10/06/2020, 15.26
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‘Il popolo nordcoreano’ contro Seoul. Occhi puntati sulla sorella di Kim Jong-un

Lo afferma il quotidiano Rodong Sinmun. Ieri Pyongyang  ha interrotto le comunicazioni con la Corea del Sud come ritorsione per il lancio di volantini diffamatori. Esperti: Kim Jong-un lascia spazio alla sorella per ottenere concessioni da Seoul in un secondo momento. Moon Jae-in attaccato dall’opposizione per la sua politica conciliante.

Seoul (AsiaNews) – Il Rodong Sinmun, giornale governativo di Pyongyang, ha scritto oggi che il popolo della Corea del Nord è “infuriato” con i cugini del Sud, colpevoli di non aver impedito a gruppi di dissidenti nordcoreani di far volare oltreconfine volantini che diffamano il regine di Kim Jong-un.

Ieri il governno nordcoreano ha interrotto le comunicazioni militari e diplomatiche con il Sud come ritorsione per il lancio – tramite palloni aerostatici – dei depliant propagandistici. Per la Corea del Nord, Seoul ha violato gli accordi di pace del 2018 e deve essere trattata come un “nemico”. Kim Yo-jong, sorella dell’uomo forte di Pyongyang, ha promesso ulteriori rappresaglie. I nordcoreani potrebbero smantellare l’area industriale intercoreana di Kaesong, chiusa nel 2016 dopo che essi avevano condotto un test missilistico.

A rischio è anche un patto che mira a ridurre la tensione militare con Seoul. Malgrado le minacce di Kim Yo-jong, il ministero della Difesa di Seoul ha affermato che le Forze armate continueranno a rispettare i termini dell’intesa siglata nel 2018.

Gli organi ufficiali del regime assegnano a Kim Yo-jong un ruolo primario nella gestione degli affari intercoreani. Secondo diversi osservatori, questo è il segno della sua crescente importanza nelle dinamiche di potere del Nord. Tra aprile e maggio, quando circolavano voci sulla possibile morte o la grave malattia di Kim Jong-un, ella veniva indicata da più parti come una papabile candidata a succedere al fratello.

Gli analisti sostengono che quella di Kim Jong-un è una tattica ben studiata. Egli sta lasciando campo alla sorella, incaricata di far crescere la tensione con la Corea del Sud, per intervenire in un secondo momento e ottenere maggiori concessioni in futuri negoziati con Seoul. Le due Coree sono tecnicamente in guerra, dato che i due Paesi non hanno mai firmato un trattato di pace al termine del conflitto che li ha visti contrapposti dal 1950 al 1953.

Davanti alle iniziative sempre più aggressive di Pyongyang, il governo sudcoreano è corso ai ripari. Nei giorni scorsi, per arrestare la crisi, Seoul aveva chiesto lo stop all’invio dei volantini, annunciando il varo di un apposito divieto legislativo. In un ulteriore segnale di distensione verso il Nord, Il ministero dell’Unificazione ha dichiarato oggi che sporgerà denuncia alla polizia contro due gruppi di dissidenti nordcoreani responsabili del lancio dei depliant.

Nel suo tentativo di calmare Kim Jong-un, il presidente Moon Jae-in presta però il fianco ai suoi avversari politici. L’opposizione conservatrice lo accusa di piegarsi alle richieste di Pyongyang, e chiede di abbandonare l’approccio conciliante – una riedizione della Sunshine Policy inaugurata 20 anni fa dai suoi predecessori liberali – nei confronti del regime nordcoreano.

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