07/02/2026, 15.23
GIAPPONE
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Tokyo alle urne: quanti voti servono a Takaichi per vincere davvero?

In Giappone l'8 febbraio il rinnovo-lampo della Camera bassa del parlamento voluto dalla premier per capitalizzare il suo consenso. Obiettivo minimo (ampiamente alla portata secondo i sondaggi) i 261 seggi per la coalizione che permetterebbero di governare con maggiore tranquillità. Molto peserà però anche il dato singolo del Partito Liberal Democratico. Takaichi punta sul ritorno al voto dei giovani. L'incongita dell'estrema destra di Sanseito

Tokyo (AsiaNews) - Una scommessa per rafforzare il proprio governo, contando di trasferire il proprio consenso personale al proprio partito, profondamente indebolito dagli scandali e dalle lotte interne dell’era del dopo-Abe. L’appuntamento dell’8 febbraio per il rinnovo anticipato della Camera bassa del parlamento giapponese – indetto ad appena quindici mesi dalle ultime elezioni e con una campagna durata appena un paio di settimane - è sostanzialmente un voto di fiducia richiesto direttamente agli elettori dalla premier Sanae Takaichi, in carica dallo scorso mese di ottobre dopo l’uscita di scena di Shigeru Ishiba, sconfitto nel voto per la Camera alta.

Ma nel Giappone che si appresta ad andare alle urne proprio in concomitanza con una fitta nevicata, quale risultato premierebbe davvero la scommessa della prima donna alla guida del governo del Giappone?

I sondaggi della vigilia - a lei molto favorevoli - dicono che il Partito Liberal Democratico di Takaichi e il suo partner di coalizione, il Partito dell’Innovazione Giapponese, noto come Ishin, potrebbero arrivare insieme a conquistare 300 seggi sui 465 della Camera bassa del Parlamento giapponese. Si tratterebbe di un aumento molto significativo rispetto alla maggioranza di appena 237 sì con cui il governo Takaichi incassò la fiducia poco più di tre mesi fa. Ma basterebbero alla coalizione di centro-destra basterebbero anche solo 261 seggi, per raggiungere un maggioranza stabile, in grado di controllare le commissioni parlamentari e agevolando così l’approvazione delle leggi, comprese le principali proposte di bilancio.

Un exploit che portasse il Partito Liberal Democratico e Ishin a superare insieme anche la soglia dei 310 seggi, poi, consentirebbe al governo Takaichi di superare anche il voto della Camera alta, dove non dispone della maggioranza. Nell’ipotesi invece abbastanza remota che i sondaggi si rivelassero completamente errati e la coalizione perdesse la maggioranza anche alla Camera bassa, la premier ha dichiarato che si dimetterà.

Al di là del risultato della coalizione, però, in questo voto conteranno anche i rapporti di forza interni: Sanae Takaichi punta sul suo carisma personale per una ripresa del Partito Liberal Democratico che proprio nell’ultimo voto per la Camera bassa dell’ottobre 2024 fece registrare un tracollo a 191 seggi (ben 68 in meno rispetto alle precedenti consultazioni); un terremoto che portò la forza che aveva dominato quasi ininterrottamente la politica giapponese dagli anni Cinquanta a perdere il controllo del parlamento. L’alleanza con Ishin - partito populista di centro-destra, ma di impronta riformista, che nella Camera bassa uscente ha 38 seggi - è stato un passaggio obbligato per Takaichi. Ed è stata accompagnata dalla rottura con il Komeito, l’altra forza conservatrice oggi alleata con il Partito Costituzionale Democratico di Yoshihiko Noda, la principale forza di opposizione, che non sembrerebbe però in grado di impensierire il governo in carica.

Su molti punti, però, le differenze tra il Partito Liberal Democratico e Ishin restano. Ad esempio i deputati del partito alleato vorrebbero una regolamentazione più ferrea delle donazioni ai politici dopo gli scandali che hanno coinvolto l’LDP e premono per assegnare il ruolo di “capitale secondaria” a Osaka, la metropoli che è la loro roccaforte. Temi questi su cui i liberaldemocratici sono freddi. E anche la stessa compattezza della maggioranza sul piano per contenere il caro-vita attraverso la sospensione dell’imposta sui consumi sui generi alimentari, dipenderà molto dalla forza del sostegno del suo partito. La misura della vittoria o meno di Takaichi, dunque, dipenderà molto da quanti seggi riuscirà a recuperare singolarmente il Partito Libera Democratico.

Altro dato importante da verificare sarà il risultato elettorale di Sanseito, il partito dell’estrema destra, cresciuto fortemente negli ultimi due anni cavalcando il tema sensibile dell’immigrazione. Dopo aver conquistato due seggi nel voto del 2024, a ottobre ha fatto il suo ingresso anche nella Camera alta e a questa tornata presenta un numero record di 190 candidati. Nonostante Takaichi abbia cercato di recuperare voti proprio promettendo una politica più dura nei confronti dei migranti, i sondaggi attribuiscono comunque a Sanseito un’ulteriore crescita, con un risultato intorno ai 15 seggi. Un dato del genere, se confermato, rischierebbe di alimentare ulteriormente la psicosi sui migranti che già attualmente sta portando a ipotizzare nuove misure restrittive in un Paese che pure, per via del suo squilibrio demografico, ha bisogno di forza lavoro straniera.

Per Takaichi molto dipenderà dall’affluenza alle urne: la premier punta molto sul voto dei giovani, utilizzando in maniera massiccia i social network. Di lei la generazione Z giapponese apprezza le origini modeste e la retorica nazionalista, sperando che la sua sia la ricetta per tirare fuori il Giappone da una stagnazione economica che dura da decenni. Quanto però questa simpatia registrata dai sondaggi si tradurrà in voti reali è tutto da vedere. Nelle ultime elezioni di ottobre che hanno preceduto la sua ascesa a primo ministro, a Tokyo votò solo il 36% dei cittadini tra i 21 e i 24 anni, contro il 71% di quelli tra i 70 e i 74 anni, molto più tiepidi nei sondaggi nell’appoggio a Takaichi.

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