04/04/2013, 00.00
PAKISTAN
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Lahore: rapito e torturato da musulmani, la Pasqua di passione di un 38enne cristiano

di Shafique Khokhar
Siddique Masih è stato sequestrato dall’ex datore di lavoro, Shahid Khan, un malvivente e assassino con “coperture influenti” nella zona. Egli è riuscito a scappare in modo rocambolesco e denunciare la banda. Le violenti percosse subite hanno causato fratture e gravi danni ai reni. Ad AsiaNews confessa: “non mollerò sino a che non otterrò giustizia”.

Lahore (AsiaNews) - "Sono un pover'uomo che si guadagna da vivere in modo onesto, per cercare di portare avanti la famiglia. Non ho inimicizie personali con Shahid Khan, ma lui mi ha voluto sequestrare per un risentimento che covava nei miei confronti". È un racconto drammatico e un appello disperato per ottenere giustizia e protezione, quello lanciato dal cristiano Siddique Masih ad AsiaNews.  L'uomo è stato rapito la notte di Pasqua, ha subito percosse e violenze che lo hanno ferito in modo grave e ancora oggi, a distanza di giorni, è vittima di minacce mentre la banda di malviventi risulta latitante. "Avrei potuto morire - aggiunge - se non fossi riuscito a scappare" in modo rocambolesco. "Mi hanno picchiato brutalmente e promesso di uccidere la mia famiglia. Per fortuna alcuni amici musulmani - sottolinea - mi hanno aiutato a denunciare la vicenda e non mollerò sino a che non otterrò giustizia".

Il dramma di Siddique Masih inizia alle 2 del mattino del 31 marzo scorso, la domenica di Pasqua. L'uomo, 38 anni e padre di quattro figli, originario di Tajpura, sobborgo di Lahore (nel Punjab) è sequestrato da una banda composta da malviventi musulmani capeggiati da Shahid Khan (nella foto), assieme al cognato Muhammad Rauf e Munir Ahmat, bandito assai conosciuto nella zona. Nell'ultimo anno la vittima ha lavorato come autista per il ricco musulmano, poi ha lasciato la mansione dopo aver scoperto che il suo padrone è - in realtà - un criminale assassino, con interessi nel gioco d'azzardo.

Per vendicarsi della fuga dell'autista cristiano, considerata alla stregua di un tradimento, i malviventi hanno rapito il povero Masih mentre tornava a casa dopo aver visitato i genitori a Faisalabad, segregandolo in un ufficio di proprietà di Shahid Khan a Garden Town, Lahore. Egli è rimasto per due notti nelle mani dei suoi aguzzini, subendo torture di ogni genere che gli hanno inferto profonde ferite sul corpo e ricevendo minacce di morte ai familiari. La notte del 2 aprile è riuscito a scappare in modo rocambolesco, calandosi con un mezzo di fortuna dalla finestra del terzo piano.

Soccorso dalla polizia e dagli uomini del pronto soccorso, Masih viene ricoverato in ospedale dove gli vengono riscontrare diverse fratture e gravissimi danni ai reni, che potrebbero essere compromessi in seguito alle violente percosse. Con l'aiuto di alcuni amici musulmani, egli riesce a sporgere denuncia alla caserma di Garden Town; tuttavia, non si hanno finora notizie dei suoi sequestratori, che hanno fatto perdere le loro tracce.

Molti abitanti della zona confermano ad AsiaNews che Shahid Khan e la sua banda sono mercenari, con centinaia di denunce a carico, ma sono sempre riusciti a sfuggire alle maglie della polizia grazie alle conoscenze e legami con persone influenti della provincia. P. Aftab James Paul, direttore diocesano per il dialogo interreligioso, afferma che "i sequestri sono crimini ignobili" e condanna "con forza sia il rapimento che le minacce [di pesantissime ritorsioni] alla famiglia". Per il sacerdote pakistano "Shahid Khan è solo un fascicolo di un registro di polizia, e deve essere punito per il suo terribile crimine". 

 

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