31/01/2006, 00.00
FILIPPINE
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Vescovi delle Filippine: "Rinnovare la vita pubblica tramite i valori morali"

Duro monito della Conferenza episcopale filippina contro la corruzione e la falsità nella politica. Molti ci vedono una critica al presidente Arroyo. "Occorre un cambiamento", commenta mons. Bacani.

Manila (AsiaNews) - Duro monito contro la disonestà e la corruzione nella politica in un documento della Conferenza episcopale filippina, diffuso domenica 29 gennaio, che appare contenere anche un riferimento anche alle accuse contro la Arroyo.

I politici - dicono i 120 vescovi - non agiscono più come "pubblici servitori". Invece, "gli interessi di parte prevalgono sulle richieste del bene comune", cosa che porta "apatia e cinismo verso la politica, nella mente e nel cuore di molti filippini". C'è una "perdita di fiducia verso tutti i leader politici, di qualsiasi parte, e, peggio, nelle stesse istituzioni politiche, che molti reputano corrotte".

Criticata anche la politica economica, che privilegia uno sviluppo della Nazione che "non porta sufficienti benefici per i poveri", mentre molta gente ha problemi a guadagnare quanto necessario per la vita quotidiana.

"Al massimo livello del  caos politico c'è una crisi dei valori morali, una crisi della verità e della giustizia", "la verità è diventata oggetto di interessi di parte e di accordi tra politici". La conseguenza è il disinteresse per il bene comune, con i contadini che vedono aumentare il costo della vita e diminuire i prezzi dei loro prodotti, le popolazione indigene minacciate da ricerche minerarie e operazioni commerciali illegali e che rischiano di essere cacciate dalle terre ancestrali.

"Papa Benedetto XVI ha ricordato, citando S. Agostino, che 'uno Stato che non è governato secondo giustizia sarà solo una banda di ladri' " (Deus Caritas Est, 28).

Ci sono anche, proseguono i Vescovi, persone e gruppi che lavorano per il bene comune, "ragione di speranza anche in questa crisi politica".

Occorre - raccomandano - "che la ricerca della verità sia perseguita senza stancarsi" secondo le procedure legali, applicare le leggi esistenti, restaurare i valori morali e della solidarietà e rifiutare azioni violente che porterebbero solo a nuove e maggiori ingiustizie.

Molti osservatori considerano il richiamo alla "ricerca della verità" come un invito a chiarire le accuse contro il presidente Gloria Macapagal Arroyo e una critica contro chiunque usa "la ricerca della verità" per fini di parte. La maggioranza politica che sostiene il presidente Arroyo ha bloccato, per ragioni procedurali, le accuse contro di lei per brogli elettorali e corruzione, ma non si è mai giunti a conclusioni sicure.

La ricerca della verità su queste accuse "si è fermata per ragioni tecniche. Quindi - ha osservato mons. Angel Lagdameo, presidente della Conferenza episcopale, sentito dal Business World - può ancora proseguire".

"Il presidente e altri politici hanno fatto accordi politici per non raggiungere la verità. I vescovi - ha commentato ieri mons. Teodoro Bacani - rispettano il presidente, ma debbono dirle che occorre un cambiamento".

"Su questo documento - precisa mons. Lagdameo - c'è stato più o meno un consenso generale" dei vescovi, al termine di un dibattito con "137 interventi". (PB)

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