La Russia che bombardando la Lavra distrugge il Mondo Russo
Mosca con la Lavra delle Grotte di Kiev ha colpito il luogo sacro che ha usato per secoli come prova della sua “missione spirituale speciale” e che fino al complesso sgombero non voleva cedere agli ucraini. Ora occorrerà ricostruire questo luogo come già accaduto dopo l'invasione tataro-mongola ma anche dopo la Grande Guerra patriottica dei russi contro i nazisti.
Con il bombardamento della Lavra delle Grotte di Kiev, la Russia ha bruciato il proprio mito della “Terza Roma”, degli eredi della civiltà ortodossa, dei difensori della vera fede, dei custodi dei luoghi sacri, un mito al centro del quale c'è sempre stata la Lavra Pečerskaja della prima “città-madre” della Rus’. Putin ha voluto vendicarsi dell’umiliazione subita la settimana precedente a San Pietroburgo, dove si riuniva il Forum economico internazionale, e i droni ucraini hanno soffocato nel fumo la capitale moderna sulla Neva, simbolo di un’altra variante della Russia padrona del mondo.
A partire dai secoli bui del Giogo Tartaro, Mosca si era appropriata dell'eredità della Rus' di Kiev, presentandosi come l'unica rappresentante del battesimo imposto al popolo dal principe Vladimir il Grande, chiamato “uguale agli Apostoli”, e di tutta la tradizione dell’Ortodossia bizantina, essendo il patriarcato di Costantinopoli ormai succube dei turchi ottomani, insieme a tutti gli altri popoli ad essa legati. Per questo aveva bisogno della Lavra, non tanto come monastero, ma come simbolo del suo diritto alla storia, alla memoria e all’identità di “tutte le Russie”. Sulla collina che sovrasta il fiume Dnepr, il Giordano della Rus’, i monaci avevano portato dal monte Athos le sacre tradizioni di tutta la spiritualità bizantina, scavando le grotte dalla cima della cattedrale fino alle rive del Battesimo.
Ora la Russia stessa ha colpito il luogo sacro che ha usato per secoli come prova della sua “missione spirituale speciale”, che ha rivendicato come autentico “monastero russo” che non voleva cedere agli ucraini, fino all’arresto del metropolita Pavel, il superiore del monastero fedele a Mosca - detto Paša Mercedes per la sua passione alle macchine lussuose - e al complesso sgombero delle grotte monastiche usate per scopi commerciali di ogni genere. Per questo si è parlato di “persecuzione dell'Ortodossia”, accusando gli ucraini di mancare di rispetto ai luoghi sacri, e ora toccherà agli ucraini restaurare e ricostruire quanto distrutto dai russi, come era accaduto dopo l’invasione tataro-mongola, che aveva raso al suolo gli edifici sacri della Lavra, e dopo la Grande Guerra patriottica dei russi, che bombardavano Kiev per annientare i “nazisti tedeschi e ucraini”.
I media legati alla Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca hanno cercato di spiegare che la cattedrale della Dormizione della Lavra “potrebbe essere stata colpita non dai russi, ma da un missile antiaereo ucraino”, oppure “potrebbe essersi trattato di un atterraggio accidentale” e che comunque “non si è trattato assolutamente di un attacco mirato”. Secondo altri sostenitori del patriarcato di Mosca, la Russia avrebbe preso di mira la parte del luogo sacro in gestione alla Chiesa ortodossa autocefala ucraina Pzu, non quella in mano alla Chiesa ucraina Upz fedele a Mosca, “ma questa rimane pura fantasia, poiché nessuno bombarderebbe deliberatamente delle chiese, i costi sarebbero troppo elevati", osserva uno dei canali filo-russi, aggiungendo cinicamente che “a giudicare dalle foto, i danni non sono troppo gravi”.
A seguito dell'attacco russo alla Lavra, la cattedrale della Dormizione, una chiesa la cui storia risale all'XI secolo, è andata a fuoco. Questo “rappresenta attualmente uno dei più gravi crimini della Russia contro la cultura cristiana”, ha scritto su Facebook il presidente Volodymyr Zelenskyj, ricordando che in una sola notte i russi hanno lanciato più di 60 missili solo sulla capitale, provocando 4 morti e 28 feriti. Il primate della Chiesa autocefala, il metropolita Epifanyj (Dumenko), ha definito il bombardamento del monastero “un altro crimine russo contro l'umanità, contro la storia e contro il cristianesimo”.
I ministri degli Esteri europei hanno condannato il massiccio attacco a Kiev nella notte del 15 giugno, definendolo un crimine di guerra e la prova che la Russia "non ha linee rosse". "Per noi francesi, questo “sarebbe l'equivalente di bombardare Notre Dame o la Basilica di Saint-Denis”, ha dichiarato il ministro Jean-Noël Barrot prima della riunione del Consiglio degli Affari Esteri dell'Ue in Lussemburgo, per cui la Russia “ha dimostrato ancora una volta tutta la crudeltà delle sue azioni” causando gravi danni alla cattedrale della Dormizione del monastero delle Grotte di Kiev, sito del patrimonio mondiale dell'Unesco.
