29/05/2019, 12.04
AFGHANISTAN
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Afghanistan, triplicati gli attacchi contro le scuole. P. Moretti: ‘senza cultura non c’è democrazia’

Almeno 3,7 milioni di giovani in età scolare non frequentano le lezioni. Nel 2018 anno sono stati chiusi oltre 1.000 istituti. A rischio vi è un’intera generazione e le più svantaggiate sono le femmine. Sacerdote italiano: “Se si proibisce a bambine e bambini di andare a scuola, l’embrione non diventerà mai adulto”.

Kabul (AsiaNews) – In Afghanistan nel 2018 gli attacchi contro le scuole sono triplicati rispetto all’anno precedente. Lo rivela un rapporto stilato dall’Unicef e diffuso ieri, secondo cui lo scorso anno gli incidenti contro gli istituti scolastici in tutto il Paese sono stati 192, mentre nel 2017 erano stati 68. Ad AsiaNews p. Giuseppe Moretti, cappellano all’ambasciata italiana e responsabile della missio sui iuris dell’Afghanistan fino al 2015, dichiara: “È un aborto della cultura”.

Il rapporto dell’Unicef evidenzia le difficoltà nell’accesso all’istruzione in un Paese martoriato da 18 anni di guerra. Alla fine del 2018, l’agenzia ha contato la chiusura di oltre 1.000 scuole, privando circa 500mila bambini del diritto allo studio. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, almeno 3,7 milioni di minori tra i 7 e i 17 anni (cioè la metà del numero totale dei ragazzi in età scolare) non frequenta le lezioni. Si tratta di un’intera generazione che rischia l’analfabetismo a causa sia della carenza di insegnanti, spesso feriti o uccisi negli attentati, sia della loro inadeguata formazione accademica (solo il 48% ha un titolo di studio equivalente a una laurea di primo livello).

Il gruppo più svantaggiato è quello delle bambine, circa il 60% del totale di coloro che non va a scuola. L’ineguaglianza nell’accesso all’istruzione per le ragazze è retaggio della profonda discriminazione di genere esistente fin dal dominio dei talebani (1996-2001), che le emarginava e le considerava “adatte” solo a stare in casa vietando loro di studiare. Inoltre il numero limitato d’insegnanti donne aggrava la situazione.

Il sacerdote italiano critica “la presenza delle potenze occidentali, in Afghanistan fin dal 2001, che avrebbero dovuto costruire quelle realtà che fanno camminare il popolo verso la democrazia, in primis attraverso le scuole e gli ospedali. Inoltre la voce delle potenze occidentali doveva farsi sentire in maniera molto più forte sull’istruzione delle ragazze: la parità delle donne non è solo quando si chiedono le donne sacerdoti!”. Oggi, continua, “l’impegno deve essere quello di ricostruire le scuole, ma fin quando non ci sarà la pace, sarà molto difficile”.

Secondo p. Moretti, “senza cultura non c’è democrazia, siamo tutti delle pecore. Se le persone hanno voglia di studiare e lo Stato non glielo consente, vuol dire che i potenti vogliono solo tenere soggiogato il popolo. La scuola è fondamentale per la costruzione della democrazia. Qui manca la creazione di una classe dirigente responsabile e che abbia come programmi fondamentali quelli su cui si fondano le basi della democrazia. Se sul nascere, fin dalla scuola elementare, c’è l’aborto alla cultura proibendo a bambine e bambini di andare a scuola, l’embrione non diventerà mai adulto, mai un essere vivente”.

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