22/04/2015, 00.00
EGITTO - ISLAM
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“Pena troppo leggera” la condanna di Mohamed Morsi a 20 anni. E’ “sfuggito alla pena di morte”

Il processo all’ex presidente è il primo di quattro che lo attendono. Quello di ieri si riferisce alle manifestazioni del 5 dicembre 2012, in cui Morsi ha dato ordine di colpire e uccidere i manifestanti che lo accusavano di volere una dittatura. Il portavoce della Chiesa cattolica in Egitto, testimone oculare delle violenze del regime islamista. Piccoli segnali di miglioramento nella sicurezza e nell’economia.

Il Cairo (AsiaNews) – “Una pena troppo leggera” quella comminata all’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, che ieri è stato condannato a 20 anni di prigione per  istigazione alla violenza, all’arresto e alla tortura nei fatti successi il 5 dicembre 2012, in cui sono morti un giornalista e due persone. La corte non lo ha accusato di istigazione all’omicidio e per questo “è riuscito a sfuggire alla pena di morte”.

E’ quanto racconta ad AsiaNews il p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica in Egitto: “In generale la gente pensa che come pena si può dire che sia stata leggera. Di solito per chi uccide vi è la pena di morte; anche chi è complice rischia la pena capitale. Molte persone pensavano che Morsi avrebbe ricevuto la pena di morte”.

Il processo conclusosi ieri è solo il primo di quattro che attendono Morsi, destituito dalla popolazione e dall’esercito nel 2013.

P. Greiche è parroco della chiesa di S. Cirillo a Heliopolis, vicino al palazzo presidenziale. “Posso dire – aggiunge – che per i fatti legati alla condanna di ieri a Morsi, io sono stato un testimone oculare. Quel giorno, il 4 dicembre 2012, c’erano molte dimostrazioni contro Morsi perché nei giorni precedenti egli aveva fatto dei cambi alla costituzione per assumersi tutti i poteri. Questa è stata la prima e più grossa violazione contro la democrazia, e un passo verso la dittatura: un vero e proprio colpo di Stato. Quel giorno io ero in chiesa e anche se vi era una grande manifestazione, la polizia è stata tranquilla e non è avvenuto alcun incidente.

Ma a Rabaa Al-Adawiya [una moschea presidiata dai Fratelli musulmani-ndr] vi erano molti Fratelli musulmani che hanno cominciato a dire che i cristiani stavano assediando il palazzo presidenziale. Io sono andato alla televisione e ho fatto un appello cercando di spiegare quello che stava succedendo: che la manifestazione era per la democrazia e che la gente radunata non era solo cristiana, ma anche musulmana.

Il 5 dicembre ho ricevuto un messaggio che mi avvertiva che i Fratelli musulmani sarebbero venuti a fare la preghiera della sera di fronte al palazzo presidenziale. Davanti alla mia chiesa vi è una stazione di taxi, di auto a noleggio e bus. I partecipanti alla manifestazione arrivavano in molti con coltelli, fucili, pietre. Preoccupato di possibili scontri, ho mandato subito a casa la gente che pregava in chiesa. Dopo un’ora e mezza è iniziata una dimostrazione molto violenta in cui sono morte delle persone su ordine del presidente. Morsi aveva dato l’ordine perfino alla guardia presidenziale di sparare sulla gente, ma i soldati si sono rifiutati.

Tre persone sono state uccise, almeno 30 ferite, si è provocato un black-out dell’elettricità, i negozi sono stati attaccati, le vetrine rotte…  La polizia ha arrestato molte persone, ma queste sono state poi liberate”.

P. Greiche conclude: “Morsi non ha ucciso, ma ha dato indicazioni per uccidere o per ferire la popolazione. Perciò era complice degli assassini.  Per questo è stato condannato a 20 anni”.

Assieme a Morsi sono stati condannati altri 12 responsabili della Fratellanza e del governo di allora.

Ieri, dopo che è stata emessa la sentenza, alcune centinaia di persone – legate ai Fratelli musulmani, hanno inscenato dimostrazioni all’università del Cairo e in alcune strade. Vi sono stati momenti violenti, con lanci di pietre, auto bruciate, scontri con la polizia.

In generale però, si può dire che la maggior parte della gente in Egitto non è né preoccupata, né interessata alla sorte di Morsi. “La gente – spiega p. Greiche - è indifferente a quello che può succedere a lui; è come se avesse voltato pagina, non vuole ricordare il passato così doloroso e si aspetta qualcosa di nuovo dal presidente Abdel Fattah al-Sisi”.

Al-Sisi, eletto presidente nel maggio 2014, si è impegnato nel dare più respiro all’economia, crollata dopo la caduta di Hosni Mubarak, affrontando una lotta contro l’estremismo islamico e contro i Fratelli musulmani. Migliaia di membri della fraternità sono in prigione, insieme a diversi leader laici della primavera araba, che accusano il presidente di soffocare le opposizioni. Ma al-Sisi riscuote un enorme consenso nella popolazione.

 “Le persone – aggiunge p. Greiche – si accorgono di qualche segno positivo nella sicurezza e nell’economia. Ora la situazione è più tranquilla nelle città e vi è più controllo contro atti terroristi. Durante le feste di Pasqua i negozi e i supermercati erano pieni di gente che comprava: questo è segno che circola un po’ più di ricchezza che in passato”.

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