L’attacco russo alla sede originaria della “Santa Russia” giustifica ulteriormente la campagna per abbandonare i nomi imperiali sovietici e russi delle città ucraine, in atto dall’inizio della guerra come avanguardia di un processo più ampio che sta investendo l'intero spazio post-sovietico. Dal Caucaso all'Asia centrale, le ex-repubbliche sovietiche si stanno gradualmente liberando di toponimi e simboli stranieri, enfatizzando la propria indipendenza e identità nazionale. La politica ucraina di de-comunistizzazione e de-russificazione, del resto, era iniziata ben prima dell'invasione nel febbraio 2022; i primi passi in questa direzione furono compiuti all'inizio degli anni Novanta, quando molti monumenti dell'era comunista furono smantellati.
In Asia centrale, uno degli esempi più significativi di decolonizzazione attraverso la ridenominazione di elementi geografici è il Kazakistan, un Paese con un lunghissimo confine con la Russia, una significativa popolazione russofona e una lingua nazionale seriamente indebolita durante il periodo sovietico. Dopo il crollo dell'URSS, la mappa del Kazakistan ha iniziato a cambiare rapidamente: Ust-Kamenogorsk è diventata Oskemen e Uralsk è diventata Oral. La storia della capitale del Kazakistan, Astana, è particolarmente interessante: originariamente chiamata Akmola (“Tomba bianca”), la città fu ribattezzata Tselinograd, ovvero “Città delle terre vergini”, durante l'era sovietica. Questo nome rifletteva la visione sovietica del Kazakistan come uno spazio vuoto, destinato all'insediamento di immigrati dalla Russia. Dopo l'indipendenza, la città fu prima ribattezzata Akmola e poi Astana, che in kazako significa semplicemente “Capitale”, per diventare Nursultan in onore del “presidente eterno” Nazarbaev, poi in declino, con il recupero di Astana.
La reazione ostile della Russia alla tendenza post-sovietica verso la decolonizzazione dei nomi geografici dimostra chiaramente l'importanza che il Cremlino attribuisce allo spazio ereditato dall'impero e ai suoi simboli. Le autorità russe condannano i cambiamenti di nome nell'Ucraina indipendente, definendoli una “de-russificazione forzata”, e accusano Kiev di tentare di “distruggere l'unità storica” dei due popoli. Questo approccio riecheggia direttamente il saggio programmatico di Vladimir Putin sull'unità storica di russi e ucraini, pubblicato nel luglio 2021, in cui il presidente russo affermava che russi e ucraini sono “un solo popolo” e lamentava che la distinzione tracciata tra di loro durante l'era bolscevica avesse portato alla “spogliazione della Russia". Queste idee sono poi diventate uno dei fondamenti ideologici dell'invasione iniziata alcuni mesi dopo.
La cattedrale della Dormizione della Lavra ha subito moltissimi danni nella sua storia: nel 1230 era stata danneggiata da un terremoto, per poi essere saccheggiata dai Mongoli del Khan Batu nel 1242. Fu danneggiata da un grave incendio nel 1718, e il 3 novembre 1941 fu fatta saltare in aria su ordine di Stalin, fino all’incendio dei missili di Putin dei giorni scorsi. Dopo l’umiliazione di San Pietroburgo, Putin aveva minacciato che la Russia avrebbe colpito i “centri decisionali e i posti di comando” di Kiev; a quanto pare, secondo lui le decisioni in Ucraina vengono prese al monastero delle Grotte, agli studi cinematografici Dovženko e alla Casa della Musica d'Organo Dnipro, tutti obiettivi colpiti la scorsa settimana.
Come osserva Ivan Preobraženskij, gli studi Dovženko non sono soltanto “un nome sui libri di testo”, ma un luogo dove “si entra in contatto con il mondo del cinema, della creatività e della storia”. Egli spiega che “una collezione di costumi, come quella che è stata distrutta, non è fatta solo di stoffe, bottoni o vecchi abiti… è memoria, sono le vite di artisti, costumisti, registi e attori, fa parte della cultura ucraina, raccolta e conservata con cura per decenni”.
Il Mondo Russo in guerra si comporta allo stesso modo dei suoi “eroi” sovietici, e degli invasori asiatici che in fondo sono i veri antenati della Russia imperiale. Ora la Lavra sta bruciando, i musei soffrono, le biblioteche esplodono... Il Mondo Russo si mostra per quello che è veramente, ma ormai non gli resta molto tempo, prima di scomparire del tutto.
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