27/05/2013, 00.00
INDONESIA
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Aceh, nuove norma pro Sharia: le donne non possono ballare in pubblico perché "alimentano il desiderio"

di Mathias Hariyadi
Il regolamento, emanato dalle autorità del distretto di North Aceh, ha già sollevato polemiche roventi. Secondo i critici è una disposizione “bizzarra” e priva di fondamento nell’islam. Per il capo distretto la danza “alimenta” il desiderio maschile e “non va bene”. Un coreografo e ballerino: si occupino di corruzione, non di ballo.

Jakarta (AsiaNews) - Un'altra norma basata sulla Sharia è destinata a sollevare nuove polemiche nella provincia di Aceh, la sola in Indonesia - nazione musulmana più popolosa al mondo - in cui vige la legge islamica. Le autorità del distretto di North Aceh hanno infatti emanato un editto in base al quale è proibito alle donne "ballare in pubblico". La vicenda ha scatenato le proteste di attivisti per i diritti umani e semplici cittadini, che non risparmiano critiche a un regolamento definito "bizzarro".

Del resto le autorità del territorio speciale, nella zona più occidentale dell'arcipelago indonesiano, non sono nuove a leggi e regolamenti (sovente rivolti a sole donne) quantomeno singolari e fonte di gravi tensioni sociali: dal divieto alle donne di sedersi a cavalcioni sulle moto, ai raid della polizia contro jeans e gonne attillate, alle tensioni interconfessionali che in alcuni casi sfociano in violenze della frangia islamista contro la minoranza cristiana.

La legge che proibisce alle donne di ballare in pubblico, emanata di recente ma già fonte di vivaci polemiche, è a firma del capo del distretto di North Aceh Muhammad Thaib. A suo dire, il modo in cui ballano le donne rischia di "alimentare facilmente" il desiderio nel corpo dell'uomo. E, in base ai dettami dell'islam, "questo non va bene".

Fra i tanti scesi in piazza per manifestare, vi è il coreografico e ballerino locale Affandi secondo cui tale regolamento è "privo di fondamento" e fuori da ogni logica. "Se le autorità vogliono emettere un regolamento di qualsiasi tipo - aggiunge- è meglio che si occupino di corruzione, piuttosto che mettere becco nel campo dell'arte". Sebbene egli accetti il fatto che l'islam (nella versione locale) impedisca alle donne di recitare preghiere in pubblico, perché la loro voce "scalda gli animi" degli uomini. Ma per quanto concerne la danza "non vi sono le basi giuridiche precise" per attuare una simile restrizione. 

 

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