19/03/2021, 12.11
MYANMAR
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Yangon, ancora 8 uccisi. Widodo chiede il ritorno della democrazia

di Francis Khoo Thwe

Ad Aungban, sette persone sono state uccisi da proiettili delle forze di sicurezza; un altro è morto dopo essere stato trasportato in ospedale per ferite gravi. Ieri un morto a Yangon, uno a Monywa e uno a Bao. Finora uccise almeno 232 persone.  Più di 2258 attivisti o dimostranti sono stati arrestati; di questi 1938 rimangono ancora in prigione. Arrestati 37 giornalisti.

Yangon (AsiaNews) – Le forze di sicurezza hanno ucciso ancora 8 persone questa mattina a Aungban (Stato Shan meridionale) durante una manifestazione di protesta contro il colpo di Stato. Intanto, il presidente indonesiano Joko Widodo ha lanciato un appello per il ritorno della democrazia in Myanmar e ha promesso di spingere l’Asean a prendere provvedimenti.

Ad Aungban i soldati hanno prima lanciato gas lacrimogeni e poi per disperdere i dimostranti hanno sparato proiettili letali. Sette persone sono morte sul colpo; un’altra è morta in ospedale, dove era stata trasportata per ferite gravi. ieri vi è stato un altro morto a Yangon e altre due a Monywa e a Bago.

Secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (Aapp), in queste settimane di rivolta sono state uccise almeno 232 persone.  Più di 2258 attivisti o dimostranti sono stati arrestati; di questi 1938 rimangono ancora in prigione.

In un intervento alla tivù, il presidente Widodo ha chiesto che venga restaurata la democrazia e che sia fermata la violenza nel Paese vicino. Egli ha anche promesso che domanderà al sultano del Brunei, in qualità di capo attuale dell’Asean, di tenere un incontro ad alto livello per discutere della crisi del Myanmar.

Fino ad ora, l’Asean (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico) è rimasta molto generica nelle sue posizioni verso la giunta, avocando il principio di “non interferenza” nei fatti interni di un Paese, ma ha anche domandato la fine delle violenze, temendo che le tensioni in Myanmar si riversino anche all’interno dei loro confini, con profughi e crisi economica.

Ieri in una video-conferenza con altri capi della Difesa del sud-est asiatico, il capo delle Forze armate indonesiane, gen. Hadi Tjahjanto, ha espresso preoccupazione per la situazione del Myanmar. Alla conferenza – per la prima volta in pubblico – ha partecipato il gen. Min Aung Hlaing, il capo delle Forze armate del Myanmar e attuale capo della giunta militare responsabile del colpo di Stato.

Attivisti e dimostranti in Myanmar accusano l’Asean di immobilità e sono contrari alle posizioni di alcuni ministri degli Esteri (es.: Singapore e Indonesia), che chiedono solo la cessazione delle violenze, lasciando il potere ai militari fino a nuove elezioni, come promesso dalla giunta. In questo modo, si appoggia di fatto la giunta che rifiuta di riconoscere le elezioni di novembre, che hanno visto la strabiliante vittoria della Lega nazionale per la democrazia.

Intanto, all’interno la frustrazione dell’esercito è evidente. Dietro minacce, i militari obbligano i residenti dei quartieri a sgomberare le strade delle barricate innalzate dagli attivisti. È di poche ore fa un video in cui si vede un uomo costretto a raccogliere sacchi di sabbia, che viene spinto a terra e colpito con calci per costringerlo a trascinare i sacchetti. In molte città, come a Mandalay, le barricate sono state rimosse e ricostruite.

Per bloccare la fuga di notizie e i video-testimonianze, la giunta ha decretato il blocco di internet e continua ad arrestare giornalisti. Secondo l’Ufficio Onu per i diritti umani questa settimana sono stati arrestati 37 giornalisti, dei quali 19 ancora in prigione. Oggi sono stati arrestati ancora due giornalisti a Naypyidaw, la capitale ufficiale. Uno di essi sarebbe Aung Thura, della Bbc, ma finora non vi è la conferma dell’ufficio centrale.

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