12/06/2007, 00.00
INDONESIA - IRAN
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A Bali, una "anticonferenza di Teheran" sulla Shoa

Oggi sull’isola indonesiana si incontrano musulmani, ebrei, vittime del nazismo e del terrorismo islamico per affermare la veridicità dell’Olocausto. Nelle stesse ore Jakarta blocca di nuovo una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza Onu contro le posizioni anti-semite del presidente Ahmadinejad, “mera retorica”. L’Iran diventa campo di dibattito per la politica interna.

Jakarta (AsiaNews) – Una “contro-conferenza di Teheran” sull’Olocausto è in corso oggi a Bali, in Indonesia, il più popoloso Paese musulmano al mondo. L’incontro vede protagonisti alcuni rabbini, diversi ebrei sopravvissuti alla persecuzione nazista e i familiari delle vittime del terrorismo islamico, che sulla famosa isola indonesiana ha colpito più volte. Intanto, però, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu proprio il niet di Jakarta ha impedito anche oggi l’approvazione di una dichiarazione contro le parole del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, che il 3 giugno scorso ha invocato il “conto alla rovescia per la caduta dello Stato sionista”.

La conferenza di Bali, promossa dalla Ong statunitense Libforall Foundation, nasce in risposta alla controversa iniziativa di Teheran, che a dicembre 2006 contestò la verità storica della Shoa, suscitando la condanna internazionale. A Bali è presente anche l’ex capo di Stato indonesiano, Abdurrahamn Wahid, conosciuto anche come Gus Dur, attivista per i diritti umani e portavoce di un islam moderato. “Sebbene sia un buon amico di Ahmadinejad, devo dire che su questo si sbaglia” ha detto Gus Dur. “Vuol falsificare la storia – ha aggiunto – ma io credo che l’Olocausto sia avvenuto”.

Il rabbino Daniel Landes - direttore dell’Institue for Jewish Studies a Gerusalemme – ha spiegato l’importanza dell’evento: “Visto che la maggior parte delle storie dell’Olocausto sono avvenute in Occidente, nei Paesi musulmani mancano testimoni, che possano affermare la verità di questa tragedia”.

L'Iran e la politica interna indonesiana

L’Iran si conferma essere diventato fulcro di un acceso dibattito interno sul ruolo internazionale e sull'indirizzo geopolitico dell'Indonesia. In particolare dopo che il governo di Susilo Bambang Yudhuyono ha votato a favore della Risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per una posizione più rigida contro il nucleare dei mullah. La reazione negativa alla scelta di Jakarta di sostenere un documento stilato da Paesi come Usa e Gran Bretagna non ha tardato a farsi sentire; avviata da gruppi islamici conservatori e promotori di una convergenza politica fra Indonesia e Iran, si è gradualmente ampliata fino ad inglobare le principali fazioni parlamentari, come i partiti del Golkar e PDI-P. Manifestazioni si sono tenute il 10 giugno a Jakarta per chiedere un più forte sostegno del governo alla “causa palestinese contro l’occupazione israeliana”.

Analisti sostengono che la forza con la quale la questione iraniana si è imposta sul discorso interno potrebbe essere anche una strategia messa in campo da fazioni politiche intenzionate a coltivare il voto musulmano, con un occhio verso le elezioni presidenziali del 2009. In quest’ottica - dicono - la forte opposizione alla dichiarazione del Consiglio di Sicurezza Onu contro Ahmadinejad e i suoi discorsi anti-semiti, definiti da Jakarta “mera retorica priva di minacce”, potrebbe essere un tentativo di “tenere buoni gli elementi più estremisti e anti-imeprialisti".
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