12 Febbraio 2012         

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. |




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME


Voli Low Cost Roma
Voli Milano




mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato

invia ad un amico visualizza per la stampa


» 26/09/2008 16:18
MYANMAR
A un anno dalla strage dei monaci, continua la repressione in Myanmar
Oggi si celebra il ventennale dalla nascita della Lega Nazionale per la Democrazia, mentre un anno fa la giunta militare al potere reprimeva nel sangue la “rivoluzione" dei bonzi buddisti. Gli attivisti continuano a lottare per i diritti umani, i militari minacciano nuove violenze.

Yangoon (AsiaNews) – A dispetto delle ingenti misure di sicurezza predisposte dalla giunta militare birmana nella capitale e nelle principali città del Paese, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) celebra oggi il ventennale dalla fondazione. Il partito del premio Nobel Aung San Suu Kyi, istituito il 27 settembre 1988, festeggia il rilascio del giornalista Win Tin, liberato martedì scorso dopo 20 anni di prigionia, e ricorda gli oltre 2000 prigionieri politici ancora oggi richiusi nelle carceri del Myanmar.

Per reprime qualsiasi forma di dissenso i militari hanno rafforzato i controlli a Yangoon dislocando oltre 7mila agenti per le vie della città. Un provvedimento che fa seguito all’attentato avvenuto giovedì 25 settembre nella capitale, quando una bomba è esplosa ferendo almeno otto persone; gli agenti avrebbero anche disinnescato un secondo ordigno, piazzato nei pressi del municipio.

La giunta al potere ha inoltre predisposto cordoni di sicurezza, barricate e posti di blocco nelle aree sensibili, come le pagode di Sule e Shwedagon, teatro delle rivolte dello scorso anno. Una fonte anonima della polizia ha rivelato un piano che intende “colpire gli esponenti dell’opposizione”, verso i quali la polizia ha compito una serie di raid all’interno delle loro abitazioni, mentre chi è sorpreso senza documenti per le vie della città viene arrestato.

Sempre giovedì il capo della polizia birmana, Khin Yi, ha lanciato un avvertimento ai leader della Nld, invitandoli a ritirare un documento nel quale essi chiedono una “revisione della leadership al potere” che, a detta della giunta militare, avrebbe un contenuto “sovversivo”. Una fonte anonima conferma l’insofferenza del regime, che potrebbe sfociare in una “nuova e massiccia campagna di repressione” contro gli attivisti democratici.

L’anno scorso la dittatura al potere in Myanmar ha bloccato una serie di rivolte promosse dai monaci birmani e sostenute da attivisti per la democrazia; le prime, sporadiche proteste sono iniziate nell’agosto 2007 per l’aumento incontrollato nei prezzi del petrolio. Con il passare dei giorni oltre 100mila persone si sono unite alle manifestazioni, guidate dai monaci, fino a sfociare in quella che è stata ribattezzata la “rivoluzione zafferano”, repressa nel sangue dalle guardie della sicurezza. Il 26 settembre l’assalto deciso dai vertici militari ha lasciato sul campo 31 morti – stime ufficiali, ma i decessi potrebbero essere molti di più – fra i quali un giornalista giapponese ammazzato a colpi di pistola. Altre 74 persone risultano ancora oggi “ufficialmente scomparse”, oltre a migliaia di arresti fra monaci e attivisti.

Come gesto di “facciata” per placare il dissenso di una parte della comunità internazionale, nei giorni scorsi la giunta ha deciso di scarcerare 9002 detenuti, ma solo sette di questi erano in carcere per reati di opinione e uno di loro è stato nuovamente arrestato il giorno successivo al rilascio (l’esponente della Lega democratica U Win Htein).

Secondo un documento pubblicato da Human Rights Watch, negli ultimi due mesi 39 dissidenti sono stati fermati e 21 di loro condannati per reati politici. Ancora oggi la giunta militare rifiuta fondi e sussidi di Ong internazionali per le vittime del ciclone Nargis, temendo che una parziale apertura dei confini possa creare instabilità e minare il potere dittatoriale che essi hanno imposto al Paese negli ultimi 20 anni. Hrw denuncia arresti, violenze private e 39 omicidi perpetrati da esercito e polizia contro i dissidenti.

