07/07/2014, 00.00
CINA
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Xinjiang, morti 17 operai in una miniera di carbone

I minatori sono rimasti intrappolati la sera del 5 luglio in seguito ad una esplosione causata da una fuga di gas. La cava si trova a 120 km da Urumqi, nel nord-ovest del Paese. Le autorità hanno avviato un’inchiesta. La Cina resta il maggior consumatore di carbone al mondo; esso copre il 70% del fabbisogno energetico.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Sono morti i 17 minatori rimasti intrappolati nel fine settimana in una miniera nel nord-ovest della Cina, in seguito ad un'esplosione dovuta a una fuga di gas. L'agenzia ufficiale di Stato Xinhua riferisce che l'incidente è avvenuto il 5 luglio scorso alle 8.43 di sera in una cava distante circa 120 km da Urumqi, capoluogo della regione dello Xinjiang. Secondo le ultime notizie, i 17 lavoratori sarebbero deceduti e non vi sono più speranze di ritrovarli in vita, mentre altri tre operai presenti nella cava al momento dell'esplosione sono stati subito soccorsi e messi in salvo. Le autorità hanno aperto un'inchiesta. 

Teatro dell'ultimo di una lunga serie di incidenti la miniera di carbone Dahuangshan Yuxin Coal Mining Co. Ltd, di proprietà della sesta divisione agricola della Xinjiang Production and Construction Corps. Si tratta di una organizzazione paramilitare, ricostituita dal governo centrale negli anni '80 per contribuire allo sviluppo della regione.

Al momento la Cina conta circa 12mila miniere di diversa capacità. Il sottosuolo nazionale è ancora ricco di carbone, ma secondo alcune stime esso non basterà a mantenere i ritmi della produzione industriale. La Cina è infatti il maggior consumatore al mondo di carbone e basa su di esso il 70% del suo sempre crescente fabbisogno energetico. 

Secondo le ultime statistiche fornite dal governo, nel 2012 sono morte in miniera 1.384 persone. Nel 2011 ne sono morte altre 1.973, tutte per incidenti in miniere di carbone, con una riduzione del 19% rispetto all'anno precedente. Ma gruppi per i diritti umani e privati studiosi cinesi affermano che la cifra è molto più alta: i padroni delle miniere, infatti, non denunciano molti incidenti per timore di perdite economiche, multe, chiusure degli impianti. 

Molto spesso le autorità locali vengono corrotte con bustarelle per chiudere un occhio sulla mancanza di criteri di sicurezza. La chiusura delle miniere è, nell'ottica del nuovo presidente Xi Jinping, un'altra campagna contro la corruzione dei funzionari comunisti.

 

 

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