23/01/2026, 16.03
VIETNAM
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To Lam incassa il nuovo mandato e promette crescita al 10%

Confermato segretario generale all'unanimità fino al 2031 dai 180 membri del rinnovato comitato centrale. Rafforzato l'asse con l'esercito per sostenere le riforme economiche e amministrative. Dal politburo escono sia l'attuale premier Phan Minh Chinh sia il presidente Luong Cuong. Sul tavolo il progetto di assumere direttamente anche la carica di capo dello Stato come Xi Jinping in Cina.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Il leader vietnamita To Lam è stato - come era scontato - riconfermato all’unanimità per i prossimi cinque anni come segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, la carica politica più potente del Paese, al termine del congresso tenutosi ad Hanoi conclusosi oggi, con due giorni di anticipo rispetto al calendario inizialmente annunciato. La rielezione, sostenuta da tutti i 180 membri del nuovo comitato centrale, consolida la sua leadership in uno Stato a partito unico e invia un segnale di continuità e stabilità sia all’interno del Paese sia alla comunità internazionale.

Intervenendo dopo il voto, To Lam - che ha 69 anni - ha promesso di imprimere una forte accelerazione alla crescita economica del Vietnam, fissando come obiettivo una crescita annua a due cifre per l’intero prossimo decennio. Ha inoltre ribadito la volontà di costruire un sistema di governo fondato su integrità, competenza, talento e responsabilità, in cui le prestazioni dei funzionari pubblici vengano valutate sulla base di risultati concreti.

Il Congresso ha approvato una risoluzione che fa proprio l’obiettivo del 10% di crescita economica annua e ha nominato i 19 membri del nuovo Politburo, l’organo decisionale chiave del partito. Lam guida la lista dei nuovi vertici, seguito da figure di primo piano come il presidente del parlamento Tran Thanh Man e l’ex governatore della banca centrale Le Minh Hung, considerato un possibile futuro primo ministro. Più in basso nella lista compare il ministro della Difesa Phan Van Giang, ampiamente ritenuto la seconda persona più potente del Paese, mentre l’attuale primo ministro Pham Minh Chinh e il presidente Luong Cuong sono assenti, un indizio questo degli ulteriori rimescolamenti interni in corso nel Partito.

Durante il suo precedente mandato come leader, iniziato a metà 2024 con la malattia e la morte di Nguyen Phu Trong, To Lam ha guidato una fase di rapida espansione economica sostenuta da riforme profonde volte a ridurre la burocrazia e velocizzare i processi decisionali. Le riforme di To Lam hanno però suscitato anche forti critiche, poiché hanno portato al licenziamento di decine di migliaia di funzionari pubblici, generando malcontento sociale e resistenze interne. Consapevole delle tensioni, Lam si è mosso per rafforzare il consenso tra le diverse fazioni del partito, in particolare assicurandosi il sostegno dell’esercito, attore centrale nel sistema politico ed economico vietnamita. Sul tavolo resta l'intenzione di To Lam di assumere anche la carica di presidente del Vietnam, oltre a quella di segretario generale del Partito, concentrando nelle sue mani i due ruoli più importanti dello Stato come avviene nella Cina di Xi Jinping. Un progetto che deve fare però i conti con le resistenze in un sistema che tradizionalmente si è basato sulla leadership collettiva e sulla salvaguardia degli equilibri interni.

Per raggiungere l’obiettivo di una crescita del 10% annuo, To Lam mira a trasformare il modello economico del Vietnam, storicamente fondato su manodopera a basso costo ed esportazioni. L’ambizione è rendere il Paese un’economia a reddito medio-alto entro il 2030, puntando su innovazione, maggiore efficienza e produttività. Gli ultimi dati diffusi dall’ASEAN+3 Regional Economic Outlook (AREO), pubblicati in questi giorni, prevedono per il 2026 un tasso di crescita del 7,6% per l’economia vietnamita, un dato più alto rispetto a tutti gli altri Paesi del Sud-est asiatico ma anche di Cina, Giappone e Corea del Sud. La previsione riflette il ruolo sempre più rilevante di Hanoi nelle catene di approvvigionamento, favorito anche dalla scaltra politica del bambù, che riesce a tenere insieme gli affari con Pechino e quelli con Washington.

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