29/05/2007, 00.00
INDONESIA
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Yogyakarta: a un anno dal sisma, ancora tende e case di bambù

di Mathias Hariyadi
Il 27 maggio scorso l’Indonesia ha ricordato il terremoto che nel 2006 scosse Java centrale e Yogyakarta, uccidendo 6mila persone. Reportage di AsiaNews dalle zone colpite: decine di migliaia di famiglie hanno esaurito in alimenti i pochi aiuti statali e non possono rifarsi una casa; si vive in tende provvisorie e i bambini vanno a scuola in aule di bambù.

Yogyakarta (AsiaNews) – Famiglie che vivono in tende d’emergenza, bambini che studiano in aule di bambù. Ad un anno dal violento terremoto che distrusse la zona, AsiaNews ha fatto un tour nella reggenza di Bantul, a Yogyakarta, dove il ritorno ad una vita normale è ancora solo una speranza e la popolazione vive in attesa di aiuti governativi e della consegna di strutture in muratura.

Lo scorso 27 maggio una cerimonia pubblica al famoso complesso di tempio Prambanan – provincia di Java centrale, anche questo colpito dal sisma - ha commemorato il disastro. In quella data, nel 2006, morirono circa 6mila persone ed oltre un milione e mezzo rimasero senza-tetto. All’evento hanno partecipato in migliaia, compreso il capo di Stato indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono. Il noto imam Nawawi Abdul Azis ha guidato una preghiera con la recita dei versetti coranici. Molti dei presenti non sono riusciti a trattenere le lacrime, non solo per i cari defunti, ma anche per la difficile condizione di precarietà che devono affrontare nel presente.

“Piangiamo perché ricordiamo quel giorno – dice Sumber Agung, residente a Bantul – ma la cosa che ci preoccupa di più è come riuscire a vivere dopo il disastro; l’assistenza del governo è finita e ora dobbiamo cavarcela da soli”.

Secondo un recente sondaggio ufficiale, 3500 famiglie tra Yogyakarta e Klaten vivono ancora in tende provvisorie. Ma la cifra reale potrebbe essere molto superiore. La scorsa settimana AsiaNews ha visitato i villaggi di Pasung, Bayat, Pesu, Canan - sottodistretti di Wedi - dove numerose persone hanno esaurito gli aiuti economici del governo “in cibo e medicine” e non hanno “soldi per rifarsi una nuova casa”, come racconta Warsito, 35 anni, di Pasung.

Secondo Danang Parikesit, segretario del National Technical Team for Post Earthquake Rehabilitation and Reconstruction in Yogyakarta, il problema è stato nella modalità di distribuzione degli aiuti: “A Yogyakarta sono stati consegnati in base alla priorità del danno, mentre in altri distretti si è usato un modello di divisone paritaria, che però non ha garantito a molti i soldi necessari per rifarsi un’abitazione”.

Il governatore di Yogyakarta, Hamengkubuwono X, si è scusato per i ritardi nella consegna degli aiuti alle famiglie colpite e ha promesso ai proprietari di case distrutte, indennizzi per 15 milioni di rupie (1.710 dollari), ai 96mila con danni medi all’abitazione, 4 milioni di rupie, mentre sarà di 1 milione di rupie il risarcimento per ciascuno dei 162mila proprietari, la cui casa ha subito lievi danni.

Nella reggenza di Bantul le persone vivono in strutture di bambù, donate nella prima emergenza da Ong straniere. Di bambù sono anche le aule di alcune classi elementari a Kasihan e a Trimulyo di Jetis, sempre nella stessa reggenza. Il sindaco di Bantul ha addirittura denunciato la scarsa attenzione di Jakarta alla ricostruzione delle scuole. Intanto alunni e insegnanti attendono la consegna di vere aule in muratura. Secondo il dipartimento dell’Istruzione a Yogyakarta, il sisma ha distrutto almeno 148 edifici scolastici, mentre altri 537 hanno subito gravi danni.

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