‘Chiese un bombardamento nucleare’. La menzogna (con la condanna) su Jimmy Lai
In tutti i racconti dei media ufficiali di Pechino sulla sentenza a 20 anni di carcere pronunciata il 9 febbraio per l’imprenditore di Hong Kong viene volontariamente travisata un’intervista pubblica del 2019. Per giustificare la pena durissima con parole che il fondatore dell’Apple Daily non ha mai detto. Tacendo invece quanto quel giorno disse sul legame tra la sua fede cristiana e la battaglia per la libertà e la giustizia.
Milano (AsiaNews) - Da tutto il mondo negli ultimi due giorni si sono levate tante voci per esprimere sdegno per i 20 anni di carcere comminati il 9 febbraio a Jimmy Lai - l’imprenditore cattolico di Hong Kong 78enne, fondatore del quotidiano pro-democrazia Apple Daily, fatto chiudere nel 2021 ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Repubblica popolare cinese. Ma anche Pechino in queste ore non è stata affatto in silenzio. Fin dai giorni precedenti all’annunciata sentenza i media di Stato cinesi nella loro narrazione della vicenda hanno puntato su un’affermazione ben precisa, che si ritrova ovunque oggi anche sui profili pro-Pechino sui social network: Jimmy Lai non sarebbe un semplice attivista pro-democrazia, ma una minaccia alla sicurezza nazionale “perché ha invocato persino un bombardamento nucleare sulla Cina”.
Così – ad esempio – si legge nell’articolo di commento che il sito di CGTN, il canale di lingua inglese della tv di Stato cinese, ha dedicato alla condanna di Jimmy Lai: “Nel luglio 2019, durante un forum ospitato dalla Foundation for Defense of Democracies, un think tank statunitense, ha pubblicamente esortato gli Stati Uniti a usare armi nucleari contro la Cina, il suo stesso Paese. Perfino il moderatore americano è stato costretto a interrompere il suo intervento a causa della sua natura estremamente radicale. Invitare apertamente gli Stati Uniti a lanciare un attacco nucleare contro la Cina va oltre il tradimento. Dal punto di vista del diritto internazionale, costituisce un crimine contro l’umanità, dato il totale disprezzo di Lai per l’annientamento catastrofico che una guerra nucleare provocherebbe”.
Il senso è chiaro: a un’estremista del genere non vi sembra giusto comminare 20 anni di carcere?
Ma proprio quest’operazione mediatica riassume in una sola battuta tutta la costruzione grottesca che sta dietro a questo processo “esemplare” voluto da Pechino. Com’è facile immaginare, infatti, un uomo come Jimmy Lai, nato nel Guandong e che si è costantemente battuto nella sua vita per la difesa dei diritti umani nella Repubblica popolare cinese oltre che ad Hong Kong, non hai mai chiesto alcun bombardamento nucleare sulla Cina. E chiunque può rendersene conto: del forum citato tenutosi in inglese a Washington nel luglio 2019 esiste il video e anche la trascrizione integrale di quanto venne detto.
Al direttore della Foundation for Defense of Democracies Jonhatan Schanzer che gli chiedeva quale tipo di sostegno invocasse dai politici degli Stati Uniti, Jimmy Lai rispose così:
“È come quando Kennedy andò a Berlino e disse: ‘Ich bin ein Berliner’ (‘Sono un berlinese’ ndr). Quanta fiducia e speranza diede ai berlinesi per affrontare la minaccia dell’Unione Sovietica in quel momento. Abbiamo bisogno della stessa cosa. Abbiamo bisogno di sostegno. Abbiamo bisogno di fiducia. Abbiamo bisogno di speranza. Dobbiamo sapere che l’America è al nostro fianco. Sostenendoci, l’America rafforza anche la propria autorità morale, perché siamo l’unico luogo in Cina, una piccola isola in Cina, che condivide i vostri valori, che combatte la stessa vostra guerra con la Cina”.
“Se pensiamo che oggi stiamo iniziando una guerra fredda con la Cina - continuava Jimmy Lai -, una guerra fredda che è una guerra di valori contrapposti, e che noi siamo dalla vostra parte sacrificando la nostra vita, la nostra libertà, tutto ciò che abbiamo, combattendo questa guerra in prima linea per voi, non dovreste sostenerci? Questo è qualcosa che l’America deve capire: non solo sostenerci, ma usare la propria autorità morale in questa guerra fredda per vincerla fin dall’inizio, perché loro non hanno nulla. È come se loro andassero in battaglia senza alcuna arma, mentre voi avete l’arma nucleare. Potete finirli in un minuto”.
Si può ovviamente discutere su questa visione dei rapporti tra gli Stati Uniti e la Cina e sull’adeguatezza dell’iperbole utilizzata da Jimmy Lai. Ma servirsi di queste parole per dire che “voleva un bombardamento atomico sulla Cina” è un evidente travisamento. Dal video, poi, si vede chiaramente che non ci fu nessuna interruzione dell'intervento, perché tutti avevano capito che cosa intendeva.
Jimmy Lai stesso poi - il 5 marzo 2025, durante un interrogatorio nel corso del processo – alla domanda su che cosa intendesse in quell’intervista con l’espressione “Potete finirli in un minuto”, rispose che riteneva che gli Stati Uniti potessero sconfiggerli usando l’“autorità morale”, che ha descritto come un’“arma vitale” di cui la Cina non disponeva. E aggiunse che anche l’affermazione per cui Hong Kong stava “combattendo in prima linea” in una nuova guerra fredda con la Cina, era un’“esagerazione” e “un modo di costruire una narrazione”.
Quello che invece Pechino non racconterà mai è un altro passaggio di quell’intervista del luglio 2019. Quello in cui in Jimmy Lai raccontava il ruolo della sua fede nella battaglia per la democrazia: “Vengo da una famiglia molto devota - spiegava -. Sono diventato cattolico semplicemente per l’influenza della mia famiglia. E in quel periodo non ci avevo riflettuto molto chiaramente, ma istintivamente sentivo di aver bisogno della forza della fede, perché tutti mi dicevano che se avessero arrestato dieci persone, io sarei stato una di quelle. Così pensavo che, se fossi finito in prigione e avessi avuto una fede, forse avrei potuto resistere più a lungo; ma comunque non era esattamente questo ciò che stavo pensando. Credo però di essere diventato cattolico in modo naturale, e penso che la fede mi abbia dato un senso ancora più forte di giustizia per combattere. Non devo preoccuparmi. Se ho davvero un Dio in cui credo, una fede alla quale posso affidare tutta la mia vita, tutto ciò che devo fare è semplicemente fare la cosa giusta”.
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