28/08/2019, 12.55
GERMANIA – INDIA
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‘Religioni per la pace’: impegni concreti per diffondere il bene comune

A Lindau la 10ma Assemblea mondiale dell’organizzazione internazionale. Presenti 900 leader da 125 Paesi. Le differenti esperienze del sacro “rendono chiaro che tutti noi siamo legati alla radice”. Coltivare la virtù “contrasta l’ignoranza, l’egoismo individuale e di gruppo che mutilano l’autentica comunità”.

Lindau (AsiaNews) – “Far progredire la condivisione del benessere è [una cosa] concreta. Ci impegniamo a aumentare il benessere condiviso prevenendo i conflitti, promuovendo società giuste e in armonia, lo sviluppo umano sostenibile e integrale, e proteggendo la terra”: è l’impegno preso da 900 rappresentanti di tutte le religioni, riuniti dal 20 al 23 agosto a Lindau, in Germania, per la 10ma Assemblea mondiale di “Religions for Peace” (Religioni per la pace), un’organizzazione internazionale e interreligiosa. Ad AsiaNews mons. Felix Machado, arcivescovo di Vasai [in Maharashtra] e membro dell’associazione fin dai suoi esordi negli anni ’70, racconta: “È stata un’esperienza fantastica. Conosco tanti partecipanti e ho già lavorato con molti di loro”.

L’evento ha riunito leader religiosi, attivisti e esponenti politici di 125 Paesi da tutto il mondo. Alla fine, tutti i rappresentanti hanno votato un documento condiviso. I partecipanti riconoscono di non essere “stati all’altezza” davanti alle sfide che minacciano la pace e il benessere: “I nostri cuori piangono di fronte all’abuso delle nostre fedi, soprattutto quando esse sono distorte per alimentare la violenza e l’odio”. “La nostra alleanza – sottolineano – onora le nostre differenze religiose” ed è convinta che tutta l’umanità abbia una “responsabilità condivisa per il bene comune, che comprende prenderci cura l’uno dell’altro, della terra e del suo intero tessuto di vita”.

Gli associati elencano i “fardelli” del mondo attuale: prima di tutto la guerra, che “uccide, mutila e distrugge la vita di innocenti; la povertà estrema, che ha creato 65 milioni tra profughi, rifugiati interni e migranti; la corsa agli armamenti; il riscaldamento globale, la decimazione delle foreste, l’avvelenamento dei mari; la violazione dei diritti umani e dello stato di diritto; sparuti super ricchi che possiedono quanto quattro miliardi di persone; le “fake news” che distorcono la realtà per celare “sconvenienti verità” e diffondere “convenienti montature”.

“Le nostre differenti esperienze del sacro – evidenziano – rendono chiaro che tutti noi siamo legati alla radice”. Pertanto “siamo sia responsabili e dipendenti l’un dall’altro e della terra che ci sostiene”. Essi ribadiscono la fondamentale importanza della libertà “che guida attraverso la disperazione del nichilismo, rifiuta il narcisismo del consumismo senza ragione ed esprime se stessa come cura radicale per tutti”.

“Al nostro impegno per l’insostituibile importanza dei diritti umani – continuano –, aggiungiamo la preoccupazione fondamentale nel coltivare le virtù, quei consueti orientamenti di valore che dispiegano e scolpiscono le nostre potenzialità umane, comprese le nostre potenzialità per gli stati più elevati di misericordia, compassione e amore. Per noi, il lavoro di diventare virtuosi è difficilmente un atto solitario; piuttosto, esso è un atto di ‘solidarietà’ che rafforza la tolleranza necessaria. Coltivare la virtù contrasta l’ignoranza, l’egoismo individuale e di gruppo che mutilano l’autentica comunità”.

In concreto, prevenire e trasformare i violenti conflitti vuol dire agire attraverso l’educazione fin dall’infanzia, “focalizzandosi sui valori condivisi, la letteratura religiosa e le narrazioni di pace”. Promuovere società giuste e in armonia, significa “accogliere l’altro. Ci impegniamo a instillare rispetto, reciprocità e solidarietà. Promettiamo di proteggere le comunità vulnerabili e difendere i diritti umani contro le gravi ingiustizie. Ci impegniamo a denunciare la corruzione e a sostenere il buon governo”.

I partecipanti ribadiscono la volontà di coltivare lo sviluppo umano integrale: promuovendo giustizia, cittadinanza inclusiva e uguali opportunità; facendosi “campioni” del consumo sostenibile, della dignità del lavoro e dell’equa distribuzione della ricchezza; incentivando la buona scienza e il progresso della tecnologia digitale “verso il bene di tutti”; migliorando l’accesso all’istruzione; promuovendo il ruolo delle donne e dei giovani nella società e nei posti di comando.

“Vogliamo essere in prima linea – affermano – nello sviluppo di imperativi morali e religiosi per agire nel campo del cambiamento climatico, lottando contro il degrado ambientale, come ci ricordano i nostri fratelli e sorelle delle comunità indigene”. “Guidati dai principi delle nostre tradizioni religiose – dicono in conclusione – e nel rispetto delle differenze religiose, ci impegniamo alla cooperazione multi-religiosa di sani principi per la pace positiva”. (N.C.)

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