06/07/2026, 11.23
CINA - USA
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Zion Church, Pechino libera il pastore Ezra Jin come gesto per Trump

La scarcerazione è arrivata in occasione del 4 luglio e dopo i colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping, durante i quali era stato evocato anche il nome di Jimmy Lai, la cui situazione rimane invece immutata. In Cina prosegue comunque la repressione contro le chiese domestiche: altri otto pastori restano in carcere.

Pechino (AsiaNews) - Dopo oltre otto mesi di detenzione, il pastore protestante Jin Mingri, fondatore della Zion Church di Pechino, è stato rilasciato dalle autorità cinesi ed è arrivato negli Stati Uniti, dove ha potuto riabbracciare la famiglia. La sua liberazione arriva meno di due mesi dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, durante il quale il presidente statunitense aveva sollevato personalmente il suo caso insieme a quello dell’imprenditore di Hong Kong Jimmy Lai.

Jin Mingri, 57 anni, conosciuto anche come Ezra Jin, era stato arrestato a ottobre con l’accusa di “utilizzo illegale delle reti informatiche” dopo che le autorità cinesi hanno intensificato la campagna contro le chiese domestiche, le comunità cristiane che si rifiutano di aderire agli organismi religiosi controllati dal Partito comunista. Dopo la chiusura della sede della Zion Church nel 2018, il pastore aveva continuato a predicare online, raggiungendo migliaia di fedeli in tutta la Cina.

Secondo quanto riferito dalla figlia, Grace Jin Drexel, che vive negli Stati Uniti, e dall’organizzazione China Aid, Pechino ha concesso la liberazione come risultato dei colloqui tra Trump e Xi Jinping. Il pastore è stato trasferito direttamente su un volo per Los Angeles, dove è arrivato il 4 luglio, giorno del 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza americana.

In una nota diffusa dalla famiglia, Grace Jin ha ringraziato “il presidente Trump e la sua amministrazione per la loro straordinaria leadership”, aggiungendo che “questo non sarebbe potuto accadere senza il diretto intervento del presidente Xi Jinping. Ci auguriamo che questo sia un segnale di una svolta positiva per le persone di fede in Cina e per le relazioni tra i nostri due Paesi”.

Anche l’organizzazione cristiana China Aid ha definito la scarcerazione un importante risultato diplomatico, ma ha anche ricordato che almeno altri otto pastori della Zion Church restano detenuti in Cina insieme a numerosi altri prigionieri: “Il nostro pensiero va agli innumerevoli pastori, inclusi altri otto pastori e collaboratori della Zion Church, sacerdoti, vescovi, cristiani delle chiese domestiche, musulmani uiguri, buddisti tibetani, praticanti del Falun Gong e altri prigionieri di coscienza che rimangono ingiustamente incarcerati dal Partito comunista cinese”, si legge nella dichiarazione dell’organizzazione. 

Durante il vertice di maggio, Trump aveva affrontato con Xi anche il caso di Jimmy Lai, il fondatore del quotidiano Apple Daily e uno dei volti più noti del movimento democratico di Hong Kong. Raccontando l’incontro ai giornalisti, il presidente americano aveva riferito che Xi aveva promesso di “considerare seriamente” la posizione del pastore, mentre aveva definito quella di Lai un caso “difficile”. 

Da allora la situazione dell’imprenditore non è cambiata. Lo scorso febbraio Jimmy Lai è stato condannato a vent’anni di carcere con l’accusa di “collusione con forze straniere”, in uno dei processi giudiziari più importanti dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino su Hong Kong nel 2020.

La vicenda riflette il diverso peso politico attribuito dalle autorità cinesi ai due casi. Anche se la Zion Church rappresenta una delle più note comunità cristiane indipendenti di Pechino, il suo fondatore è stato perseguito per la sua attività religiosa. Jimmy Lai, invece, è considerato da Pechino uno dei simboli della stagione delle proteste democratiche di Hong Kong e della contestazione del potere centrale.

La liberazione del pastore si inserisce inoltre in una nuova fase dei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Dopo mesi di tensioni commerciali e diplomatiche, le due potenze sembrano aver reso stabile il dialogo. 

Allo stesso tempo la vicenda non va letta come un’inversione di tendenza sulla libertà religiosa in Cina. Le autorità continuano infatti a esercitare uno stretto controllo sulle comunità di fedeli non registrate. Come ha ricordato la famiglia di Ezra Jin, tra le persone ancora in carcere c’è per esempio il pastore Wang Lin, che ha denunciato attraverso il proprio avvocato di aver perso oltre tredici chilogrammi durante la detenzione e di essere ora accusato anche di frode per la raccolta di offerte tra i fedeli.

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