25/06/2015, 00.00
NEPAL
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“Il Nepal non è solo”: i Paesi donatori dopo il terremoto

di Christopher Sharma
Gli Stati Uniti doneranno 200 milioni di dollari, l’Asian Development Bank altri 600 milioni, l’India 878mila euro e l’Unione Europea 100 milioni di euro per creare un’area fiscale. Per ricostruire il Paese servono 6,7 miliardi di dollari. In arrivo la stagione dei monsoni. Migliaia di persone vivono ancora in rifugi di fortuna o all’aperto e dipendono dagli aiuti umanitari per acqua e cibo.

Kathmandu (AsiaNews) - “Il Nepal non è solo, dobbiamo unire insieme tutte le forze”. Sono le parole pronunciate da Shusma Swaraj, ministro indiano degli Esteri, in apertura del suo intervento alla Conferenza internazionale sulla ricostruzione del Nepal che si inaugura oggi a Kathmandu. Presenti 300 delegati provenienti da 60 Paesi donatori, riuniti nella capitale nepalese per raccogliere fondi destinati alla ricostruzione del Paese devastato dal terribile terremoto del 25 aprile scorso.

Durante la seduta inaugurale i partecipanti hanno osservato un minuto di silenzio in commemorazione delle oltre 8.700 persone che hanno perso la vita a causa del sisma. Dopo l’ingresso del primo ministro Sushil Koirala sono stati anche proiettati filmati che hanno mostrato la distruzione attuata dal potente sisma. Il terremoto infatti ha distrutto quasi 530mila abitazioni e danneggiate altre 278mila. Molte famiglie non possono ancora tornare a una vita normale dal momento che migliaia di persone continuano a vivere in rifugi di fortuna e 117mila si trovano in campi all’aperto. Finora le organizzazioni hanno distribuito 350mila tende nei 14 distretti colpiti dal terremoto ma le stime riportano che più di 43mila famiglie non hanno ricevuto risorse adeguate o non sono state raggiunte dagli aiuti umanitari.

Oltre alla signora Swaraj, ai lavori della Conferenza partecipano altre figure di spicco, come iI ministro degli esteri cinese Wang Yi e l’ambasciatore statunitense in Nepal Peter Bodde, che ha letto un messaggio di John Kerry, segretario di Stato Usa, e ha annunciato che gli Stati Uniti doneranno 200 milioni di dollari destinati alla ricostruzione del Paese. L’Asian Development Bank fornirà 600 milioni di dollari e l’Unione Europea ha assicurato un ulteriore finanziamento di 100 milioni di euro per creare un’area fiscale.

Shurma Swaraj ha annunciato che il governo indiano donerà 100 milioni di rupie nepalesi [circa 878mila euro - ndr] e ha espresso la vicinanza di tutta la popolazione dell’India. “Siamo fianco a fianco con voi. L’operazione Maitri è la più grande operazione umanitaria mai attuata dall’India all’estero e si aggira intorno ai 400 milioni di rupie nepalesi [più di 3,5 milioni di euro - ndr]. Un Nepal più unito e fiducioso nascerà dalle rovine della distruzione”. “Quello che serve adesso è istituire un programma di aiuto che sappia bilanciare le richieste a breve termine con le necessità a lunga scadenza”, continua il ministro. Chiamando iI legame che unisce Nepal e India come “Roti e Beti” (“pane e figlia”), afferma che “bisogna rafforzare cultura, religione, tradizione, lingua, letteratura e mitologia”.

La sfida ora è creare un’autorità che gestisca la ricostruzione e raccogliere 6,7 miliardi di dollari, somma necessaria per far ripartire il Paese. Jamie McGoldrick, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Nepal, avverte che la prima necessità è garantire la sopravvivenza di coloro che sono scampati alla sciagura, dal momento che si sta avvicinando la stagione dei monsoni. “La nostra attenzione - afferma - deve essere rivolta agli accampamenti temporanei, a garantire cibo e mezzi di sussistenza, cure mediche di base, sanità e igiene”. E ancora “il successo di qualsiasi sforzo di ricostruzione si basa su aiuto e ripresa tempestivi, equi e giusti. La comunità di aiuti continuerà a sostenere il governo nel suo sforzo di andare incontro ai bisogni non soddisfatti della popolazione”.

Su 125mila famiglie che hanno iniziato a ricostruire le proprie case, la maggior parte con mezzi propri, 44mila ancora richiedono assistenza materiale, fra cui anche lamiere. Le agenzie umanitarie stimano che più di un milione di persone continua a richiedere assistenza per i pasti giornalieri. Più di 900mila dipendono dalla fornitura di acqua e servizi igienici, comprese 2mila comunità che fanno affidamento sui kit per filtrare l’acqua distribuiti dalle varie organizzazioni umanitarie. Inoltre 370mila bambini non hanno accesso agli spazi temporanei per l’insegnamento.

La capacità di soddisfare le richieste dipende molto dai fondi per l’assistenza umanitaria, distinti da quelli per la ricostruzione e lo sviluppo. Finora sono arrivati solo 153 milioni di dollari (il 36%) dei 422 milioni richiesti in aiuti umanitari. Altri 200 milioni sono stati forniti dal governo del Nepal attraverso pagamenti in natura o bilaterali.

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