06/07/2022, 11.09
MYANMAR - THAILANDIA
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Stato Karen: la giunta golpista ha condotto 125 attacchi aerei in una settimana

A dirlo sono le forze di resistenza del Myanmar. Dopo l'incursione nello spazio aereo thailanese i militari birmani hanno mandato le loro scuse. Intanto sale il numero di profughi e continuano gli arresti di migranti birmani che varcano la frontiera con l'aiuto di trafficanti.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - La giunta golpista del Myanmar ha condotto 125 attacchi aerei in cinque giorni per difendere un proprio avamposto strategico nello Stato Karen (o Kayin) al confine con la Thailandia, dove sempre più profughi cercano riparo dalla guerra. A scriverlo è il sito di informazione indipendente The Irrawaddy dopo gli scontri della settimana scorsa sconfinati nello spazio aereo thailandese. 

Il primo febbraio dell’anno scorso l’esercito del Myanmar ha spodestato il precedente governo guidato da Aung San Suu Kyi e dato avvio a un conflitto civile: nello Stato Karen operano diversi gruppi di resistenza che il 26 giugno hanno assalito l’avamposto di Ukayit Hta, vicino al villaggio di Waw Lay. I combattimenti sono proseguiti per una settimana e secondo la Colonna Cobra, una divisione delle forze anti-golpe, i militari della giunta hanno condotto 125 attacchi tra il 27 giugno e il primo luglio, costringendo centinaia di civili (secondo The Irrawaddy almeno 300, mentre il Bangkok Post abbassa la cifra a un centinaio) a fuggire in Thailandia attraverso il fiume Moei che separa i due Paesi.

In quei giorni gli aerei birmani hanno varcato lo spazio aereo thailandese terrorizzando la popolazione civile, subito rifugiatasi in bunker antiaereo, e causando la sospensione delle lezioni in due scuole che si trovano lungo la frontiera. L’incidente si è verificato sopra il distretto di Pop Phra nella provincia di Tak e i media thailandesi hanno confermato l’uccisione di alcuni civili colpiti dalle bombe dell’esercito birmano.

Il primo ministro della Thailandia Prayut Chan-ocha ha sostenuto che la vicenda non rappresentava un problema. Il ministro degli Esteri Don Pramudwinai ieri ha detto che il Myanmar invierà una lettera formale di scuse per l’incursione aerea, fiducioso che l’evento non si ripeta in futuro. In base a un accordo tra i due Paesi, se dei proiettili di artiglieria cadono in suolo thailandese, Bangkok manderà prima dei segnali di avvertimento e risponderà al fuoco solo in caso di minaccia diretta alla propria popolazione.

Nel frattempo il numero di profughi birmani continua a salire: mentre il numero di sfollati interni dopo il colpo di Stato è salito a quasi 700mila, le persone che hanno varcato la frontiera dal febbraio 2021 sono circa 60mila, secondo i dati dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati. La Thailandia al momento ospita oltre 91mila rifugiati, di cui circa la metà cristiani. Nonostante la presenza di 9 campi profughi dell’Onu lungo il confine, sono moltissimi i migranti che si affidano ai trafficanti di esseri umani. Solo la settimana scorsa le forze di sicurezza thai hanno arrestato 43 fuggiaschi birmani e 7 trafficanti che stavano tentando di trasportare le vittime nascoste in alcuni camion fino alla Malaysia, dove gli era stato promesso che avrebbero trovato lavoro.

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