23/01/2022, 09.00
ECCLESIA IN ASIA
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Thailandia, gli Akha traducono la Bibbia nella loro lingua

di Giorgio Bernardelli

Nella domenica della Parola di Dio la storia delle tribù dei monti della Thailandia che stanno preparando un dizionario biblico, primo passo per la traduzione completa della Scrittura. In Asia ci sono ancora 751 lingue parlate da 124 milioni di persone che non hanno a disposizione alcuna pagina della Sacra Scrittura.

Milano (AsiaNews) - Nella III domenica del Tempo ordinario che cade oggi, da tre anni - per volontà di papa Francesco - nelle Chiese di tutto il mondo si celebra la domenica della Parola di Dio, con l'intento di promuovere la riflessione e la divulgazione della Sacra Scrittura. Si tratta di un tema che per l’Asia pone anche una domanda specifica: quanti dei suoi popoli hanno davvero la possibilità di avere tra le mani i libri della Bibbia tradotti (tutti e 73 o almeno in parte) nella propria lingua madre?  

Secondo alcune statistiche diffuse qualche mese fa dalla Wycliffe Global Alliance - sodalizio di matrice evangelica attivo proprio nella promozione delle traduzioni della Sacra Scrittura - oggi la Bibbia è disponibile almeno parzialmente in ben 3495 lingue, parlate complessivamente da 7,04 miliardi di persone. Le lingue censite nel mondo, però, sono 7378 cioè più del doppio. E (sempre secondo questi dati) ce ne sarebbero 1892 per le quali l’assenza di una traduzione rende di fatto del tutto inaccessibile la Parola di Dio a milioni di persone. Il numero maggiore sono proprio lingue asiatiche: ben 751, parlate complessivamente da 124 milioni di persone.

Ma chi e come svolge il lavoro di tradurre la Bibbia? Non c’è ovviamente un’unica formula; ma un’esperienza molto significativa in questo senso è quella che sta coinvolgendo il popolo degli Akha, che vive sulle montagne del nord della Thailandia. Nel 2007 l’ultimo censimento ufficiale registrava 50mila persone di questa etnia nel Paese, ma si stima che ormai siano diventate 200mila sull’onda delle migrazioni dal vicino Myanmar. E altre centinaia di migliaia di Akha vivono poi tra il Laos e (soprattutto) la Cina. Da cinquant’anni i missionari del Pime in Thailandia vivono il loro ministero in mezzo a questo popolo, che oggi grazie all’opera di evangelizzazione hanno loro comunità cristiane in quelle che sono diventate le diocesi di Chiang Rai, Chiang Mai e Nakhon Sawan.

“La nostra missione - racconta p. Marco Ribolini, missionario del Pime a Mae Suai - ha sempre lavorato nella traduzione dei testi liturgici in akha, che è una lingua ancora prevalentemente orale. I primi a metterla per iscritto siamo stati proprio noi missionari, seguendo due grandi direttrici, una di stampo protestante, l’altra di stampo cattolico. Ma resta tuttora una lingua incerta, mancando di una letteratura locale”.

Di qui l’importanza di una traduzione della Bibbia che sia davvero frutto di un cammino comunitario. Ed è proprio quanto si sta facendo: il “cantiere” sui monti della Thailandia è partito nel settembre 2020 coinvolgendo tutte le comunità cattoliche degli Akha. Ciascuna ha scelto dei rappresentanti tra i propri catechisti che hanno dato vita a una commissione che si ritrova periodicamente e sta lavorando sotto la guida di p. Ribolini.

Il primo passo è stato quello di definire un dizionario biblico-teologico, passaggio preliminare per poter poi procedere alle traduzioni. “Abbiamo lavorato in tre sottogruppi – racconta il missionario -. Il primo si è concentrato sui nomi dei personaggi biblici e sulla toponomastica. Occorreva proporre delle traslitterazioni: essendo stata messa per iscritto da noi missionari la lingua akha utilizza infatti l’alfabeto europeo, ma occorre che i nomi vengano scritti in un modo il più possibile vicino ai suoni thailandesi. Un secondo gruppo, invece, ha lavorato ai neologismi che sono necessari per tradurre la Bibbia: ci sono parole ed espressioni del tutto estranee al linguaggio locale e occorreva decidere come proporle. Per esempio: come tradurre ‘popolo di Dio’ o ‘Regno di Dio’ in espressioni altrettanto sintetiche? È l’aspetto su cui si è discusso di più: alcuni dicevano che stavamo tradendo la lingua akha, altri (al contrario) temevano di non sentirsi degni di immaginare parole destinate a finire nella Bibbia. In fondo, però, anche i nomi dei sacramenti - che nelle missioni degli Akha sono in uso da tempo e sono stati mutuati dalla radice latina - per la loro lingua erano dei neologismi. Un terzo gruppo, infine, si è confrontato su parole non strettamente bibliche, ma legate comunque alla teologia e alla catechesi”.

Questo tipo di lavoro è andato avanti mesi e ha potuto contare su un contributo importante venuto dai primi due sacerdoti di questa etnia, ordinati negli ultimi anni: il betharramita p. Tar e p. Nathi, missionario del Pime oggi nelle Filippine. Avendo studiato teologia hanno potuto guidare la discussione tra gli Akha sulle parole della fede senza la mediazione della lingua thailandese.

Nonostante le tante difficoltà provocate anche sui monti della Thailandia dai lockdown per il Covid-19, ciascun gruppo qualche settimana fa ha terminato il suo compito. “Ora però - spiega ancora p. Ribolini - su questi circa 4mila termini individuati il confronto continua: ogni gruppo discuterà le soluzioni adottate dagli altri, prima di chiedere un parere scritto a tutte le parrocchie dove vi sono delle comunità Akha. E solo al termine di questa grande consultazione la versione finale sarà consegnata ai vescovi delle tre diocesi, a cui spetterà la decisione ultima sull’approvazione di questo dizionario biblico-teologico”.

Un percorso profondamente comunitario, dunque. E che procede con entusiasmo: “Il popolo Akha - commenta p. Ribolini -  era alla ricerca di qualcosa che li rappresentasse, li riunisse offrendo il segno tangibile della loro presenza, cultura, identità, anche in riferimento alla fede”. Nel frattempo alcuni catechisti hanno già cominciato a mettere mano anche alle traduzioni vere e proprie dei libri della Bibbia. Lasciano per ora in rosso come provvisorie le parole contenute nel dizionario biblico-teologico, in attesa delle scelte definitive. Ma procedono nel loro lavoro. Perché quello della Bibbia nella lingua degli Akha non resti un sogno lontano.

 

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