28/01/2015, 00.00
GIAPPONE - SIRIA - ISLAM
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Tokyo, leader di tutte le religioni pregano per gli ostaggi dello Stato islamico

Circa 80 religiosi musulmani, cristiani e buddisti si sono riuniti davanti all'ufficio del primo ministro Shinzo Abe per condannare il rapimento di Kenji Goto Jogo e il terrorismo di matrice musulmana. Un nuovo video mostra il reporter cristiano e annuncia: "Meno di 24 ore per salvare lui e il tenente giordano Muath al-Kaseasbeh". Funzionario nipponico: "Siamo incompetenti, non possiamo fare altro che chiedere aiuto ad Amman".

Tokyo (AsiaNews) - I leader religiosi musulmani, cristiani e buddisti del Giappone si sono riuniti davanti all'ufficio del primo ministro Shinzo Abe per pregare per la liberazione dell'ostaggio nipponico Kenji Goto Jogo, reporter cristiano nelle mani dello Stato islamico in Siria, e condannare gli atti dei terroristi che lo tengono prigioniero. Nel frattempo, un nuovo video pubblicato dai fondamentalisti mostra l'ostaggio e lancia un ultimatum: "Avete 24 ore di tempo per liberarlo. Se non accettate lo scambio di prigionieri, lui e il tenente giordano Muath al-Kaseasbeh moriranno".

Dopo aver chiesto in un primo momento 200 milioni di dollari per la liberazione degli ostaggi, i terroristi dello Stato islamico hanno prima ucciso il secondo prigioniero giapponese - Haruna Yukawa - e poi modificato le loro richieste. Ora vogliono la liberazione dell'irachena Sajida al-Rishawi: la donna ha cercato di farsi esplodere in Giordania dopo aver contribuito all'attentato del 9 novembre 2005 ad Amman, che uccise 60 persone. Al momento si trova nelle carceri del Regno.

Nel nuovo video, Kenji Goto spiega di essere rinchiuso insieme al militare giordano catturato dopo lo schianto del suo jet in Siria. Proprio Muath "sarà il primo a morire" se non si accetteranno le condizioni dei terroristi. Haroon Qureshi, rappresentante del Japan Islamic Trust di Tokyo, ha spiegato ieri di aver mandato dei messaggi ad "alcuni contatti in Siria" per chiedere il rilascio dei prigionieri e ha condannato l'operato dello Stato islamico.

Un funzionario del governo giapponese, anonimo, ha ammesso al Japan Times che Tokyo "è incompetente nella gestione di questa crisi. Non possiamo fare altro che chiedere la cooperazione del governo giordano per salvare la vita di Goto". Il premier Abe ha confermato di fatto l'indiscrezione. Durante una riunione speciale del proprio Gabinetto di governo, ha detto ai suoi ministri che la situazione "è particolarmente dura. Abbiamo chiesto l'aiuto di Amman, e questa è la nostra politica ufficiale. Siamo indignati per quanto sta accadendo, e condanniamo con forza questa violenza".

Anche in Giordania la situazione non è migliore. Il padre del militare rapito, Safi al-Kaseasbeh, ha invitato il governo a "fare quello che dicono i membri dello Stato islamico. Tutti devono sapere che la morte di mio figlio significherà il caos per il Paese". Allo stesso tempo, però, il rilascio della mancata kamikaze provocherebbe la rabbia della popolazione. Masanori Naito, professore di Studi islamici all'università Doshisha, spiega: "L'opinione pubblica giordana non lo accetterebbe mai. L'attacco che ha condotto la donna è noto  come 'l'11 settembre' della Giordania, e la ferita è ancora aperta". 

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