqua 2019. La sera del 21 marzo il clero e i religiosi si sono riuniti nella basilica di Nostra Signora di Lanka, a Tewatte, con la medesima intenzione e nel contesto delle iniziative legate al “Black Sunday”. Una protesta silenziosa a pacifica promossa dai vertici ecclesiastici e sostenuta dai fedeli contro inefficienze e coperture che hanno impedito sinora di punire i veri responsabili degli attentati. 

La data chiave fissata sul calendario dai cattolici, come ha sottolineato il porporato srilankese, è il 21 aprile in concomitanza con il secondo anniversario della strage. Se non sarà fatta giustizia, avvertono, “andremo avanti con messe di protesta per tutto il Paese”. 

Nei giorni scorsi il card. Ranjith aveva lanciato un invito a tutti i fedeli del Paese, chiedendo loro di recitare il Rosario nelle loro case o nelle chiese, al termine delle funzioni domenicali. Il porporato ha presieduto la preghiera nella basilica di Tewatte, trasmessa in contemporanea dall’emittente cattolica Tv Verbum, e in tre lingue diverse. La celebrazione è iniziata alle 7 di sera con una fiaccolata, seguita dalla processione cui hanno partecipato sacerdoti, religiosi e religiose dell’arcidiocesi; a seguire, inni e canti per chiedere l’intercessione della Vergine Maria. 

Prima di ciascuna decina del Rosario, il celebrante ha illustrato la speciale intenzione di preghiera: per i leader del Paese, perché possano perseguire la ricerca della verità e della giustizia e la sicurezza della nazione; per il card. Ranjith e i membri della Conferenza episcopale, i sacerdoti e religiosi/e, che abbiano la forza e il coraggio di restare accanto al popolo in questa lotta per la giustizia; per le vittime degli attentati, perché il Signore conceda loro l’eterno riposo, offrendo consolazione alle famiglie e agli amici; una speciale invocazione in singalese, in tamil e in inglese, perché sia fatta luce sugli autori e sui mandanti delle stragi di Pasqua. 

Nel suo intervento il card. Ranjith ha invocato il Signore chiedendo di ascoltare “il grido di dolore” che si solleva dal suo popolo e di “rendere giustizia al suo gregge” per quello che definisce un atto di “insensata violenza: come è possibile - si chiede il porporato - che qualcuno commetta tali atrocità in tuo nome?”. Egli invoca Dio perché “si prenda il dolore” di un popolo che vuole “tornare a sperimentare l’amore” e che ha bisogno di tutto “il coraggio e la forza” necessari per proseguire in questo cammino “in cerca di giustizia”. 

L’arcivescovo di Colombo non ha nascosto le “enormi difficoltà” che sono emerse in questi due anni di ricerca della verità sugli attentati, i cui contorni sono ancora “avvolti nell’oscurità”. “I fatti - ha aggiunto - non sono stati indagati nel modo corretto. Politici egoisti e considerazioni di parte sembrerebbero aver raffreddato ogni sforzo” ma “nulla è impossibile al Signore” al quale “chiediamo di fare giustizia”. “Non importano le forze [ostili] o le sfide” ma “noi andiamo avanti uniti fino a che giustizia non sarà fatta”. 

Infine, il cardinale chiede a sacerdoti e religiosi di restare uniti e saldi in questa battaglia, che è una risposta alle richieste di tuto un popolo. “Non abbiamo paura, noi restiamo uniti in questa preghiera spirituale al nostro Signore - ha concluso il porporato - al Signore della giustizia, al Signore dell’amore, perché possiamo portare a termine la nostra missione e lui ci aiuti in questo”. Se entro il prossimo 21 aprile giustizia non sarà fatta, “continueremo la nostra protesta con rinnovato vigore e in tutto il Paese”.

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