Resta infine aperta la vicenda che riguarda la più famosa attivista birmana, la premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, costretta da anni agli arresti domiciliari. La “Signora”, come viene chiamata, il mese scorso ha più volte rifiutato cibo fresco che le viene recapitato settimanalmente dai compagni di partito, facendo temere uno sciopero della fame che avrebbe peggiorato le già fragili condizioni di salute. La giunta birmana negli ultimi giorni ha deciso di allentare la presa, concedendole la possibilità di leggere riviste internazionali in lingua inglese e ricevere le lettere di familiari e amici. Per la sua liberazione si è più volte pronunciata anche la moglie del Presidente Usa, Laura Bush, che di recente ha lanciato un appello nel quale ricorda “le violenze contro i monaci” e chiede il “rilascio di Aung San Suu Kyi”. 


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
14/11/2008 MYANMAR
Continua la repressione della dittatura birmana contro monaci e dissidenti
24/07/2009 MYANMAR
Yangon, arringhe finali nel processo contro Aung San Suu Kyi
24/06/2009 MYANMAR
Aung San Suu Kyi ringrazia per gli auguri. La giunta arresta chi prega per la liberazione
15/01/2009 MYANMAR
Mandalay, attivista studentesco condannato a 104 anni di galera
24/06/2010 MYANMAR
Elezioni (farsa) in Myanmar: per i partiti, comizi “silenziosi”

In evidenza
CINA - VATICANO
Qual è il vero bene per la Chiesa in Cina
di Card. Joseph Zen Ze-kiunAlla vigilia di un importante incontro a Roma su “Gesù nostro contemporaneo”, il card. Zen chiede a tutti i cattolici di aiutare la Chiesa in Cina (e soprattutto i suoi vescovi ufficiali) di uscire dall’ambiguità, seguendo Benedetto XVI e di “disfarsi” di organismi nemici della fede (v. Associazione patriottica, ufficio affari religiosi, ecc.), che controllano e soffocano i fedeli. La Chiesa cinese è sull’orlo di uno scisma dovuto a “mercanteggiamenti” fra la fede cattolica e il potere politico. Il sottotitolo di questo articolo (voluto dall’autore) è:”In dialogo con la Comunità di Sant’Egidio e con Gianni Valente di 30Giorni”.
CINA – VATICANO
Mons. Savio Hon: Libertà per i vescovi e i sacerdoti arrestati, fa bene anche alla Cina
di Bernardo CervelleraAnche se il governo non dà risposte né alla Santa Sede, né ai diplomatici, né ad amici del Vaticano e della Cina, è importante che “nessuno li dimentichi”. La risposta ufficiale del governo cinese quando si chiedono notizie è sempre: “Non sappiamo”. “Occorre anzitutto pregare”, “ma occorre anche appellarsi a coloro che li detengono”.
CINA - VATICANO
Appello: Vescovi e sacerdoti scomparsi o detenuti in prigione, a casa per il Capodanno cinese
di Bernardo CervelleraIn occasione dell’Anno del Dragone, AsiaNews chiede al presidente Hu Jintao e all’ambasciatore Ding Wei la liberazione di tre vescovi e sei sacerdoti cinesi scomparsi nelle mani della polizia o nei campi di lavori forzati.

Dossier


Libri
Augusto Colombo. Apostolo dei paria
di Piero Gheddo
pp. 320

Matteo Ricci: missione e ragione. Una biografia intellettuale
di Gianni Criveller
pp. 132

Bioetica religioni missioni
di Buono Giuseppe, Pelosi Patrizia
pp. 432

Matteo Ricci e Giulio Aleni, due vite incrociate
di Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176

Missione Bengala
155 anni del Pime in India e Bangladesh EMI 
di Piero Gheddo
pp. 480

La Cina di Mao processa la Chiesa
di Angelo S.Lazzarotto
pp. 528


Il rovescio delle medaglie
di Bernardo Cervellera
pp. 240


Il Vescovo partigiano
EMI 2007 pp. 448
di Piero Gheddo


Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate